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Horror Underground (n° 4) : Confessions

Creato il 23 aprile 2013 da Giuseppe Armellini
Horror Underground (n° 4) : ConfessionsTorna la rubrica sui film horror e/o disturbanti poco conosciuti al grande pubblico. Le precedenti puntate sono nel box in alto.
Mancato capolavoro.
E' stata fortissima la tentazione di piazzare (minimo) un bel 9 a questa grandissima pellicola di Nakashima.
Storia affascinante se ce n'è una,confezione magistrale, intreccio che si dipana splendidamente.
Eppure malgrado le terribili vicende trattate -credo che raramente il termine quasi infantile "cattivo" si possa adattare meglio a una pellicola- malgrado tutto quello che succede, è così alto e invadente il livello cinematografico del tutto che lo spettatore rimane più coinvolto e preso dalla bellezza di quello che sta vedendo che dalle vicende narrate e dalle emozioni. L'uso dei ralenti, la voice off presente dall'inizio alla fine, la fotografia, la perfezione stilistica, la cura certosina di come viene svolta la trama, tutto contribuisce a vedere che c'è troppo cinema a manovrare i fili del tutto. Non che altri capolavori come Old Boy o Lady Vendetta sotto questo aspetto latitassero, anzi! (specie il secondo) ma qui si avverte un leggero senso di fastidio, difficile spiegare perchè.
Ma il film è e rimane splendido, a lasciarsi trasportare senza troppi sofismi è un capolavoro senza se e senza ma.
Rimane splendido perchè se l'autorialità è troppo invadente nelle confezione certo non latita anche nei contenuti. Confessions è un film che a perderci tempo ci si possono scrivere pagine su pagine.
Il senso della vita, il valore della stessa, la cattiveria e l'odio umano, il nichilismo che prende al petto già a 13 anni, la vendetta non fredda ma elaborata, il disagio giovanile, il bullismo, l'importanza degli affetti, il dolore "perfetto" per la perdita della propria figlia, lo spirito di emulazione dei nostri bambini, il senso di colpa scontato per tutta la vita. Forse anche troppe le cose che ci si trovano dentro.
La narrazione è particolarissima sia a livello temporale, perchè la vicenda ha un presente, un passato e un futuro che continuamente si intersecano tra di loro (con un uso dei flash back davvero particolare perchè non sono tutti antecedenti a un singolo e dato fatto ma a più piani del presente della narrazione, ossia quello che può essere un flash back rispetto un certo punto può rivelarsi un flash forward da un altro punto di vista) ma anche, per l'appunto, per i diversi punti di vista, le confessions del titolo, per cui ogni volta un personaggio (con voice off) prende il testimone da un altro e ci racconta quello che succede o è successo.
Lo spettatore rimane affascinato perchè non è tanto la vicenda a cambiare quanto le motivazioni o le reazioni dei diversi personaggi. Qui si parla dell'omicidio (a metà film si scopre ancora più terribile di quanto sembra) di una bambina di 4 anni da parte di due 13enni (molto simile alla vicenda alla base del bellissimo Boy A) e della subdola, calibrata, terribile vendetta più psicologica che fisica che la madre della bambina attua verso di loro, tra l'altro suoi studenti.
Il mondo degli adolescenti raccontato in Confessions è così sbagliato, perverso e preoccupante che in confronto l'immenso Eden Lake ci andava leggero. Delitti per esaltare sè stessi, delitti pe dimostrare qualcosa, delitti per noia o per fama, delitti perchè tanto non si è condannati, delitti per emulazione. E la cattiveria dei coetanei a quell'età può raggiungere livelli quasi inumani (il foglio degli auguri "cifrato" appeso al muro fa rabbrividire).
Resta comunque un film di vendetta, di vendetta manovrata e calibrata come quella in Old Boy. E, vuoi per un caso o no, gli ultimi meravigliosi, quasi sublimi 10 minuti ricordano tanto il capolavoro di Park. Anche qui viene premuto un tasto e anche qui premendolo si hanno effetti devastanti, opposti a quelli previsti. E anche qui la pena più grande non sarà la morte ma il senso di colpa da scontare in vita (anche se il Old Boy il "mostro" forse se ne va).
Ma il capolavoro di Confessions, la perla di sceneggiatura che quasi fa gridare al miracolo è quella sveglia che funziona al contrario. E' la prima invenzione di Shuya, il primo tentativo di avvicinarsi alla madre attraverso il suo talento. Rimane lì, ancora funzionante, in quello studio devastato (sogno o no non importa). Shuya la prende e il tempo, come le lancette, comincia ad andare all'indietro fino a quando non raggiunge di nuovo il volto della madre fiero di lui. L'emozione è fortissima. Ma appena raggiunta la felicità il tempo poi va inesorabilmente di nuovo in avanti, la tragedia non si può cancellare. E quando il finale sembrava già cattivo abbastanza arriva la gelida frase di Yuko. No, nessuna rinascita. certe vite possono fermarsi anche a 13 anni. E' solo il corpo ad invecchiare.
( voto 8 )

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