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Horror Street: Intervista con John Everson

Creato il 28 luglio 2011 da Alessandro Manzetti @amanzetti
Horror Street: Intervista con John Everson
Intervista con John Everson
[Alessandro Manzetti] Parlaci di Naperville, la tua tana in Illinois, dove nascono le tue storie, tra le collezioni di teschi falsi, le illustrazioni di Alan Clark,DVD dei film horror degli anni 70 e una bottiglia di bourbon. Makers Mark, credo. La tua Musa è la tua casa o la solitudine? O qualcos'altro?
[John Everson] Sono cresciuto nella periferia sud di Chicago, e per anni ho sognato di poter vivere a Naperville, un sobborgo occidentale della città che ha un piccolo lungolago e un centro pittoresco con un sacco di bar e ristoranti. Lo zio di mia moglie viveva qui quando eravamo appena sposati e ho sempre pensato che fosse il luogo ideale per vivere. Avere la mia tana in questo posto significava anche realizzare un sogno - per la maggior parte della mia vita di scrittore, il mio ufficio a casa era dislocato in una stanza molto piccola, la cosa era particolarmente complicata perché io scrivo spesso di notte, e adoro ascoltare  la musica mentre lavoro. Ma non potevo ascoltare la musica ad alto volume, il mio ufficio era proprio accanto alle camere da letto di mia moglie e di mio figlio. Così è stato meraviglioso per me quando ci siamo trasferiti in questa casa quattro anni fa, poter avere uno spazio da dedicare al mio ufficio, lavorare su un piano diverso, lontano dalle camere da letto. Però, ironia della sorte, anche se ora dispongo di un piccolo grande ufficio con tanti poster horror sulle pareti e una bella scrivania, in realtà scrivo di più fuori, per tenermi lontano dalle distrazioni di casa. In genere vado in un bar locale ogni settimana e scrivo per diverse ore - è in quel posto che faccio gran parte del mio lavoro. Quando invece scrivo in casa, spesso vado in cantina, abbasso le luci e metto sulla TV i video dei concerti dei The Cure, dei New Order o dei Siouxsie, scrivo proprio così, non mi piace essere interrotto. La mia musa? Non è la mia casa, o la solitudine. La mia musa è la memoria - tutti quei libri incredibili che ho letto come un bambino  e che mi hanno trasportato in altri luoghi. E poi la musica. La musica rende la vita degna di essere vissuta, regala i colori alla mia narrativa.
[Alessandro Manzetti] Voglio assolutamente sapere qualcosa sul tuo studio segreto dove registri canzoni pop e rock quando non hai voglia di scrivere. La Musica è una passione che ha perso la partita con la scrittura?
[John Everson] Ero un musicista molto prima di diventare uno scrittore. Le due passioni vanno di pari passo, credo. Sono due modi di trasportare nella vita ciò che vive nella nostra immaginazione. Ho scritto decine e decine di canzoni al liceo, all'università e oltre, ma ho anche iniziato presto a scrivere racconti. Nel mio primo appartamento dopo il college, ho speso molte notti a lavorare sul mio sintetizzatore a sgrossare canzoni demo che speravo, un giorno, di poter arricchire ulteriormente con una band. Nonostante un paio di esperienze di breve durata con delle band (ho suonato in pubblico qualche volta), la maggior parte delle mie canzoni  sono rimaste solo demo, alcune le ho pubblicate sul mio sito web http://www.johneverson.com/. Alla fine, mi sono reso conto che era molto più probabile che facessi strada come scrittore piuttosto che come cantautore ... e così ho cominciato a concentrarsi sempre più sulla scrittura. Ma la musica sarà sempre il mio primo amore. Ecco perché nel mio romanzo Siren presento una creatura che attira gli uomini verso la morte con ...la musica.
Horror Street: Intervista con John Everson
[Alessandro Manzetti] Nel tuo romanzo Covenant, vincitore del Bram Stoker del 2004,  l'orrore che evochi nella piccola città di Terrell, sulla costa orientale degli Stati Uniti, ha i denti sconosciuti e il  corpo invisibile.  Suicidi misteriosi, una presenza malefica che pervade la realtà. Cosa troveremmo a Terrel, se decidessimo di fare un piccolo viaggio?
[John Everson] Terrel è un luogo che esiste solo nella mia immaginazione ... Ho sempre amato la magia delle città americane del vecchio East Coast, remote e vicine all’oceano. Città che un tempo erano guidate da fari solitari che si riflettevano nelle acque. Città che potrebbero essere spazzate via da una brutta tempesta, o decimate da una nave che si è arenata. Questa visione di una citta remota sull'oceano è il modello della mia Terrel. Ho mandato in questo mitico posto di mare un reporter di una grande città che voleva sfuggire al suo passato, beh ... è stato divertente fargli invece scoprire il passato oscuro di Terrel
[Alessandro Manzetti] Nel sequel di Covenant, Sacrifice (2007) mescoli sesso, violenza, rituali, demoni sadici pronti a portare l'orrore nel nostro mondo. Un romanzo più brutale e sanguinoso di Covenant, con un gran ritmo e una forte componente erotica. Hai provato a sedurre i lettori? Cosa è davvero cambiato nella tua narraviva rispetto a Covenant?
