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Gaia e la bussola per essere felici

Creato il 09 febbraio 2012 da Nkw1978 @NKW1978

Finita un'altra giornata di lotta contro la neve, comincio a pensare che la neve sia il mio arci-rivale... Svaccato sul divano come una megattera obesa dopo le nozze della cugina sento una vocina che mi fa: “Tu con l'arrivo della sorellina come pensi di gestirti?” Rispondo cercando con lo sguardo un qualche aiuto, anche dai Teletubbies o dai Bubble Guppies “Cosa intendi amore mio?” G: “Intendo che quando saremo due piccoline ci sarà molto da fare e che dovrai partire subito a crescerci bene”. N: “Certo, certo”, balbetto ancora frastornato. G: “Sai, io ci tengo alla piccolina, non voglio che cresca male ma io non posso insegnarle tutto, mi devi aiutare”, il tono di voce è un po' piccato ma è sincera. N: “Beh, hai ragione. Il mio intento è sempre quello di lasciarvi la possibilità di esprimervi, di darvi dei valori, di spiegarvi cosa è bene e cosa è male e poi lasciarvi la possibilità di scoprire il mondo, stando un passo indietro per impedirvi di cadere”. G: “Credo tu volessi dire per impedire di farci male, non per impedirci di cadere”. N: “Ehmm, sì, suona decisamente meglio”. G: “E quali sono i valori che pensi di trasmetterci?” N: “Oh cazzo”. G: “Cosa?” N: “Niente, dicevo che ti rispondo a razzo”. Gaia e la bussola per essere felici G: “Ah, non avevo capito”. N: “Credo che vi insegnerò il rispetto, l'ascolto, a distinguere il bene dal male, cose del genere”, ok mi rendo conto che sto prendendo tempo. G: “Hmmm, non ci siamo”. N: “Il mio scopo è di darvi una bussola con la quale orientare le vostre scelte”. Giuro, su questa frase pensavo di aver fatto bingo. Nella mia vita molto spesso frasi ad effetto mi sono venute in soccorso. Questa volta, evidentemente, no. G: ”Perché invece non ci insegni ad essere egoiste? A volere solo il nostro bene e la nostra felicità? ” N: “Certamente, io voglio la vostra felicità e voglio che facciate ogni scelta pensando ad essere felici, sempre. Però voglio darvi i valori per farlo, la famosa bussola”. A questo punto prende l'iPad e comincia a scrivere. Dopo due minuti se ne esce di nuovo: “ma tu sai cos'è una bussola?” N: “Certo, è uno strumento che ti indica la strada giusta, che ti dice dove andare”. G: “E tu pensi che ci serva questo?” N: “Credo che per voi sia importante sapere in che direzione andare”. G: “Ma la bussola non ti dice come andarci”. Oddio, sento che mi ha incastrato, di nuovo. G: “Non insegnarci dov'è la felicità, insegnaci come dobbiamo fare per arrivarci. Non mettere dei paletti, traccia delle strade. Aiutaci a scoprire cosa ci rende felici e come abbiamo fatto ad arrivarci, in modo che possiamo rifarlo. Se ci spieghi sempre e solo la differenza fra bene e male, estremizzo, come faremo a scegliere il bene quando ci sbatteremo contro?” N: “Ma io penso che voi dobbiate fare le vostre scelte liberamente, che dobbiate commettere i vostri errori liberamente”. G: “Perché? La tua è una generazione che è cresciuta con la paura di non essere libera. I nonni avevano paura di essere troppo protettivi, di togliervi spazi. Perchè dovrebbe essere un problema se ci mostri la strada che ci rende felici? Lascia che siamo noi a capire cosa ci rende felici ma tu accompagnaci fino a quando non avremo capito. Tu hai imparato a insegnare tante cose, hai scoperto come comunicare in modo efficace, in modo che tutti afferrino il concetto. Io per me e per la sorellina vorrei che tu non ci spiegassi dov'è la felicità ma che ci accompagnassi, non mi dare le istruzioni per costruire la mia felicità, costruiamola assieme, così quando dovremo farlo da sole non ci perderemo, non sbaglieremo”. Detto questo sorride. Ha visto che forse ho capito, anche se stasera prima di dormire ne voglio parlare con Giulia per capire se ho inteso bene. Mi corre incontro e allarga le braccia, è ancora ora di andare a letto. Si butta al mio collo e crolla prima però mi dice "Lo sai che abbiamo rivelato il nome della sorellina in questo dialogo, chissà chi se ne accorge..."

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