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Hate Machine – Parte Seconda

Creato il 21 luglio 2014 da Egosistema

Hate Machine – Parte Seconda

Nella prima parte abbiamo visto come la stessa forma mentis sia modificata nel mondo post Rivoluzione Virtuale, strutturandosi, per autodifesa da surplus di input cognitivi, in una struttura binaria, nero o bianco, bello o brutto, zero o uno.

Ci eravamo lasciati con una domanda: come decidiamo cosa mettere nella scatola del bello e in quello del brutto?

In questa seconda parte affronteremo il secondo ingranaggio della Hate Machine, forse quello più insidioso e subdolo.

 

La Natura è un tempio dove incerte parole

mormorano pilastri che sono vivi,

una foresta di simboli che l’uomo

attraversa nei raggi dei loro sguardi familiari.

CHARLES BAUDELAIRE I fiori del male, Les Fleurs Du Mal, 1857

 

Guardiamoci intorno: in questa era post Rivoluzione Virtuale quali sono i pilastri che formano la foresta di simboli della nostra società?

Non certo le ideologie politiche, le etiche filosofiche, la morale religiosa; no, niente di tutto questo. Si è spostato il faro guida delle nostre esistenze, dal “Siamo ciò che facciamo e sappiamo” al “Siamo ciò che possediamo”.

In una realtà del genere i pilastri che ci circondano formando la foresta di simboli della nostra realtà sono le aziende.

Chiedete a chiunque di identificare questo svolazzo:

Hate Machine – Parte Seconda

O questo scudo:

Hate Machine – Parte Seconda

O questo logo:

Hate Machine – Parte Seconda

Adesso uniamo i due ingranaggi, certo ne manca ancora uno importantissimo, ma se iniziassimo a voler mettere in moto la nostra Hate Machine, allora dovrete immaginare un individuo i cui processi cognitivi sono di forma binaria, perso in una foresta di loghi con un forte desiderio di aggregazione, poiché ricordiamoci sempre il buon Aristotele, l’uomo è un’animale sociale.

Il desiderio di aggregazione, l’istinto sociale o richiamo del branco, dell’essere umano porta ad unirsi a persone con gli stessi interessi e forme di pensiero, solo che il pensiero non è complesso e variegato, è binario, quindi brutto o bello e gli interessi che formano i gruppi non sono più i dotti tavoli del Café de la Rotonde a Parigi, ma sono molto più lineari e basilari: bella azienda X: diventa pilastro del tempio/realtà.

Ma perché un logo, un’azienda che produce un particolare tipo di prodotto scatena istinti aggregativi molto più forti di altri.

Molti di voi sicuramente riconosceranno questo logo: 

Hate Machine – Parte Seconda

che è diventato un pilastro nei templi di moltissime persone, però non sentirete mai parlare di Watch War, la guerra che si forma fra gli individui che si aggregano ad altri estimatori di quel simbolo, contro altri – che so – della Tag-Hauer.

Quindi ci sono logo che reggono il tempio della nostra realtà, ma che sono “neutri” privi di una forza aggregatrice attiva. Questo perché la natura stessa del prodotto, che nasce da quel logo, è passiva, è un orologio, che deve fare, segna l’ora e la data, nient’altro, la nostra stessa interazione con il prodotto del logo è passiva.

Vi sono in vece logo i cui prodotti hanno un alto tasso di interazione, un prodotto del genere della mia generazione era la console e le famose Console Wars: Nintendo VS Sega e poi Nintendo VS Sony e Sony VS Microsoft.

La console da gioco è un prodotto la cui adozione del logo implica una scelta, di un prodotto interattivo, che determina come noi viviamo l’esperienza del rapporto con il logo e soprattutto pregiudica l’adozione del logo avversario.

Quindi scegliere il logo Sony per costruire un pezzo importante del nostro tempio/realtà, che è quello dell’entertainment che potenzialmente influenza molta parte del nostro tempo libero, per il meccanismo di ragionamento binario implica che il logo Sony è 1, quindi bello, il logo avverso Microsoft è 0 quindi schifo.

Questo meccanismo di adozione di un logo che chiameremo attivo come pilastro del nostro tempio della realtà si fa ancora più pregno di significati nel caso della tecnologia indossabile o mobile.

 

First and foremost, it’s about identity. Our computers, tablets and phones literally become part of us — our minds use them as peripheral memory, and we off-load processing to them from our brains. They see things, hear things and find things for us. They give us super-human powers of awareness, knowledge, communication and more.”

Why Does Apple Inspire So Much Hate?

La scelta/logo della tecnologia indossabile o mobile, essendo una scelta che coinvolge un prodotto che diventa parte integrante della nostra vita quotidiana e contrariamente ad un orologio, ha un grado di interazione attiva estremamente alta, finisce per coinvolgere un massimo senso di appartenenza al logo, scatenando potenti sentimenti di protezione e attivando processi di offesa/difesa del logo/scelta.

Sentite gli ingranaggi iniziare a muoversi?

Abbiamo una strutturazione cognitiva binaria, unita all’adozione di un potente logo come pilastro del nostro tempio/realtà in grado di smuovere forti sentimenti protettivi della scelta/logo per un semplice motivo: se la nostra scelta/logo è 1 tutto il resto dev’essere necessariamente 0 e chiunque metta in discussione che la nostra scelta/logo è 0 non è accettabile in alcun modo, bisogna porre un muro inscalfibile, poiché se mai venisse scalfito uno dei pilastri portanti del nostro tempio/realtà questo ci farà dubitare dell’intero nostro tempio/realtà e di tutti gli altri pilastri di scelte/logo.

Hate Machine – Parte Seconda

La nostra sceltà/logo deve essere, anzi è 1, la migliore, la scelta più figa, il massimo, e questo è indiscutibile e chi dice il contrario è uno sciocco poiché non solo ha adottato una scelta/logo che per noi è 0, ma facendolo sostiene che la scelta/logo è buona tanto quanto la nostra, impossibile, accettarlo per noi significherebbe mettere in discussione la nostra scelta/logo, le fondamenta stessa dell’identità del nostro tempio/realtà e quindi in un’ultima analisi il nostro stesso esistere come “possessori di oggetti”, poiché vi ricordate vero? Nell’era post Rivoluzione Virtuale noi “Siamo ciò che possediamo”.

Capite il cortocircuito che si innesca all’interno di una forma mentis a matrice binaria?

Iniziate a vedere gli ingranaggi della Hate Machine in moto?

Ma non è finita qui, un terzo e importante ingranaggio manca per completare la Hate Machine in tutta la sua distruttiva potenza!

Alla prossima puntata!

 


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