Giro delle Fiandre 2012: il trionfo e le lacrime

Creato il 03 aprile 2012 da Fuoridibici @fuoridibici

Il Giro delle Fiandre edizione 2012 è andato in archivio. Come sempre, prima di una corsa importante, ci si immagina uno scenario, ma difficilmente questo viene poi rispettato. Domenica mattina a Bruges, tutti si raffiguravano il “duello” Boonen-Cancellara. Erano loro i due contendenti, una sorta di “Mezzogiorno di Fuoco”.

I muri delle Fiandre avrebbero decretato il vincitore, chi fra i due avrebbe compiuto l’azione decisiva, chi avrebbe avuto le gambe per scattare o per compiere lo sprint della vita. Da un lato Boonen, l’idolo di un’intera nazione, alla ricerca del terzo successo nella corsa più amata. Dall’altro Cancellara, che voleva ripetere la straordinaria cavalcata del 2010. Tom e Fabian: due campioni, due combattenti, ma soprattutto due uomini. È proprio vero che a volte basta un momento, una frazione di secondo, per cambiare tutto.

Tom ha colto l’attimo quando ha seguito Pozzato, gli si è incollato alla ruota e non l’ha più mollato. Là davanti il solo Ballan, che presto i due avrebbero ripreso. Il belga sognava tra sé, spinto da tutti i suoi tifosi urlanti con bandiera fiamminga, che evoca un ciclismo antico. I dubbi nella testa di Boonen si affollavano quando, a pochi chilometri dal traguardo, si è ritrovato con i compagni di fuga… l’amico Pozzato, il forte veneto Ballan…di certo due bei clienti. A quel punto, la tattica era una sola: arrivare più fresco possibile allo sprint e lanciarsi nella volata che, per lui e per l’intero Belgio, significava entrare nella storia. “Tommeke” è riuscito nell’impresa e, come un semidio, è stato portato in trionfo in un bagno di folla: uomini, donne, bambini, tutti erano lì per lui.  Ma prima il fiammingo ha voluto abbracciare uno per uno i suoi compagni di team, decisivi in ogni momento della corsa quando occorreva controllare la situazione. Boonen è a tutti gli effetti un campione ritrovato, in questo 2012, forse ancora più forte di quel ragazzo che a soli ventiquattro anni ha saputo conquistare in un colpo solo la “Ronde” e la Roubaix, e che l’anno successivo si è laureato Campione del Mondo.

Fabian Cancellara ora è in un letto d’ospedale nella sua Svizzera. Lui a Oudenaarde non ci è mai arrivato in bici. Il suo Giro delle Fiandre è terminato durante il rifornimento, momento assai concitato di una corsa. È bastato un attimo per veder sfumare in un colpo solo la vittoria e tutti gli obiettivi di questa prima parte di stagione. Clavicola rotta, questa la diagnosi. Dopotutto è andata meglio di quel che si pensava, vedendolo accovacciato a terra, circondato dai suoi fedeli gregari e dai tanti curiosi muniti di cellulare, pronti ad immortalarlo nel momento di dolore. Le corse, come anche la vita, sono fatte così: aspetti tanto qualcosa, la insegui, la rincorri, ci metti tutto l’impegno possibile e anche di più…ma non sempre basta. Il destino ti aspetta dietro l’angolo, beffardo. Il Guerriero ora è ferito nel corpo, ma non nell’anima. Quella è rimasta intatta e, di sicuro, la voglia di rivincita lo spingerà ad andare ancora oltre il limite (come, del resto, è riuscito a fare Filippo Pozzato dopo l’operazione di febbraio). Fabian è un duro, è “Spartacus”, uno che combatte fino a quando ce n’è. Ma Fabian è anche l’uomo che si commuove e si emoziona per la scomparsa dello zio, che appena ha un giorno libero lo trascorre con la famiglia, che ama la vita. Non sarà certo un incidente così a fermare la sua corsa, anche se al momento fa male e non sai come fartene una ragione. Il campione svizzero domenica prossima dovrà guardarsi l’adorata Parigi-Roubaix in televisione, soffrendo di più per non esserci che per la spalla malconcia. D’ora in avanti ogni giorno sarà per lui una lotta contro il tempo, una sfida al calendario. Ma, si sa, le battaglie sono fatte per i gladiatori…


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