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Ham Holy Burger Roma: tanto Ipad, poco social

Da Fioridilylla @c_venturini

Ham Holy Burger Roma: tanto Ipad, poco social

Immagine di Venturini Carolina (Instagram: socialrubik)

Ham Holy Burger Roma è un fast food da gourmet. Situato in Via Brescia, nel centro del triangolo creato da Corso Italia, Via Nomentana e Viale Regina Margherita, accoglie il cliente nell'ex spaccio della Birreria Peroni con atmosfere dieselpunk e schiere di Ipad in dotazione dai quali è possibile ordinare il proprio pasto, vedere in tempo reale la preparazione del piatto, navigare gratuitamente, giocare e chiedere il conto. L'incontro casuale con questo luogo del gusto ad alta tecnologia ha stimolato non poche (ghiotte) riflessioni sul come fare impresa nell'era della Mela morsicata. Subito, il mio spirito social ha drizzato le antenne. Secondo voi, questa catena come se la spassa sui social network? Quando l'ho scoperto sono rimasta... (quasi) senza parole! L'abito non fa il monaco. Bisognerebbe ricordarselo sempre. 

Ham Holy Burger Roma: tanto Ipad, poco social

Immagine di Venturini Carolina (Instagram: socialrubik)

Diciamo subito una cosa: per quanto riguarda il cibo, ho ancora le visioni mistiche e l'acquolina in bocca. Il menù, diviso in cinque settori, propone combinazioni alimentari gustose, ricercate, molto vicine allo stile Ramsey (sapori riconoscibili, numero finito di ingredienti, qualità eccellente, versatilità ed elevato grado di personalizzazione dei piatti). Il clubburger che vedete in fotografia - e che ho assaggiato ieri - è composto da hamburger da 180 gr. (razza piemontese, Slow Food), carpaccio di zucchine al timo, flacks di caciocavallo, rucola, crema di stracchino e pesto di basilico. Questo unico "panino" mi ha saziato fino a ... ora. La carne è grigliata e il pane, morbido, non aveva tracce di burro d'arachidi o simili. Poter ordinare le pietanze con l'Ipad è stata l'esperienza più significativa dell'ora passata in questo ristorante. Primo perché non ho mai visto un Ipad così da vicino (tolti i supermercati di elettronica). Secondo perché mi sono sentita troppo hi-tech, mi ha dato la sensazione (fittizia) di ricchezza, benessere e di appartenenza a una "classe" di privilegiati. Immagino siano emozioni ricercate e studiate a tavolino, soprattutto per il passaparola che questo genera. Dopo cotanta esperienza, era scontato che: a) realizzassi delle fotografie, b) le divulgassi su Instagram (socialrubik, se volete venirmi a trovare), c) cercassi i loro profili su Facebook e Twitter. Ho fatto tutte e tre le cose e, se le prime due non mi hanno riservato grosse sorprese, la terza mi ha fatto esclamare: "Perbacco!". 
All'interno del locale non ho visto alcun accenno ai profili social. Nessuna icona, nessun invito, nulla che facesse presagire ai clienti che questo fast food all'avanguardia fosse al passo con i tempi del social media marketing. Nulla che mi spingesse a pensare a una qualche forma di investimento sul 2.0. Sul momento non ho controllato se sull'Ipad che ho ricevuto in dotazione c'era l'icona attiva a Facebook e Twitter e se questa era direttamente collegata al loro profilo. Di sicuro, nella schermata in cui era presente l'applicazione HAM per ordinare non c'era alcun bottone con la effe o con la ti. Così è stato anche girovagando in rete. Fosse stato mio il locale, un pensierino ce l'avrei fatto. 
Ham Holy Burger Roma: tanto Ipad, poco social
La Pagina Facebook di Ham Holy Burger conta 450 "Mi piace!" e il Twitter 29 follower e soli due tweet (i retweet? gli hashtag?). La pagina You Tube è .. ancora più solitaria: 4 utenti iscritti, tanti video di musica e zero contenuti del ristorante. Mi sarei aspettata molto di più, soprattutto in considerazione del fatto con l'Ipad posso vedere il cuoco che scotta sulla griglia la carne. E quando non sono seduta al tuo tavolo? E se volessi rimanere in contatto visivo con te anche se sono in un Paese lontano in cui ancora non sei approdato? Non dico che mi sarei aspettata chissà quali contenuti su You Tube (l'HHB non è come il Jhonny Rocket's, dove il personale fa uno show ogni giorno), ma sugli altri profili sì. Mi aspettavo quantitativi diversi di utenti e valore qualitativo più alto delle comunicazioni sul profilo. 
