Humanitas: contro il razzismo nelle scuole.

Creato il 18 marzo 2013 da Retrò Online Magazine @retr_online

Incontro Simone vicino a Palazzo Nuovo, dopo aver ricevuto su Facebook l’invito a mettere “mi piace” alla pagina “Humanitas – contro il razzismo nelle scuole”; ed è proprio di questo progetto che parliamo. Un progetto portato avanti da un nucleo di studenti del Liceo Classico Alfieri di Torino, ma che ha le basi per espandersi oltre i muri della scuola di Corso Dante. Simone mi spiega che Humanitas nasce con l’intento di fare luce su un fenomeno, il razzismo, che non è affatto una questione archiviata, ma che ancora serpeggia tra i banchi di scuola – anche quando quella scuola è un liceo classico di Torino che dovrebbe essere culla di cultura e non di ignoranza.

Dopo alcuni spiacevoli episodi di insulti razziali (nessun atto di violenza, più che altro commenti e spiacevoli battute pronunciate alle spalle dei ragazzi presi di mira), il gruppo di Humanitas ha deciso che non era più il momento di subire: ma il momento di rispondere al razzismo con un’arma ben più forte, la cultura. In particolare, la scrittura: sulla pagina di Humanitas apparirà ogni settimana un articolo scritto da uno studente dell’Alfieri che affronterà la tematica del razzismo nelle scuole. “Nel nostro gruppo ci sono ragazzi di religione ebraica, ragazzi di colore, una ragazza che vive a contatto con un fratello down”, dice Simone. In una società sempre più multiculturale, è importante che queste persone collaborino a costruire una base solida tra le mura di un liceo che ben presto si troverà ad accogliere sempre più giovani immigrati, magari ragazzine con il velo, ragazzi di religioni diverse. “Non siamo delle vittime, dal momento che ci sentiamo tutti superiori a queste manifestazioni di razzismo; il nostro intento non è quello di cambiare la testa di quei cinque o dieci personaggi che credono che battute pesanti sulla propria identità siano una accettabile bravata, quanto più quello di sensibilizzare gli altri studenti della scuola. E per farlo abbiamo scelto di usare il mezzo che esercitiamo nei nostri studi, la cultura.” Non c’è nessun intento di denuncia dei nomi dei vari responsabili di questi atti, solo una richiesta di rispetto che passa dal web. Il coinvolgimento non è certo semplice: la pagina di Humanitas ha raggiunto in pochi giorni 135 “mi piace” ma “non è detto che tutte quelle persone prestino attenzione davvero al nostro lavoro: ci rendiamo conto che è semplice schiacciare un tasto, più difficile mantenere un’attenzione costante al progetto”.

Humanitas fotografa una situazione di sicuro non inedita nelle scuole italiane, ma pone l’accento sulla nuova piega che essa ha preso con l’avvento della generazione di internet: Simone mi parla del razzismo 2.0, quello più diffuso nella scuola, “una serie di battute non tanto velate rivolte a diversi ragazzi, soprattutto di religione ebraica, durante la ricorrenza del Giorno della Memoria; ad una mia amica è stato suggerito di andare a indossare il suo pigiama a righe.” Parole che fanno sicuramente rabbrividire, soprattutto se pronunciate da ragazzi di quindici o sedici anni.
In questi giorni i ragazzi di Humanitas, con l’appoggio del Preside del Liceo, Riccardo Gallarà, stanno promuovendo il loro progetto nelle classi della scuola: forse l’alba di una rete di persone più ampia, che intervenga in questo senso nelle altre scuole, per fare in modo che “razzismo” rimanga solo più una brutta parola.

Articolo di Gabriella Dal Lago.

Nella foto: i ragazzi del progetto Humanitas


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