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Gli astratti furori di Fassina

Creato il 12 settembre 2012 da Faustodesiderio

Stefano Fassina crede che le sue idee siano occhiute mentre il rigore del governo Monti è cieco. Non sa, Fassina, d’esser preso da astratti furori. Se lo sapesse, si renderebbe facilmente conto che la cecità del governo Monti ha salvato il Paese e gli ha ridato ruolo e autorevolezza in Europa. Se lo sapesse, si renderebbe facilmente conto che quella che viene indicata come “agenda Monti” è il lavoro del governo post-berlusconiano di cui, chiunque vada al governo, non potrà fare a meno. Se lo facesse, si renderebbe facilmente conto che i margini di “manovra” sono molto ridotti, mentre ogni modifica sostanziale è impossibile cioè illegittima perché lo Stato italiano ha sottoscritto accordi che in Europa vanno onorati e non cassati. Purtroppo, Fassina non si rende conto di queste e altre cose e Pierluigi Bersani finge di essere girato dall’altra parte. Ma così facendo il Pd, che già tanti problemi ha con se stesso e con i suoi rottamatori e rottamati, perde il profilo di partito di governo, proprio mentre sostiene il governo del “rigore cieco”.

Eppure, ciò che più offende è il modo. Fassina non è uno che passa da queste parti e parla per caso. È il responsabile del settore economico del Pd. Ora, vi pare che un politico che ha questo ruolo e questa importante responsabilità possa esprimersi con parole che starebbero a meraviglia sulla bocca del leader dell’opposizione? Altro che agenda Monti! Per Fassina sembra che non ci sia nulla da salvare. Critica il governo, retto anche dal suo partito, come un avversario da sconfiggere, forse addirittura come un avversario di classe, senz’altro come un fastidio che preme sullo stomaco e di cui non si vede l’ora di liberarsi per aver sollievo. Sono talmente forti e convinte le parole che Fassina ha rilasciato al Corriere della Sera nel giorno in cui è spintonato durante la manifestazione dei lavoratori dell’Alcoa che ci si chiede se esprimono solo il pensiero di Fassina o impegnano tutto il partito. Un punto, però, è da tenersi fermo: da un po’ di tempo è stato proprio Bersani a prendere le distanze dal governo Monti e a sostenerlo solo per necessità ma non per partecipazione e convinzione. Un errore grave che ora sta già dando i suoi frutti. Il pensiero espresso da Fassina è quello che possiamo definire della teoria della parentesi. Si pensa che il governo Monti sia solo una parentesi che come si è aperta così si chiuderà e si riprenderà il filo là dove era stato interrotto.

Insomma, non si guarda avanti ma indietro. Spiace dirlo, ma quella che molti nel Pd chiamano il “ritorno della politica” altro non è che il peggior film della cosiddetta Seconda Repubblica che ci ha condotti, con mano ferma, ad un passo dal bagno nel mar Egeo. Perché il punto in cui eravamo prima che a Palazzo Chigi arrivassero questi professori sapientoni è il risultato non solo del governo Berlusconi IV, ma di tutta la storia irresponsabile della Seconda Repubblica e del suo gioco dell’altalena tra Prodi e Berlusconi. Ma c’è di più: nella formula “ritorno alla politica” c’è un inganno. La politica non se n’è mai andata e non c’è nessuno che la possa mettere tra parentesi. Il governo tecnico è uno squisito governo politico con una sola differenza: si è preso sulle spalle ciò che i precedenti governi hanno scaricato e ha posto i problemi seriamente sul binario delle soluzioni. Prenderne le distanze come fa Fassina e far intendere – anzi, dirlo a chiare lettere – che con l’arrivo di un altro governo bisognerà modificare tutto nella sostanza, significa ingannare se stessi. Non è vero, infatti, che il governo Monti ha lavorato senza consenso perché è vero il contrario: sia dal punto di vista parlamentare sia dal punto di vista popolare. Fassina è un po’ disorientato e il suo smarrimento ha il solo effetto di confondere le idee dei suoi stessi elettori. Inoltre, si illude su un punto preciso: ritiene che lui sia il rappresentante dei lavoratori e non si avvede che la visione della società italiana che ha in testa è più vicina alle favole che alla realtà. La sua concezione di una società italiana divisa in due con il lavoro da una parte e il capitale dall’altra è vecchia, arretrata e ancor più vecchia e arretrata è la convinzione che una società del genere, se esistesse, si governerebbe con l’idea delle classi in lotta. E comunque Fassina dimentica una cosa tanto semplice quanto dirimente: siamo in Europa e dalla crisi o si esce in sintonia con l’Europa o non se ne esce proprio: l’agenda Fassina (ammesso che ne abbia una, dal momento che oltre a lanciare slogan non ha proposto nulla) non deve convincere solo il proprio partito, ma gli italiani prima e Bruxelles poi.

La situazione è drammaticamente seria e la politica è chiamata ad avere comportamenti responsabili. Le formule astratte e le frasi fatte non contano niente. Le ricette economiche, di cui Fassina è un gran dispensatore, lasciano il tempo che trovano. Se tutto fosse risolvibile con le ricette, vi pare che dovremmo attendere il governo sognato da Fassina? Veniamo da venti anni di ricettari e da visioni del mondo italiano ed europeo e se abbiamo imparato qualcosa sulle ricette miracolose è che la miglior cosa da fare è metterle da parte. Non so se dopo Monti ci sarà ancora Monti, ma so per certo che dopo Fassina non ci sarebbe nessun Monti in grado di salvarci.

tratto da Liberalquotidiano.it del 12 settembre 2012



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