Oggi è festa.
Il compleanno di “Canicattivi“, un anno non è tanto, ma neppure poco.
Una delle “più belle“ iniziative culturali del nostro paese degli ultimi venti anni.
Partecipando ad una festa, chiunque porta un regalo. Ecco il mio pensiero, a modo mio.
“Canicattivi“ non mi piace più, ho cambiato idea.
Mi ha stancato leggere soltanto articoli a firma di Paolo Giardina, Andrea Uccello e pochi altri. Sono interessato a leggere altri punti di vista.
Per cui al momento mi dimetto, ma solo per il momento. Facciamo così ogni otto articoli a firma diversa, farò un mio intervento.
Quindi nel giorno più bello di “canicattivi“, quello del suo compleanno, pur partecipando alla festa, anziché portare un regalo… o forse è proprio un regalo.
La protesta civile…
Non ci stiamo accorgendo dell’agonia che vive la nostra città, è vero ci sono una miriade di associazioni, c’è una grande qualità, soprattutto tra i giovani, ma ognuno guarda soltanto “al suo orticello“, e questo non in senso necessariamente dispregiativo.
Si stava meglio quando si stava peggio, quando la città, magari con qualcosa in meno, si giocava tutti i giorni il derby Canicattini/Canicattinese, in tutti i settori della vita pubblica e privata. Tutti abbiamo fatto salti mortali per abbandonare, per lasciare al passato, quel campanilismo inutile, ma che almeno esprimeva vitalità.
Oggi cosa c’è; c’è un paese che assomiglia ad un mortorio, ad un pensionato.
Questa è la nostra città, non possiamo pensare che qualcuno da “fuori“ ci porta i regalini.
Partiamo da “Canicattivi“ e poi ci trasferiamo a Canicattini.
Da noi si dice: “muoviti femmu“, ecco dal 1693 noi siamo sempre fermi nello stesso punto, più interessati a guardare il punto degli altri, per evitare che possa essere un punto più avanti del nostro, consapevoli e coscienti, che comunque il punto più lontano che ognuno di noi, da solo, può raggiungere è “a punta o paisi“.
Canicattini Bagni il paese del liberty, della musica… e della fermezza.
Nel senso che siamo fermi, sempre nello stesso punto. Capaci di sfatare anche Eraclito, da noi, a fermarsi allo stop e solo la teoria del divenire.
Paolo Giardina
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