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Gabriel Gherbaluta e la poesia

Da Sulromanzo
Autore: Irina TurcanuDom, 11/08/2013 - 11:30

Gabriel Gherbaluta«Ad alcuni - / cioè non a tutti. / E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza» piace, parlava Szymborska della poesia, con una lucidità e uno spirito avanguardistico notevole. Vide oltre e lo disse in versi, le fu conferito il premio Nobel, come a Carducci, poeti entrambi, come la maggior parte dei vincitori del più ambito premio letterario del mondo. Il periodo di riferimento è quello degli inizi del ‘900, perché la tendenza negli ultimi anni è stata quella di premiare la narrativa. E se tra i nomi del Nobel per la Letteratura si trovano sempre meno i poeti, è segno che il mondo sta diventando in prosa, che va di fretta nella vita, ma si dà tempo nella lettura. Certo, tra le tanti spiegazioni, potrebbe essere anche quella secondo la quale i versi di oggi non sono più quelli di una volta.

Se questo è il trend nel mondo, tutt’altro è quello in Romania, dove la rima sta sempre sulla punta della lingua, anzi è lì da prima che il popolo fosse un’unica nazione. Tanti i talenti del verso, tra cui Gabriel Gherbaluta, che sorprende con i suoi accostamenti di parole e concetti.

Gherbaluta possiede la lingua romena, come un condottiero possiede la sua spada, e la sa usare all’occorrenza per diventare tagliente, nostalgico, angosciante, dolce, passionale. Il volume Lascia che ti ami (Lasa-ma sa te iubesc, Edizioni Rovimed Publishers, 2013) ha riscosso un certo successo, considerando che la poesia «piace ad alcuni», per dirla ancora con Szymborska.

Quella di Gherbaluta è una poesia densa, carica, camaleontica, un arcobaleno di stati d’animo. Ha sapore ferroso, il passare degli anni, odora d’autunno, di troppi autunni. Implodono nei versi l’irrequietezza, la malinconia, il desiderio di aggrapparsi alla luce per fuggire gli autunni. Si arrende, però, il poeta. Non scappa, li conta, «pila d’anni arrugginiti nelle piogge / Sulla finestra della mente una lumaca resta / Di guardia alle notti morte tra di noi», si legge nella poesia Quanti autunni.

È tagliente il disincanto dinanzi alla propensione degli esseri umani a smettere, rinunciare, allontanarsi dal sollevare «polvere di stelle» con i movimenti delle ali dei loro sogni, remi nei cieli, per ritrovarsi a crear nubi di polvere tra il pietrisco di uno stretto cortile, di una casa terrena. E quando accade, si recita nella poesia È volata un’aquila sopra di te, è colpa del sentimento divino che ci rende umani, con lo scorrere del tempo: l’amore.

Quando, però, si addentra nel sentimento dell’amore e pensa a colei che glielo ispira, i pensieri si fanno fluidi, sinuosi, dolci: «Tacciamo, mi dicevi, e mi coprivi la bocca con le mani. / Profumavano d’amore le tue mani; / Un po’ sudate per il caldo nella stanza / Pulsavano un poco coprendomi le labbra. / Non sai quanto attendessi quell’istante… / Riposo totale, abbandono della parola, / Sottoposto alla tirannia pulsante delle tue mani. // Tacciamo, mi dicevi, amatissima… / E piano piano i silenzi divenivano più lunghi, / Sempre più lunghi… / Noi stessi siamo diventati un lungo silenzio / Come se un mago / Ci avesse cancellato dalla memoria tutte le parole. // Ci hanno spersonalizzato i sentimenti, / E dopo di noi altri ripetono come automi “tacciamo!”».

Diventa filosofico e riflessivo, nella parte che porta il nome di Metamorfosi, costituita da diversi componimenti, i cui sottotitoli offrono una chiave d’interpretazione. Scrive Gherbaluta: «Moriamo un po’, dai, / Mi dici / Strizzando incantevole l’occhio / Poi mi prendi per mano e / T’innalzi sulle punte – una ballerina-cigno – / Entrando nelle acque dei miei occhi / Vi penetro con te dietro al mio occhio / Come si penetra dietro allo specchio magico / Che importa se sono un uomo / Anch’io posso essere un’Alice nel paese delle meraviglie.»

Gabriel Gherbaluta è nato nel 1956. Laureato in Lettere, esordisce come poeta nel 1980 nella rivista «Dialog». Pubblica successivamente anche nelle riviste «Convorbiri literare», «Antares», «Pagini Dunarene». Nel 2013 appare il volume Lasa-ma sa te iubesc, seguito da Labirint din 2 in 2(scritto a quattro mani con la poetessa Daniela Toma) e Dumnezeu a pus semafoare la o distanta intre doua saruturi

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