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Frammenti di felicità.

Creato il 19 agosto 2013 da Philomela997 @Philomela997

I Monologhi di Sana – Rubrica

Se no che saremmo vivi a fare? Se non provassimo emozioni forti, fossero anche stupide o immotivate? Chi se ne frega, dei motivi…i motivi non fanno le emozioni, le emozioni fanno le emozioni…anche senza motivi loro se ne stanno lì e basta…” (Sana)

Cerco un punto di vista.

Il mio, ma visto con gli occhi di un altro.

Un anno di vita raccontato attraverso i miei monologhi.

Un anno alla ricerca di troppe cose,

di me stessa.

Ma finisce che leggo e sorrido.

Mi sono aggiustata.

Le incrinature restano,

ma ci sta.

Va bene così, le incrinature della vita fanno parte di me.

Elaboro e analizzo, i passaggi obbligati,

i battiti del cuore, le stupide ossessioni.

Mi dico che probabilmente non poteva essere diverso.

Rileggo in maniera razionale tutti i passi,

il dibattersi alla ricerca della felicità,

di un attimo di aria per tornare a respirare.

Sono stata una ragazzina ingenua e indifesa.

Sono stata una donna terribile.

Sono stata fuori di me.

Sono stata…

Leggerezza del cuore,

ecco cosa mi mancava.

L’esaltarsi per una piccola felicità,

essere capace di vedere il particolare,

quelle piccole cose che ti cambiano la giornata.

Osservare attraverso un filtro che lascia passare il bello.

L’avevo scritto,

l’avevo sognato…

forse è stato questo, l’inizio di tutto.

“Vuoi sapere perchè di certe cose oggi non si può parlare?

Te lo dico, te lo racconto.

Perchè certe cose hanno bisogno della magia del fato, perchè certi sentimenti hanno bisogno dei colori e dei profumi della sera, di spazi fuori dal tempo.

Perchè bisogna essere pazzi o poeti per farsi ferire ancora, e ancora, e ancora, e ancora….

Perchè anche solo per qualche ora, in un luogo che non è fatto di regole e fisicità, ho espresso me stessa.

Ho riso, come non rido da un anno.

Ho parlato, come non parlo da un anno.

Ho fatto l’amore, come non lo faccio da anni.

Mi sono sentita di poter vivere proprio quella cosa che mi manca, un sentimento da esprimere, così come viene.

Sentire il cuore che si gonfia e la felicità.

Senza stare di continuo a contare, a calcolare fino a dove si possa arrivare, senza stare di continuo a chiedersi se è permesso, se è giusto, se e quali regole ci sono in agguato.

Perchè c’eri anche tu, di sfuggita, da qualche parte…non ricordo con precisione, attraversavo una piazza ridendo, altre mani tra le mie, e tu mi guardavi con risentimento e per la prima volta io riuscivo a pensare che non mi importava, per la prima volta quello sguardo non mi feriva, per la prima volta ero troppo affamata di vivere altro per preoccuparmi di cosa pensassi tu.

E non so se puoi capire di cosa parlo.

Non so se lo posso spiegare.

Non so se ne sono in grado.

Qualcosa di pericolosamente vicino al paradiso.

Qualcosa, da lontano, mi chiamava, mi diceva che sarebbe finito ma ero troppo, troppo, troppo, troppo felice per ascoltare.

Una porta che si spalanca e la luce del sole che finalmente entra, inonda, si espande e sommerge tutto come una marea scintillante; come quando risali dopo una lunga apnea e riprendi fiato.

E alla fine mi restano le domande.

Perchè non era al contrario?

Perchè non era con te che ero così felice?

Perchè se i sogni sono belli tu non ci sei mai?

Perchè il volto dell’amore è sempre quello di un’altra persona?

Perchè quando mi sveglio da questi sogni ho l’impressione di non aver fatto altro che ridere per ore?

E’ troppo difficile riafferrare i sogni malinconici della notte fiorita quando mi basta girarmi un secondo indietro per riafferrare la felicità completa e semplice di una intera notte di sole.

Avevo di nuovo il cuore aperto e l’animo semplice.

Voglio quella cosa, la cerco disperatamente.

Avere l’impressione di afferrare le cose, di imprimersele dentro, di sentirle scorrere, di viverle davvero e con un perchè e non l’infinita immagine di un film noioso già visto milioni di volte da dietro un vetro.

Non era un castello, non era un sogno da favola, non era un “per sempre felici e contenti”; era una giornata di sole in mezzo ai fiori, era correre da un luogo all’altro con la fame di vita, erano quei baci pieni di emozione che ti lasciano il sapore strano di estate sulle labbra e io raccontavo i miei sogni e non c’era mai un momento in cui il cuore smetteva di battere e si spegneva.

E ridevo, ridevo, ridevo…

E non voglio smettere di sentirmelo sulla pelle, quel sapore d’estate, non voglio smettere di sentire quel profumo di fiori, non voglio smettere di avere negli occhi quella luce dorata e verde.

Voglio emozionarmi ancora.

Voglio sperare ancora.

Perchè è per emozioni come quella che vale la pena vivere la vita.

Perchè sono le emozioni così che ti fanno sentire vivo.

Quelle sciocche e improvvise e irruente come la pioggia d’estate; che arriva improvvisa, ti bagna e poi scompare, ma lascia quel profumo di terra tutto intorno e tu senza motivo ti senti bene, e grato, e pensi che è una bella giornata.

Voglio svegliarmi di nuovo come quando avevo 15 anni e chiedermi cosa mi capiterà di meraviglioso in questi mesi pieni di sole e non come farò a sopravvivere.

Voglio sperare di vivere di nuovo qualcosa di emozionante e presente e non solo ricordi dolorosi di un futuro ormai inesorabilmente passato.”

Era il 3 giugno 2012…e io stavo per cambiarmi la vita, ma ancora non lo sapevo.


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