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Game of Thrones – stagione 4 (ep. 2) [recensione]

Creato il 17 aprile 2014 da Elgraeco @HellGraeco

got1Attenzione: SPOILER! Ripeto: SPOILER! Poi non facciamo che non vi avevo avvertito, eh? Postare recensioni a puntate senza farne qualcuno, non si può. Detto questo, buona lettura. 

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Su al Nord, Bran & Co. cercano ancora il Corvo con Tre Occhi e inciampano in un Albero Sacro che causa al nostro Eroe una visione. Adesso sa dove andare, ma noi – tra un’immagine flashata e l’altra – non abbiamo capito bene bene bene, ecco. Certo, io ho letto il libro, ma non ve lo dico. Va bene lo spoiler mentre scrivi della puntata appena trasmessa, ma rovinarvi la sorpresa a lungo termine sarebbe una vigliaccata. Qui su B&N spoileriamo con giudizio. Venendo alla critica, la scena sembra buttata lì un po’ alla “ci eravamo dimenticati di loro ma adesso si rimedia”, però se non altro li introduce nel continuum di questa stagione.

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Lord Bolton fa visita al figlio Ramsay e mostra il suo disappunto di fronte al menomato ospite, l’ex Erede delle Isole di Ferro; avrebbe potuto scambiare Theon coi Greyjoy per riprendere il Moat Cailin, ma Reek – lo schiavo terrorizzato in cui è stato ridotto – vale come il due di picche a Briscola. O almeno, così pare fino all’inquietante scena madre in cui Ramsay gli ordina di fargli la barba. Nonostante le torture e i soprusi, Reek/Theon non ne approfitta per vendicarsi ma completa una rasatura perfetta, e intanto svela anche che i due piccoli Stark sono vivi, che Jon è alla Barriera e forse stanno andando da lui. Bolton è impressionato e ordina al suo sgherro (Locke, quello che ha mutilato Jaime), di trovare i ragazzini. Scena ben riuscita che mancava totalmente nel libro. Io almeno non la ricordo, anche perché tutta la metamorfosi di Theon in Reek veniva scoperta alla fine, a disumanizzazione avvenuta e non mostrata, in più questa rasatura me ne ha ricordata una molto simile ne Il Colore Viola di Steven Spielberg tra la protagonista, Woopy Goldberg, e il suo marito-padrone. Tutto questo bel momento famigliare viene preceduto da una caccia all’uomo, o per meglio dire alla donzella, coi cani antropofagi, tanto per chiarire la fama dei Bolton di Dread Forth con l’uomo scuoiato sullo stendardo. «Not just pretty words», come diceva Morticia a proposito di un altro motto. Questo dettaglio dei cani, anzi delle cagne, è presente anche nei libri e cela un macabro dettaglio che forse verrà svelato più avanti ma che non è influente sulla trama (se siete curiosi ve lo dico nei commenti, altrimenti fa lo stesso).

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Occhio a questi e a una certa canzone, teneteli lontani da matrimoni, comunioni, battesimi e cerimonie in generale. Portano una sfiga che si attacca come un koala!

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Come al solito, a King’s Landing c’è il grosso dell’intrigo. La battuta migliore della puntata, secondo me, appartiene a Tyrion: «Toast! To the proud Lannister Children! The Dwarf, the Cripple and the Mother of Madness!» Un perfetto quadretto di famiglia. Tyrion è costretto a scaricare Shae, farla fuggire all’estero con l’aiuto di Bronn e Varys per salvarla dalle minacce di suo padre e sua sorella. Jaime, sentendosi inutile e rifiutato da Cersei, viene – su consiglio di Tyrion – istruito da Bronn sulla scherma mancina. Cersei è fuori come il bucato in una giornata ventosa; suo figlio è più stronzo di un esame delle feci ma lei sorride e gongola perché il piccolo bastardo si comporta da viziato sociopatico, umilia lo zio con un numero di saltimbanchi nani, gli assegna il ruolo di coppiere e, più in generale, fa rimpiangere il Re Folle a tutti quanti.

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C’è sempre qualcuno che non sa accogliere le buone notizie come si deve. Guastafeste!

Tra i doni di nozze fa capolino l’altra spada, quella forgiata da nonno Tywin dopo aver fuso Ghiaccio, la lama degli Stark. Questa bellezza viene battezzata Lamento di Vedova, e non gli porta granché bene visto che – SUSPENSE – Joffrey muore avvelenato al termine del banchetto! Yes, il Re è morto, viva il… fanculo! Evviva e basta, il piccolo bastardo è morto! Certo, durante il banchetto qualcuno aveva suonato The Rains of Castamere, e sappiamo tutti quanti che ai matrimoni porta una sfiga inaudita. Quanto a me, sapevo che sarebbe successo nel corso di questa stagione ma non credevo subito, però è anche vero che è passato un po’ di tempo dalla lettura dei libri, che la sceneggiatura è diversa in alcuni punti e che la mia memoria ha qualche difficoltà nel mettere in ordine gli eventi.

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R.I.P. Piccolo Bastardo!

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Perciò adesso Margaery è la Regina vedova, la spada non aveva torto. Proprio sul finale però Cersei dà di matto accusando Tyrion, che viene tratto in arresto. TA-DAN! Ma chi è stato davvero? Io non ve lo dico, sta a voi scoprirlo. Quello che posso dirvi è una curiosità: nei libri fu un Pasticcio di Piccione, non il vino né la torta nuziale. La cosa buffa è che, nell’episodio precedente, il Pasticcio veniva introdotto come inside-joke quando lo offrono all’inappetente Sansa, che lo rifiuta. A tal proposito, quasi dimenticavo di accennare al fatto che in questo episodio, quando il chiasso aumenta, Dontos le si avvicina dicendole che è il momento buono per fuggire. Ora, come potete immaginare, la politica del Regno farà altre capriole, perciò restate sintonizzati e buon divertimento. 

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Whait! Stavo dimenticando i falò di carne umana su alla Roccia del Drago con quella coronata testa di minchia di Stannis, quell’ebete di sua moglie Selyse, quell’invasata di Melisandre e i poveri Ser Davos Seraworth e Shireen Baratheon, gli unici possessori di sano e robusto buon senso su tutta la pluridannata isola! A voi non fanno girare le palle questi mentecatti? Se Stannis merita di essere Re, allora io voglio candidarmi a Miss Universo delle Galassie Esterne. Ok, alla prossima.


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