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Ho fatto questo viaggio -stupendo- perchè sentivo l'esigenza, il bisogno quasi fisico di cambiare aria. E per un pò lo è stato. Il Gran Canyon mi aveva dato una sferzata enorme di vita, una sorta di possibilità di ogni possibilità. Ma dopo poco mi aveva anche creato una enorme malinconia, una sorta di qualcosa che mi è scivolato fra le dita e irremediabilmente perso (complice credo anche lo stupendo motel che avete visto). Las Vegas, I prati, ecco, mi hanno caricata di una eforia enorme, quasi drammatica, insopportabile persino. Appunto. SOno crollata al Bellagio, (almeno in camera e non davanti a millemila turisti del cazzo come me con la bocca spalancata e la testa che si muove al ritmo della musica delle fontane), e sono stata anche incapace di tirare le tende. La luce artificiale entrava e la trovavo insopportabile, ma non riusciva ad alzarmi dal letto, mi sentivo incollata. Tutto era troppo.
Ho ripnesato mille volte alla scena in cui L'uomo dei silenzi mi aveva mollato. E mi sono venuti in mente mille particolari, mille angolazioni del suo volto, l'odore della sua pelle, le pieghe della sua camicia, i segni sulle sue mani, tutto con una perfezione priva di ogni compassione.
Avevo capito che era finita ancora prima che parlasse, solo dallo sguardo, dalla luce scura che aveva negli occhi.
In auto, non sono riuscita nemmeno a scendere perchè le gambe mi tramavano senza tregua, e stavo riprendendo a torturarmi le mani come facevo anni fa.
"Mi lasci vero?" gli ho detto. Non lo so dove ho trovato la forze di pronunciare quelle parole. Mi sembravano uscite dalla voce cavernosa di qualcun altro.
Lui non ha nemmeno risposto.
Ha guardato dall'altra parte, fuori dal finestrino.
Non ha avuto nemmeno la decenza di sopportare il mio sguardo.
Perdevo il mio tempo lì dentro.
Poi dopo tanto tanto tempo, si è voltato e mi ha detto "Torno da mia moglie."
E mi si è spezzato il cuore. In milioni di piccoli infenitesimali pezzetti.
Si sarebbero rimessi insieme. DI più. Mi ha detto che avevano deciso di riposarsi.
DA quanto tempo? Non gli e l'ho chiesto.
Però uno non decide dalla sera al mattino di risposarsi. CApite quelloc he intendo?
E io mi sentivo in colpa per Miami.
"lo faccio per mio figlio."
dio che freddo in quell'auto.
Sono rimasta zitta, muta, senza più il dono di articolare parole si senso compiuto. Fredda. Algida. Gli uomini vengono da marte le donne da venere.
Non ho pianto. Non ci sono riuscita.
Se avesse cercato di abbracciarmi, se mi avesse sfiorato, credo sarei andata in frantumi come il mio cuore. Respiro invece. Piano.
Ma la cosa che mi ha spezzato è stato
"mi dispiace solo di avere fatto sesso con te."
Sesso.
Sesso.
Il sesso lo fanno le puttane.
Io con te ho fatto l'amore grandissimo bastardo traditore di mogli e amanti.
Io ho l'amore per la prima volta nella mia vita e l'ho fatto con te, prima di te ho fatto solo del semplicissimo sesso in cui per lo più pensavo ad altro.
Io ho amato te come primo uomo. Prima di te ho solo provato affetto per individui di sesso maschile. Mi sono posta unita e intera di fronte a te e torno a casa in pezzi.
E mi devo ricostruire da sola.
Ti ho parlato di tutto, della mia malattia e della mia vita mentre a New York non ne sono stata capace, mentre lui ha dovuto estrarmi da dentro con le tenaglie il blocco del mio dolore e la ferita intanto suppurava veleno schiumoso.
A te invece ho dato. E tu non hai voluto.
Tu torni con tua moglie.
Avrei voluto baciarlo con le labbra gelate nel silenzio dell'abitacolo, ma non volevo che mi vedesse piangere.
Avrei potuto supplicarlo, pregarlo, gettarmi ai suoi piedi.
Eppure, in quel momento, mi sono tornate in mente la parole di madre, la sua voce nella mia testa. "Eleonora non si supllica per un pezzo di pane. Anche se stai morendo di fame". DAvvero ironico mamma.
E sia.
"Good luck. Bye."
E sono rientrata in casa mia. Era buio.
Ho ricominciato a fumare, seduta nel mio patio, sul retro.
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