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Ho visto cose che voi umani...

Creato il 12 dicembre 2012 da Handmadeinvaders @handvaders
Ho visto cose che voi umani...
Quando ti laurei pensi che è tutto figo.
Pensi che il futuro è tuo, che hai davanti una sfolgorante carriera.
Bene, io non lo pensavo.
Sorella di un'altra laureata in legge disillusa, disincantata e coi maroni sfrantumati, le dolci sirene del praticantato non mi hanno sfiorata neanche di striscio. L'ho affrontato con spirito di sacrificio e "minnifuttu" quanto basta.
Quindi, diciamo che ero preparata.
Quello a cui nessuno ti può preparare è l'esame di abilitazione.
L'esame di abilitazione alla professione forense per la gente comune è un esame come tutti. Scritti e orali. Niente di che. Magari ci si immagina 'sti futuri avvocati in giacca e cravatta o tailleur intenti a disquisire e scervellarsi su alti problemi giuridici.
NIENTE DI PIU' SBAGLIATO.
Gli esami di abilitazione sono una GUERRA.
Ho visto cose che voi umani...
Guerra con diverse sfaccettature.
C'è lo sfiancamento di ore e ore rinchiusi in un lurido palazzetto dove la dislessia, alla sesta ora di compito, comincia  a colpire anche i cervelli più eccelsi.
C'è la guerra psicologica del "Vi mandiamo in galera se vi troviamo un cellulare addosso" (??!).
E poi c'è il corpo a corpo.
Voi direte, che c'entra il corpo a corpo?
Se mi fate questa domanda non avete visto mai dei praticanti avvocati.
Ve li spiego io.
Il praticante avvocato medio è abituato a qualsiasi vessazione che la vostra povera mente borghese può concepire.
Dalle fotocopie alle tre pagnotte che ti chiede "cortesemente" il dominus di andare a comprare al panificio, perchè si sa, la sua dolce mogliettina con la french non si può sporcare il cappotto di cachemire ad entrare in un volgaVe bottegaio. Tu praticante, puoi.
Ma puoi anche di peggio.
Tipo strisciare sui pavimenti delle cancellerie per recuperare fascicoli dispersi in ogni dove.
Ma questa è un'altra storia.
Dunque, dicevamo l'abilitazione.
Ecco, il praticante è temprato da tutto. Angherie, sberleffi, vento e intemperie non lo fermano.
Il giorno dell'esame di abilitazione si alza mediamente alle 5 per essere davanti ai cancelli del palazzetto ove si svolgeranno le prove alle 6.
Ovviamente recupera tutto il suo abbigliamento anni '90 fatto di felpe enormi, giubotti improbabili e fosforescenti e cappellini di lana di nonna Abelarda.
L'abbigliamento trash ha almeno due ragioni giustificative: la prima è che in genere il praticante, per le 8 ore di compito, viene assiso su sedie che sono state rifiutate anche dall'Esercito della Salvezza e i tavoli ove egli si può appoggiare per scrivere sono circondati da viti e chiodi in bella vista. E' vero, ogni tanto spunta qualche Lady Gaga qua e là vestita di visone rosso con cappellino sberluccicante e tacco 12, ma è un'eccezione. Del resto il Ministero della Giustizia non ti rimborsa i vestiti strappati, quindi amen.
Ho visto cose che voi umani...
Il secondo motivo è ovvio. L'abbigliamento anni '90, notoriamento pieno di tasche e tasconi, è perfetto per nascondere in ogni dove tutto lo scibile giuridico. Ti potresti portare anche C.M. Bianca in tasca e nessuno se ne accorgerebbe.
(Per dire, ho visto giubotti con il doppio fondo, ma anche questa è un'altra storia).
Ah, non ci dimentichiamo che il giubotto giallo fluo ha anche la funzione di essere riconosciuto dai colleghi tra le svariate centinaia di giubotti multicolori. Tutto questo all'alba,sia chiaro.
Anche il cappellino di nonna Abelarda ha la sua funzione: gli esami di abilitazione vengono fatti in pieno dicembre e all'alba- ribadiamolo-, vi garantisco che c'è freddo.
Niente che un buon praticante non sia in grado di sopportare, comunque!
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