Non basta scrivere sul Diario di Facebook:"Abbiamo il nuovo menù estivo!" per sperare aumenti di traffico, condivisioni, commenti, richieste di amicizia o affiliazioni spontanee! Sarebbe molto più utile un approccio più coinvolgente degli utenti, andando a trarre linfa proprio dall'esperienziale. E se un utente ti critica apertamente perché non trova informazioni basilari come i contatti diretti con voi, forse una risposta gli sarebbe dovuta. Così come un immediato lavoro sul sito: quanto ci impiega un web master a includere un numero di telefono in una pagina oppure a renderla più visibile, se ci si rende conto che gli utenti non la trovano? Nel ristorante, l'esperienza è al centro del business. Perché non coinvolgere gli utenti ancora su questo piano? Perché non fornirgli più informazioni anche per quanto riguarda la scelta dei cibi di qualità o la loro preparazione! Perché non spingerli a creare e ricreare la loro esperienza fantastica anche sul web! Tutto sommato, un profilo Facebook non è necessariamente un soprammobile o un peso o un obbligo da dover tenere perché tutti lo hanno e non sei abbastanza cool se non ce l'hai. Questi profili sono parte integrante e preponderante dell'immagine dell'azienda! Si DEVE avere un occhio di riguardo per questo aspetto. E' business. Ci sono i futuri clienti lì. Prima o poi qualcuno si staccherà da FarmVille e dirà: "Ho un certo languorino!". Non paga, ho fatto alcune ricerche con le parole chiave su Instagram.  Secondo voi quante fotografie sono state pubblicate con tag "hamholyburger"? Ben 27! Solo 27 su tutta Instagram! Possibile?? Ho cercato ancora, lavorando con "ham" e "hamrestaurant": ho trovato solo le mie fotografie. Cercando "hamburger" è praticamente impossibile risalire a loro. Infine, provando con "clubburger" ho ottenuto 14 risultati di hamburger che non avevano minimamente a che fare con l'Ham Holy. Perbacco! Bisognerebbe dare un'occhiata anche a Pinterest, lo so. 
Mi sono chiesta se questo approccio derivasse da una storia giovane, ma non ho trovato accenni alla propria data di nascita sul sito principale (strano!). Qualche articolo sul web mi ha permesso di sapere che la sede di Milano è stata inaugurata nel 2011. Un anno e mezzo fa, circa. La storia del locale di Roma, ho scoperto poi, è ancora più giovane: si tratta di pochi mesi. L'Ham Holy Burger, che da le spalle a Porta Pia ed è parte del marchio Rossopomodoro, ha aperto i battenti a fine maggio, inizi di giugno (gli articoli che ho trovato non sono molto chiari in merito). Secondo voi, un utente medio ha voglia di fare tutte queste ricerche per sapere qualcosa in più del ristorante che lo ha impressionato?
Non riesco a non pensare che un progetto di siffatte proporzioni debba necessariamente avere alle spalle un reparto marketing e comunicazione di alto livello, con un team social particolarmente attivo, presente nel ristorante e  vivace nel creare occasioni di community dentro e fuori la rete. Quanti eventi si potrebbero realizzare, quante occasioni di business spicciolo potrebbero nascere dando risalto alla rete! Contest, gare, premiazioni, eventi, flashmob e ancora corsi di cucina, lezioni o registrazioni delle puntate del GamberoRosso per Sky, inviti a personaggi di rilievo, cooperazioni con le scuole alberghiere sul territorio, concerti, live twitting e ancora e ancora e ancora. Quante cose belle, accattivanti, vicine alla popolazione (non necessariamente solo il manager o l'avvocato che lavora in Corso Italia) si potrebbero realizzare ! 
Un bar, di recente, ha pubblicato la stolta richiesta di non instagrammare il locale. Bene! Ham Holy Burger potrebbe sfruttare al massimo la scelta di Apple, degli Ipad non solo come strumento per ordinare un pasto e continuare a lavorare anche a tavola oppure divertirsi con le app sgranocchiando chips! Perché banalizzare un investimento importante come quello sulle tecnologie senza supportarlo adeguatamente con azioni mirate, quasi da cecchino, per accrescere la gittata del nome, del business e dell'esperienza diretta che il cliente vive all'interno? Hanno tutto: un grosso marchio alle spalle, capitale a disposizione, prodotto valido su cui puntare, locali ad affetto, personale in gamba. Hanno anche un sito interessante, anche se migliorabile sotto alcuni aspetti dell'usability e delle informazioni. 
La mia capability mi ha subito spinta a cercare l'indirizzo e-mail sul sito per propormi come community manager, visto e considerato che sarei in grado di fare molto per dare risalto a questo sforzo davvero importante. Sapete una cosa? Non l'ho trovata. Nessun indirizzo e-mail. Nessun "Lavora con noi". Contatto telefonico via Skype, certo. Quindi, concludendo, quest'esperienza con l'Ham Holy Burger di Roma mi ha lasciata parzialmente soddisfatta. Tanto Ipad e poco social: se non altro, ci sono ampi percorsi in cui crescere e migliorare... e questo posto ne avrebbe ben donde e sarebbe anche "giusto" che lo facesse.

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