Siamo ad Haiti.
Di fronte all’Hotel Kinam c’era una tendopoli , fuori dalla tenda una ragazza seduta per terra. La sua gamba innaturalmente piegata all’interno. Lei si è alzata . Camminava verso la tenda , trascinandosi quella gamba dritta e morta.

Bertha ha 16 anni , occhi bellissimi e il sedere in fuori delle donne di qui. E’ la terza figlia di una coppia di sordomuti. Ha imparato il linguaggio dei gesti a due anni. Muove le mani velocissima e con sicurezza , è così brava che è diventata il capo di una tendopoli di famiglie sordomute, un gruppo nato spontaneamente il giorno dopo il godou godou ( il terremoto per gli haitiani ndb). La morte ha colpito a caso e ha risparmiato la famiglia di Bertha , ma non la loro casa.
I sordomuti, molti come conseguenza delle epidemie di tifo, non importano a nessuno. Wilfred e Mackenson, due uomini affetti da handicap, hanno deciso di raccogliere 150 famiglie in un’area vicinissima al grandissimo campo di La Piste. E’ nata così la tendopoli dei sordomuti: si riconosce perché rispetto alla città, questa è un’oasi di silenzio.
Ogni volta che c’è un problema Bertha diventa voce. E coraggio: il goveno ha messo a sicurezza del campo un uomo che vuole portarsi aletto le donne che ci vivono per pochi soldi. Lei non ci sta. Lui gli ha fatto la guerra. Ma Berta non ha paura”Ha la pistola , ma è stupido”.
Nel campo c’è bisogno dell’elettricità. Come in tutti gli altri certo, ma loro di più: quando fa buio non vedono le mani e non possono dirsi niente.
La mani servono anche per combattere il colera “Le mani servono a trasportare i secchi di fluidi latamente infetti” spiega Medici senza Frontiere. Finora la malattia ha ucciso 2900 persone , ne ha contagiate 135 mila, ma sono dati approssimativi perché nelle campagne la gente muore senza entrare nelle statistiche. In ogni stanza di un centro di cura ci sono 8 pazienti , stanno su barelle con un buco. Basterebbe avere l’acqua clorata e il fuoco , il vibrione muore con il cloro e la cottura dei cibi oltre i 60 gradi.
Samantha Michele si è ammalata una sera che ha mangiato delle verdure crude. Al mattino già vomitava acqua. Ora sta meglio. La mortalità, se la malattia è presa in tempo, è molto bassa : tra l’1 e il 2%. Ma bisogna intervenire subito : ci sono forme violente che uccidono in 6 ore” dice Medicina senza frontiere.
La Piste è un’area immensa , un ex aeroporto militare che l’ambizione del presidente Aristide avrebbe voluto trasformare in un grande parco per le celebrazioni del bicentenario dell’indipendenza dell’isola, ma il colpo di stato nel 2004 gli ha rovinato la festa, e ora qui c’è una tendopoli dove vivono circa 50 mila persone che hanno perso casa con il sisma.
Marie Lucie è una macchia buia in mezzo ai colori: nera lei , i vestiti e la mercanzia che vende. Prima commerciava in cosmetici, ora vive con due dollari al giorno , quel che riesce a guadagnare. Viveva in una tenda con due figli, poi la ragazza l’ha mandata da parenti con una casa vera , per paura degli stupri. Nel giaciglio della ragazza ora vivono due ragazzi che non hanno nessuno al mondo.
Le donne haitiane sono ossessionate dai capelli e il salone ( tre sedie di plastica) di Roselande è sempre pieno. . Fa capelli , mani e piedi. Applica exstension cinesi per 30 dollari. Per un vestito si va da Henry , il sarto, una Singer sotto la tenda e un diploma di taglio e cucito. La voglia di vivere o di andare avanti si scrive o si disegna sui muri come fa Jerry , un graffitaro di 26 anni le cui opere sono finite anche sui giornali americani. “Cerco di dare alle persone un messaggio di speranza”.

Il disegno sulla prima pagina del primo numero dell’anno di Le Nouvelliste , uno dei quotidiani più diffusi dell’isola, non è incoraggiante. Si vedono tre tombe : una del terremoto , una dell'epidemia del colera, l’altra delle elezioni del 28 novembre scorso, il primo turno delle elezioni presidenziali. Appollaiato sulla lapide un avvoltoio con un cartello al collo che dice Ong.Il caporedattore , che lavora in un piccolo container da dopo il terremoto, si lamenta “Abbiamo tutti una grande passione. So che abbiamo fatto una prima pagina dura, ma la situazione è questa. La ricostruzione del Paese non è mai partita anche perché l’arrivo massiccio delle Organizzazioni non governative internazionali e dei loro milioni di dollari ha paralizzato tutto. Qui pensiamo ancora che arriva l’uomo bianco e ci porta le cose, ci risolve i problemi. Gli aiuti sono fondamentali nell’emergenza , ma adesso è lo Stato che deve riprendersi in mano il suo Paese e perché questo succeda abbiamo bisogno di un nuovo Presidente”.
Nel cortile della sede di Aprosifa , regna il silenzio. Ci sono decine di persone in attesa di una visita , una medicina, una vaccinazione. Qui neanche i neonati piangono. Aprosifa è una Ong Haitiana che esiste da 17 anni che per un contributo fisso di 1 dollaro venti fornisce prestazioni sanitarie per la gente della zona e gratuitamente organizza laboratori artistici che tengono lontani i giovani della strada. Cercano si lavorare sul quotidiano : ogni giorno danno un pasto ai bambini malnutriti , distribuiscono profilattici e contraccettivi ormonali, visitano chi sta male e non potrebbe permettersi le parcelle dei medici. Un medico dell’Ong è andato a piedi per le strade di montagna per raggiungere i villaggi dove sta arrivando il colera e dove le Ong internazionali non vanno , perché nessuno li vedrebbe.
Le oNg internazionali spendono soldi senza criterio, alcune affittano auto con autista a 200 dollari al giorno. Ben Smilowitz , fondatore ed esecutivo di Disaster accountability project, ha scoperto che quasi la metà dei soldi raccolti e parliamo di 1,8 miliardi di dollari è ancora sui conti correnti delle organizzazioni.
