Magazine Poesie

Giampiero Neri - Lavarello è il nome lombardo di un pesce

Da Ellisse

lavarelloQuanti ne ho mangiati di lavarelli (o coregoni) durante i miei soggiorni sui laghi lombardi. Bei ricordi, anche quelli. Il pesce d'acqua dolce di Giampiero Neri ha un'evidenza quasi scientifica e una sostanza affatto poetica, che si insinua e si installa nel testo per mezzo di una semplice osservazione, minimale, apparentemente oggettiva, e che sembra non entrarci niente: "ha la testa piccola, come di chi deve pensare poco". Ti diventa simpatico, come chi si suppone essere inoltre "pigro e pacifico". Come sono familiari, comuni, sono noi, i personaggi  di "Liceo", collocati un uno scenario urbano e borghese dove i fatti, anch'essi, si presentano con una loro evidenza "slegata" e del tutto diacronici, connessi tra loro solo da una affascinante mancanza di causalità, su cui proprio l'atto poetico di Neri è intervenire a mettere ordine. Ed è l'intervento che si rispecchia in "Procedimenti", metafora dell'atto artistico che "alla fine rivela una luce propria, che attraversa una vasta ombra".
Poesia in prosa, prosa poetica, prosa in prosa, linea lombarda (o forse del Garda, o meglio comasca)... In fondo che importa, oggi, leggendo questi testi che risalgono alla fine dei Settanta, pubblicati poi nella seconda opera di Neri (Liceo, Guanda 1982), e che allora suonavano così originali?  Dice molto bene Francesco Marotta a proposito di Giampiero Neri:
"Il registro, il timbro originale della sua voce, è rintracciabile in un magistrale e originalissimo connubio tra un tono ironico, di ascendenza socratica, e una oggettività scientifico-didattica che si dispiega in descrizioni minuziose, come passate a un microscopio che ne rivela finanche i più estremi particolari: particolari che l’occhio, educato da secoli di visioni d’insieme, e per ciò stesso escludenti – dal momento che lasciano vivere un dettaglio solo a patto che rientri nella struttura piana e immediatamente decodificabile dell’immagine -, spesso tralascia, come elementi affatto marginali, come schegge refrattarie, impazzite, che non sedimentano. Ed ecco che la poesia, in questi termini, nei “suoi” termini, diventa, e si pone, non come il segno distintivo di un’esperienza finalizzata a trascendere il dato concreto, ma come traccia ed espressione, attraverso il particolare, di un’oltranza all’interno di una pluralità di sensi (...)
La rinuncia, nella costruzione del corpo vivo del testo poetico, a qualsiasi collante di natura lirica, a ogni forma di soggettivismo che, in maniera preponderante, utilizzi la descrizione dell’oggetto al fine esclusivo, anche quando non dichiarato, di dare voce al sé che lo sostanzia, risponde in Giampiero Neri all’esigenza, eticamente pregnante, e pressante come un pungolo sempre in movimento, di costruire dei nuclei di senso autonomi all’interno dei quali è facile, perché storicamente “possibile”, riconoscersi: il riconoscimento identitario, così ottenuto, esclude a priori che una qualsiasi esperienza soggettiva possa mai ipostatizzarsi in verità assoluta, da una parte, o in una indicazione di percorso escludente qualsiasi altra ipotesi, dall’altra. Un’esigenza etica, dunque: di un ethos che si dispiega nell’accettazione degli avvenimenti come “destino”, un informe o ordinato reticolo di segni sempre da interpretare e da reinterpretare, pur nell’apparente uniformità delle immagini che si offrono all’ascolto della parola. L’esistenza, intuita come destino, quindi, utilizza, quale chiave di accesso privilegiata a questi segni, un intero alfabeto fatto di glifi, segni, figure ed elementi naturali la cui osservazione e descrizione realistica permette di chiarirne qualcuno, mai di spazzare via definitivamente il buio che è alla radice di ogni visione (...)".
(Il testo integrale dell'articolo, che consiglio di leggere,  è reperibile QUI, dove è possibile trovare anche altre poesie di Neri).
PESCE D'ACQUA DOLCE
Lavarello è il nome lombardo di un pesce che vive sul fondo del
lago. Ha la testa piccola, come di chi deve pensare poco. Ma per
la forma si adatta alla profondità. Il colore è bianco argento.
Sta nei confini dell'acqua scura, fredda e si suppone pigro e
pacifico.
Sul banco del pescivendolo si vede qualche volta, il corpo corona-
to dal rosso vivo delle branchie.
PROCEDIMENTI
a Fernando Picenni

Si ricava una pasta di vetro molle e densa che per il variare della
luce prende diverso colore, blu e oro. Formata da molti frammen-
ti di terra e conchiglie, oggetti fuori uso, che si mescolano insie-
me come sabbia.
Alla fine rivela una luce propria, che attraversa una vasta ombra.
LICEO
I
Il giovane Apollo si affrettò in direzione della scuola. Salì di
corsa le scale e aprì la porta. Diede un'occhiata al cartello stam-
pato in rosso « I ritardatari sono sempre i soliti » e passò davanti
alla segreteria dai vetri azzurrati.
L'aula della seconda liceo era in fondo al corridoio.
II
Suo padre alzò gli occhi dal giornale che stava leggendo, « Il
pedale monzese », e guardò fuori dal finestrino.
La ferrovia Nord attraversa una zona industriale. Nel paesaggio
grigio e viola si notava un cancello e l'insegna di stile novecento,
SOCIETÀ SIRIO.
Qualche volta il sole passava per la rotondità di quelle lettere,
illuminava per un attimo la scena.
III
Nell'aria fumosa del Caffè, il padre ascoltava le confidenze del
socio in affari. Aveva avuto diverse esperienze. Un piccolo com-
mercio di zafferano, che acquistava personalmente in Abruzzo. Di
qualità buona ma troppo costosa, come si era visto in seguito.
Anche un commercio di pellicole destinate al macero, che espor-
tava in un paese dell'Est.
Molte copie di vecchi film erano finite a un fabbricante di
celluloide, « L'Angelo azzurro », la Duse.
IV
Il professore di greco stava nel vano della finestra. Guardava gli
alberi in doppia fila di via F. Picenni, perfettamente allineati.
L'ordine simmetrico era alla base dei suoi studi su Società e
Tempo.
Un suo lavoro dal titolo « Simmetria e necessità » era stato letto
da qualche studente.
- Osservate - diceva - la società dei Feaci e le prove di
Ulisse, come sono descritte nel capitolo ottavo dell'Odissea. L'e-
same necessario e difficile per l'ospite, il gioco pericoloso. -
Il viale alberato finiva in una grande macchia.
V
A causa dei continui ritardi il giovane venne espulso dalla scuola.
Tornò di corsa sui suoi passi, al numero 12 di piazza Libia.
Proprio sul marciapiede di casa era scritto in gessetto « Ugo non
aspettarmi ».

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :