È finita la pacchia: 4 Gran premi della Montagna distribuiti su 164 km tra Agliè e Oropa (Biella) metteranno a dura prova i 172 corridori rimasti in questo Giro d’Italia. In ordine, questi saranno chiamati ad affrontare lo strappo verso la Serra, il meno selettivo di giornata, la scalata dell’Alpe Noveis, di prima categoria con pendenza massima del 16%, quella verso Bielmonte, 15 km e scollinamento a poco meno di 1500 metri sul mare, e infine l’arrivo a Oropa in salita, secondo G.P.M. di prima categoria che definirà il vincitore di questa tappa.
Ore 12:25, pronti via: dopo una manciata di chilometri, ecco il primo tentativo di fuga che è però immediatamente annullato; buona la seconda, allora, con una ventina di uomini che prendono il largo, tra i quali gli azzurri Santaromita, Cataldo, Sella, Longo Borghini, Frapporti, Battaglin e Quinziato. Il vantaggio dei fuggitivi incrementa fin da subito: in cima alla Serra, dove transita per primo Wellens, i battistrada precedono la maglia rosa di circa 4 minuti, destinati ad aumentare ulteriormente nel tratto di strada verso l’Alpe Noveis, anche a causa di una caduta che coinvolge, senza conseguenze, il leader della classifica Rigoberto Uran. Intanto, gli uomini in testa transitano dal traguardo volante di Cossato, vinto da Longo Borghini davanti ai connazionali Battaglin e Frapporti. Giunti ai piedi dell’Alpe Noveis, chi insegue è attardato di 10 minuti, un dato che infonde molte speranze a coloro che hanno centrato la fuga e permette loro di approcciare con pedalata regolare gli 8,9 km con pendenze che sfiorano il 16%. A 1099 metri Wellens si concede il bis di giornata, precedendo in questa occasione Monsalve e Longo Borghini, mentre il gruppo dei migliori diminuisce il proprio ritardo di circa 3 minuti.
La pianura è ormai solo un ricordo: il tempo di scendere verso Coggiola ed immediatamente comincia la scalata verso Bielmonte, terreno fertile per tentare un attacco alla maglia rosa. Lo dimostrano gli spunti di Rolland, dodicesimo in classifica generale, e Hesjedal, quindicesimo, che allungano su Uran in compagnia di Thurau, Izaguirre e Zoidl. Nel frattempo anche Rabottini, Zardini, Haas e Pirazzi escono dal gruppo maglia rosa, mentre in testa Roche tenta un caparbio scatto in solitaria che gli consente di scollinare in prima posizione, anticipando un sempre presente Wellens e Monsalve. Il ritardo degli inseguitori ammonta ora a più di 5 minuti.
La lunga discesa verso Biella non è priva di emozioni: la trentina di chilometri in picchiata è condita dalla caduta di Chavez e quella insolita di una moto addetta alle riprese, fortunatamente senza seri danni. Nel gruppo di testa, intanto, Timmer e Quinziato si lasciano tutti gli altri alla spalle, ma l’italiano è costretto ad uno stop in corrispondenza dell’inizio della salita e viene riacciuffato dal gruppetto dei fuggitivi. Prova allora Cataldo a chiudere su Timmer, che però sembra ancora fresco nelle gambe. Nel gruppo maglia rosa, invece, rischia di farsi trovare impreparato Uran sullo scatto di Arredondo, mentre è l’azione di Nairo Quintana a scremare il gruppo della maglia rosa, che si riduce a soli 12 corridori, tra i quali non ci sono compagni di Uran. Uran che dimostra proprio di non essere in giornata: Pozzovivo scatta e lascia sul posto il colombiano, mentre Quintana reagisce e si tiene a ruota dell’italiano. Intanto Timmer viene raggiunto da Cataldo e Pantano; i tre, però, diventano presto due: l’olandese è sfinito, mentre Cataldo e Pantano si attaccano a vicenda. Ma, come si sa, tra i due litiganti il terzo gode: Enrico Battaglin si riporta sul duetto di testa negli ultimi mille metri e, nello sprint finale, è il più lucido e riesce a portare a casa la vittoria della tappa. Nairo Quintana e Pozzovivo sopraggiungono due minuti e mezzo più tardi, rosicchiando circa trenta secondi a Rigoberto Uran.
Due vittorie consecutive, quindi, per la Bardiani CSF, con Canola primo a Rivarolo e Battaglin ad Oropa. Cambia poco in cima alla classifica, ma è evidente che il Giro d’Italia sia tutt’altro che chiuso: onore a Pozzovivo che non si risparmia e dimostra grande gamba, mentre Uran lascia non poche perplessità due giorni dopo una prova a cronometro da campione e un giorno prima di un’altra tappa all’insegna della montagna.