[John Everson] Covenant è stato scritto in gran parte nel 1990, quando avevo 30 anni. Ho finito di lavorare su Sacrifice 10 anni più tardi, quando avevo ormai quarant’anni. C'è una grande differenza a livello di esperienza di vita! Ho iniziato a lavorare su Covenant, il mio primo romanzo, nel 1995 e l’ho terminato nel 2000. Ho effettuato qualche riscrittura dopo, ma per la maggior parte il romanzo è stato creato nella seconda metà degli anni '90, quando la mia attenzione si era ormai concentrata sulla scrittura. Sacrifice ha avuto una storia diversa - Per prima cosa, l’idea è nata alla fine del 2002, ben sette anni dopo Covenant, anche se sviluppa alcuni personaggi e retroscena di Covenant l’intero "attacco" del libro è diverso. Covenant era un romanzo horror erotico costruito dentro una claustrofobica piccola città, con il suo mistero, mentre Sacrifice doveva essere un folle viaggio all’inferno che attraversava diverse città. Volevo scrivere un libro che potesse camminare da solo pur avendo le sue radici nel primo romanzo. Volevo creare un libro che si muovesse veloce, in tutti i suoi elementi.
Horror Street: Intervista con John Everson
[Alessandro Manzetti] Qual'è il tuo rapporto con la mitologia, l'occulto e gli altri generi letterari?
[John Everson] Mi piace l'idea della magia e del soprannaturale. Non posso dire che ci credo, ma penso che sarebbe bello se ci fossero spiriti e demoni fuori dal nostro mondo che cercano di entrare in collisione con le nostre vita. Quando ero un ragazzino, mi piaceva leggere  storie di fantasmi e di fantascienza - cose che accadono tra le stelle. In realtà anche da adulto... Adoro leggere (e raccontare) storie di eventi che si materializzano oltre l'ambito accettato della vita quotidiana. Voglio mostrare un po' di magia nel mondo. Anche se si tratta di magia nera.
[Alessandro Manzetti] In una intervista ho letto che il tuo romanzo The 13th (2009) è stato ispirato dai film horror degli anni '70, dai DVD che conservi nella tua tana in Illinois, di cui abbiamo parlato prima. Quali sono i temi, le atmosfere di quei film che hai trasportato in The 13th?
[John Everson] Dopo che ho venduto Covenant e Sacrifice ad un editore di New York ho festeggiato per circa sei mesi! Ogni fine settimana mi sono seduto nella mia cantina a guardare vecchi film horror degli anni '70, soprattutto film trash europei. Adoro i film di Jean Rollin per la loro sensuale poesia e quelli di Dario Argento per il loro vivace surrealismo. Ci sono molti altri registi che ho avuto modo di conoscere in quel periodo (Vampyres di Jose Ramon Larraz è uno dei miei preferiti!) Ho trovato molto interessanti anche un paio di film di Jess Franco. Il risultato finale è stato questo: ho guardato per mesi tutti questi film su luridi rituali e demoniaci omicidi, poi finalmente mi è venuto in mente che, sì è vero, avevo venduto due libri, ma se non alzavo il culo per iniziare a scrivere di nuovo, non avrei più venduto nient’altro. Questo era lo scenario quando ho iniziato a lavorare a The 13th, un romanzo su un vecchio albergo che riapre 25 anni dopo un omicidio rituale demoniaco per diventare una casa per  donne in gravidanza ribelli.
Horror Street: Intervista con John Everson
[Alessandro Manzetti] Quali sono i punti di contatto tra la tua narrativa e quella di Richard Laymon? Cosa invece vi allontana?
[John Everson] Odio ammetterlo, ma non c'è davvero alcun legame tra il mio lavoro e quello di Richard Laymon ... questo perché non ho letto molto delle sue cose. Sono riuscito ad incontrarlo una volta, al World Horror Convention del 2000, poco prima della pubblicazione della mia prima raccolta di racconti Cage of Bones,  mentre era appena andato in vendita Covenant. Ma avevo già scritto sia Covenant che Sacrifice quando ho finalmente letto The Cellar di Laymon e poi qualche tempo dopo The Beast House. Mi sono piaciuti molto tutti e due i libri - la sua prosa è esattamente quella che vorrei essere in grado di adottare. La sua scrittura è veloce, incisiva, viscerale. Un incredibile capacità che ti risucchia istantaneamente. Ma la realtà è che questi sono gli unici due libri di Laymon che ho letto. Vedo invece molte somiglianze nella immediatezza e semplicità dello stile di Laymon e Edward Lee - e Lee è uno scrittore che ho davvero cercato di emulare, perché tra tutti gli autori, tra cui anche Stephen King, sono proprio i romanzi di Lee che riescono a  tenermi inchiodato dall'inizio fino alla fine. Lui è l'unico autore che negli ultimi 20 anni ha prodotto libri che mi hanno costretto a continuare a girare le pagine anche molto tempo l'ora di andare a dormire ... semplicemente perché non riesci a mollarli
[Alessandro Manzetti] Arriviamo al tuo ultimo romanzo, Siren (2010). Ancora una volta ci racconti i tuoi incubi reinterpretando elementi mitologici e rituali, animandoli con una prosa davvero tagliente. Una coppia è in crisi per la morte di suo figlio. Evan, il padre, cammina ogni notte sulla spiaggia fino alla riva, al punto in cui il bambino è annegato. Ma  durante una delle sua solite passeggiate Evan fa uno strano incontro. Una misteriosa donna che danza nuda, che sembra leggere i pensieri, dissipare i dubbi e le paure. E' Ligeia, la tua Sirena, bella, terribile e affamata. Troppo bella per essere vera, mai fidarsi di una sirena. Oltre ai riferimenti agli antichi miti e al folklore, che altro c'è nella tua sirena? La Sirena, la creatura, può essere interpretata come una metafora dell' incubo?
