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G.g.m.

Creato il 18 aprile 2014 da Malvino

Aveva una scrittura furba, tutta trucchetti, botti e botole. Di questo non mi capacitavo nei primi anni ’70, quando Cent’anni di solitudineera in cima ai regali scontati, con Siddharta e Il piccolo principe: come può piacere tanto – mi domandavo, sbattendoci la testa – un libro che dichiara, anche così sfacciatamente, di voler intontire il lettore? Come tante altre volte è accaduto, ero in errore: quello vuole, il lettore. Basta dargli, ogni dozzina di pagine, un «sei di quelle che confondono il cazzo con l’equinozio», un «non può piovere tutta la vita», e ti è grato: è una faccenda personale tra chi vuole essere frastornato e chi è bravo a frastornare, perché metterci il becco? 

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