GESAFFELSTEIN: Ipnosi di massa al Fabrique di Milano

Creato il 20 ottobre 2014 da Retrò Online Magazine @retr_online

Sempre più spesso oramai, sentiamo parlare di eventi legati alla musica elettronica. L’era digitale in cui viviamo ci ha investiti in pieno e ci ha regalato un sacco di artisti a tutti gli effetti. Da tempo, tra i più prestigiosi nomi legati a questo universo  musicale in continua espansione, ce n’è uno che spicca particolarmente, spesso scritto in stampatello maiuscolo: Stiamo parlando di GESAFFELSTEIN, per molti un vero guru della musica elettronica Made in France.

Nato a Lione nel 1985, Mike Lévi, in arte Gesaffelstein (pseudonimo nato dall’incrocio tra Gesamtkunstwerk e il nome del fisico Albert Einstein), inizia a produrre musica fin dall’età di 16 anni, in seguito alla scoperta della musica Synthpop. Nel 2008 pubblica il suo primo EP “Vengeance Factory”, sotto la direzione artistica della OD Records. La svolta arriverà nel luglio 2012, con l’annnuncio del suo primo album solista (pubblicato poi nel 2013), una foto in copertina di DJ Mag affiancato a Brodinski e una nomination della rivista Inrocks come “Nuovo principe dell’elettronica francese”. Nello stesso anno, la traccia Viol (contenuta nell’EP Conspiracy Pt.II) è stata scelta per lo spot della Citroën DS4 e successivamente inserita nella campagna televisiva di Givenchy.

Il 2013 lo vedrà affiancato a Brodinski e Daft Punk nella produzione di due tracce dell’album Yeezus di Kanye West, noto rapper Statunitense, per poi concludersi con la pubblicazione del suo primo albumAleph“, il cui singolo Pursuit riceve ben 4 nomination agli UK Video Music Awards, proclamandolo vincitore in due delle categorie.

Comincia così la dinastia di Lévi, che lo renderà un mito per gli amanti della Techno e della Electronic Body Music (ma anche di una buona fetta di pubblico amante della scena Industrial) , e che lo porterà ad infuocare i più prestigiosi live club di tutta europa.

Lo scorso 17 Ottobre, il Fabrique di Milano lo ha ospitato sul suo palco di fronte ad un pubblico piuttosto numeroso (circa 2000 biglietti strappati all’ingresso). Inutile dirvi che ero presente in veste di fan e di critico, e sono rimasto piacevolmente soddisfatto su entrambi i fronti.

Dopo i set di apertura in cui la gente ballava già con parecchio trasporto, c’è stato un repentino cambio di atmosfera quando l’affascinante Producer di Lione ha preso posto dietro ai piatti. Da quel momento in poi attorno a me non c’era un’anima viva che non fosse totalmente ipnotizzata dai beat lenti e straordinariamente gotici di Lévi. Un’intera sala da ballo in trance, causa di un flusso continuo di ritmi minimali ed eleganti. Passano i minuti, le ore, ma niente riesce a distogliermi da i suoi movimenti sicuri, oserei dire innati, che trasportano tutti quanti in un’altra dimensione dove per vivere devi solo ballare. Dopo una serie di mix e mashup di pezzi molto saporiti (nonostante la filosofia minimale che lo contraddistingue), finalmente si lascia andare e butta dentro al mix una breve serie di pezzi prodotti da lui, tra cui la sopra citata Viol, la claustrofobica Hellifornia e la acclamatissima Hate or Glory. Non passa più molto prima che Mike sconvolga tutti con un’ultima sezione di mix più veloce e violenta, per poi salutare la folla e voltarsi per lasciare il palco.

Performance magistrale, ricca di passaggi che lasciano trasparire una predisposizione quasi genetica per il mixaggio. Il pubblico si è divorato ogni beat senza fiatare, per poi tornare ad uno stato mentale terreno appena la postazione è rimasta vuota. L’unico rammarico è la quasi totale assenza di pezzi di sua produzione nel mix, un paio in più avrebbero sicuramente fatto la differenza, dato il forte trasporto creato dagli altri. A parte questo, direi che la serata è andata alla grande e la maggior parte dei presenti avranno quel nome e quel volto stampato in testa per molto, molto tempo.

Staremo a vedere se i grandi organizzatori di eventi Italiani terranno conto di questa prova di maestria tecnica ma soprattutto di qualità artistica, elemento che non manca più nel panorama mainstream internazionale, purtroppo ancora un po’ carente in quello nostrano.


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