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Ghiacciai in ritirata

Creato il 25 gennaio 2013 da Informasalus @informasalus
CATEGORIE: Attualità
groenlandia
I ghiacciai stanno fondendo in tutto il mondo

«I ghiacciai stanno fondendo in tutto il mondo, più o meno velocemente, ma il trend è sempre in calo». Luca Mercalli, meteorologo e climatologo, non lascia dubbi. Ma spiega anche che «la situazione non si può semplificare in una tabella, perché esiste un’incredibile varietà di casi». Quest’estate sono comparse sui giornali notizie allarmanti e foto satellitari che mostravano in modo evidente la riduzione della superficie dei ghiacci: in Groenlandia nella calotta polare artica, ma anche sulle nostre Alpi. Un danno enorme, visto che i ghiacci alimentano i fiumi nelle stagioni meno piovose. E, spiega Valter Maggi, professore di Scienze della terra e Cambiamenti climatici alla Bicocca di Milano, «a ritirarsi è anche il ghiaccio all’interno delle rocce, che fa da “collante” ai versanti delle montagne: non ci si deve stupire, dunque, se si moltiplicano le frane». Le cause? «L’aumento delle temperature degli ultimi 20 anni e la riduzione della neve», precisa Mercalli. Colpa dell’uomo? «Sì, la responsabilità dell’uomo nei cambiamenti climatici è ormai accertata a livello scientifico».
GROENLANDIA
La notizia sta soprattutto nella data: quest’anno la fusione dei ghiacci in Groenlandia ha superato il record storico del 2010 già l’8 agosto, a un mese dalla fine dell’estate. A luglio i ricercatori della Nasa avevano lanciato l’allarme: lo scioglimento dei ghiacci era arrivato a circa 100 km cubi, vale a dire il 97% della calotta.
ARTICO
Il record minimo è stato segnato il 26 agosto, ma, segnala il National Snow and Ice Data Center, la fusione della banchisa artica non si ferma: al ritmo di 35.400 metri quadrati di ghiaccio scomparsi ogni giorno. Ora copre 1,54 milioni di metri quadri, il 45% in meno rispetto alla media del settembre di una ventina di anni fa.
ISLANDA
Snæfellsjökull – Il picco del vulcano, a 1.446 metri, completamente privo di ghiaccio. È la prima volta che accade: l’ha riportato il vulcanologo Haraldur Sigurðsson il 26 agosto. Il Vatnajökull, che copre un’area di circa 8.100 kmq con uno spessore medio di 400-500 metri, è il più grande vulcano d’Islanda e d’Europa e ricopre diversi ghiacciai, compresi Oraefajokull (2111 m), Bardarbunga (2020 m) e Grimsvotn (1725 m). Il Comitato per il cambiamento climatico del governo islandese stima che stia fondendo per circa un metro ogni anno.
DOLOMITI
Negli ultimi dieci anni la superficie dei ghiacciai delle Dolomiti è passata da 8.608 a 7.278 metri quadrati complessivi: -15% e il trend sembra in accelerazione. Per la Marmolada la fusione è ancora più rapida, con un -17% in un decennio. Una questione che nell’arco dell’estate oltre che ambientale è diventata politica, con le controversie fra enti locali sulle modalità di tutela.
MONTE BIANCO
Il ghiacciaio del Pré de Bar è un’enorme colata che parte dal Mont Dolent per poi allargarsi nella vallata. Ma sono bastati solo cinque anni perché la lingua di ghiaccio risultasse pressoché amputata: ora di anno in anno perde 5-7 metri in spessore e 20-30 in lunghezza (le foto sono tratte da sito www.nimbus.it).

HIMALAYA

Nelle regioni dell’Himalaya orientale e centrale il processo di ritiro è molto rapido: in media, secondo i ricercatori dell’università di Oslo, ogni anno i ghiacci si assottigliano di 0,2 metri. Più positiva la situazione nel Karakorum, in cui il trend dei ghiacci è stabile o addirittura in lieve aumento. Lo afferma uno studio del National Research Council statunitense.
KILIMANJARO
Nell’arco dell’ultimo secolo la cima del Kilimanjaro ha perso addirittura l’82% del ghiaccio che lo ricopriva. E di anno in anno quello che rimane si riduce di un metro rischiando, di questo passo, di scomparire del tutto nel giro di un decennio. A denunciarlo è un rapporto dell’Unep pubblicato lo scorso 31 agosto.
PATAGONIA
Uno studio della Cornell University pubblicato a inizio settembre su Geophysical Research Letters ha analizzato le immagini satellitari dei ghiacciai del sud della Patagonia fra il 2000 e il 2012. Risultato: una contrazione in media di 1,8 metri all’anno. Quasi raddoppiato il loro contributo al livello del mare, da 0,04 a 0,07 millimetri all’anno.



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