[John Everson] Ligeia, la mia sirena, è una creatura che è qualcosa di più di un semplice "cattivo". Ha subito un torto, ed è alla ricerca di qualcuno con cui ricominciare. In un certo senso ... proprio come Evan, il protagonista. Ma alla fine lui si rende conto che l'amore e le responsabilità della sua vita passata sono più importanti del richiamo della Sirena, e cerca  di salvare la moglie dall' annegamento nell’alcolismo, ricordando suo figlio annegato nell'oceano. Il romanzo esplora la lussuria e il dolore della perdita. Per me  Ligeia  non rappresenta l’"incubo", ma la salvezza potenziale ... il trucco è, qual è il prezzo di quella salvezza, ed Evan è disposto a pagarlo?
Horror Street: Intervista con John Everson
[Alessandro Manzetti]  Ora devo farti le due domande classiche di Horror Street:In questa rubrica cerchiamo di comprendere i nuovi scenari della letteratura horror, attraverso l’esperienza diretta degli autori. Quali sono le nuove tendenze dell’horror? Puoi segnalarci nuovi autori che stanno portando avanti progetti originali?
[John Everson] Sai, in fondo la paura è una delle emozioni fondamentali, con cui ogni essere umano è nato. Non sono sicuro che qualcuno sia davvero in grado di inventare "nuove paure” per noi ... perché penso che la forza dell’ horror sia l'universalità delle paure che esplora. Detto questo, tra gli autori più interessanti in questo momento ci sono: Ronald Malfi, PS Gifford, Brian Moreland e Lee Thomas.
[Alessandro Manzetti] Lasciamo immaginare al lettore di percorrere una strada oscura e solitaria per tornare a casa, e di dover girare l’angolo. Chi (o cosa) incontrerà?
[John Everson] Il nostro lettore gira l'angolo e trova un angelo ferito in ginocchio sul marciapiede, il sangue che cola giù per la schiena di porcellana , dove una volta vi erano le ali - è bella, bruna e seducente. E strana. Lui passa senza curarsene pensando alle proprie cose, oppure decide di aiutarla? La porta a casa per prendersene cura o cerca di approfittarsi di lei? E lei al primo sguardo spoglia i suoi occhi con lussuria? Lasciamo che sia il lettore a decidere ...
grazie John per essere stato ospite del Posto Nero.
leggi l'intervista in inglese
Intervista di Alessandro ManzettiHWA Co-ordinator Italy
Horror Street: Intervista con John Everson
Profilo dell'AutoreJohn Everson è l'autore dei Covenant (2004), vincitore del Bram Stoker Award,  Sacrifice (2007), The 13th, (2009) and Siren (2010), tutti pubblicati per Leisure Books, con edizioni speciali pubblicate da  Delirium Books, Necro Publications e Bad Moon Books. Negli ultimi 15 anni i suoi racconti sono apparsi in oltre  50 magazines, tra cui  Space & Time, Dark Discoveries e Grue, e in molte antologie, le più recenti: A Dark and Deadly Valley, Cold Flesh, Damned, and Kolchak: The Night Stalker Casebook. Gran parte dei suoi racconti sono stati raccolti  in quattro antologie personali:  Creeptych (Delirium Books 2010), Needles & Sins (Necro Books, 2007), Vigilantes of Love (Twilight Tales, 2003) e Cage of Bones & Other Deadly Obsessions (Delirium Books, 2000).
Letting Go, uno dei racconti pubblicato nell'antologia  Needles & Sins è stato finalista al premio Bram Stoker Award nel 2007 e altri tre racconti delle sue antologie sono state inclusi nella raccolta Honorable Mention List of the annual Year’s Best Fantasy & Horror anthology curata insieme a Ellen Datlow. John Everson è anche l'editor delle antologie Sins of the Sirens (Dark Arts Books, 2008) e In Delirium II (Delirium Books, 2007) e co-editor di Spooks! una antologia di storie di fantasmi (Twilight Tales, 2004). E' tra i fondatori di Dark Arts Books. Sito Web
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