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I bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio de Giovanni

Creato il 21 luglio 2013 da Funicelli
L'incipit
Mare.Mare nell’aria. Mare sulla strada.Mare in cielo, fino alle finestre serrate dei piani più alti.Mare nelle orecchie, che attutisce il soffio del vento.Mare sulle rocce, che spacca sé stesso e urla roco.Mare goccia a goccia, che vola. Mare che turbina.Assomiglia a quella tua maledetta neve, sai. Che si agita, checonfonde, che per un attimo non lascia più vedere il panoramae poi si posa sul fondo.Non sempre sul fondo, a pensarci bene. Qualche volta di lato.
Stavolta, di lato. Restando a guardare mentre si posava dilato, lentamente. Dall’altra parte.Una sola persona, in strada. Io. Del resto a quest’ora, e conquesto tempo, chi starebbe qui? A rischio di essere trascinatilontano dal vento, fino a chissà quale isola.Magari.Non posso crederci, di averlo fatto. E invece sì, l’ho fatto. Nonvolevo, non ci pensavo. Pensavo che avremmo parlato, che ti saresticonvinta. Che avresti detto: va bene, ho capito. Che avresti detto:d’accordo, hai ragione, hai vinto. La finiamo, e me ne vado via.Pensavo che magari non ci avrei messo nemmeno molto, a fartiragionare. E invece, invece niente. Che testarda, che sei.Che eri.Dio, quanto mare nell’aria. E che rumore. Mi assorda. Miconfonde.

Io dovevo farlo, lo sai, vero? Era necessario.Perché l’amore è così. Tu puoi tenerlo nascosto a lungo, puoicelarlo dietro gli sguardi e i gesti di ogni giorno. Puoi lasciarloin silenzio, coltivarlo come una pianta; ma il giorno in cui decidi di portarlo fuori, alla luce del sole, allora non lo comandipiú. Comanda lui, l’amore. Decide per te, si apre come un fiorebellissimo, vuole tutto lo spazio.Tu, invece, niente. Non hai voluto fare spazio all’amore. Nonhai voluto fare quel passo. Peggio per te.Avresti dovuto leggere nei miei occhi. Avresti dovuto capire.Hai avuto tutto il tempo, per capire che non avrei accettato un no.Che avrei perso la testa. Si leggeva chiaramente, nei miei occhi.La neve. La tua maledetta neve finta. Sembra questo mareche mi bagna come una pioggia, che mi riempie la testa di vento e di acqua.Non le vedo, le tue finestre serrate. Troppo vento, troppo mare nell’aria.Come la tua neve, che ti piaceva guardare mentre turbinavanel vetro nascondendo il paesaggio. Lo avresti mai immaginato,che proprio quella neve sarebbe stata l’ultima, per te?E si è alzata, infatti. Per l’ultima volta, prima di cominciarea scendere. Dal lato opposto al sangue.Quando la neve si è posata, eri già un ricordo.

Sono i reietti di diversi commissariati Napoli: poliziotti con procedimenti disciplinari scartati dai loro superiori perché indisciplinati. Sono i “Bastardi di Pizzofalcone”, la squadra di agenti chiamati a sostituire loro ex colleghi , cacciati dal corpo perché coinvolti in una brutta inchiesta di spaccio di droga. L'autore li presenta subito nel risvolto di copertina Luigi Palma, detto Gigi: commissario. Che vorrebbe crederci, e ci crede Giorgio Pisanelli, detto il Presidente: sostituto commissario. Che non crede a chi se ne vuole andare Giuseppe Lojacono, detto il Cinese: ispettore. Che cerca sé stesso in un altro posto Francesco Romano, detto Hulk: assistente capo. Che ha un altro sé stesso nella testa Ottavia Calabrese, detta Mammina: vicesovrintendente. Che sembra una, e invece no Alessandra Di Nardo, detta Alex: agente assistente. Che cammina su due strade Marco Aragona, vorrebbe essere detto Serpico: agente scelto. Che sembra uno, e invece sí Ognuno di loro ha qualcosa da nascondere. O da farsi perdonare I bastardi di Pizzofalcone, così come sono stati chiamati dai loro stessi colleghi, sono stati mandati in questo commissariato che abbraccia i Quartieri Spagnoli fino al lungomare, per ridare onore a questo posto, per impedire che venga chiuso e anche per cercare, come gruppo e anche singolarmente, un certo riscatto.
E' un vero romanzo corale, dove nessuno dei personaggi prevale sugli altri, nemmeno l'ispettore Lojacono, detto il cinese, già presente nel romanzo “Il metodo delcoccodrillo”. Dove riuscì a risolvere un difficile caso di una catena di omicidi di giovani ragazzi, seguendo la pista giusta.
E riuscendo dove altri investigatori più quotati stavano fallendo. Guadagnandosi la stima dei colleghi.
La squadra non fa nemmeno in tempo a conoscersi, che deve da subito affrontare un caso di omicidio: l'assassinio della moglie del notaio Festa, un professionista noto in città, Cecilia de Santis. La donna è stata uccisa, in casa, con un colpo alla testa, sferrato alle spalle: l'arma del delitto è una palla di vetro
“Proprio sotto la poltrona in pelle si ritrovò occhi negli occhi con una suonatrice hawaiana, che gli sorrideva dall'interno di una sfera di vetro.
Macchiata di sangue”.
Un furto finito male, oppure un omicidio maturato dentro l'ambito familiare?

Il caso è assegnato a Lojacono, l'investigatore di punta, e all'agente Aragona, un raccomandato proveniente dalla Questura centrale, con due manie: guidare come fosse in un autodromo e scimmiottare i polizieschi americani.
Al commissariato arriva una seconda segnalazione, da parte di una anziana signora, che passa le giornate a spiare il vicinato dalla finestra.
Dalla finestra ha notato una finestra, che non si apre mai, dietro cui si nasconderebbe una ragazza che non esce mai di casa? Qualcuno la sta segregando contro la sua volontà? L'assistente Francesco Romano e l'agente De Nardo, sono incaricati di dare un'occhiata.
Romano è stato trasferito qui dopo aver strapazzato una persona appena arrestata: il suo problema è la violenza che pulsa dalla sua mano, che deve tenere a bada, in tasca.
La Di Nardo invece, è appassionata di armi, finita tra i bastardi per un colpo involontario partito in ufficio dalla sua arma:
Perché Alex era se stessa solo quando sparava. Fucile, pistola, mitraglietta che fosse, Alex era felice e realizzata quando un prolungamento del proprio arto emetteva piccoli e letali pezzi di metallo. Quando frantumava un bersaglio, quando crivellava una sagoma.[..] Per poter parlare di qualcosa col suo padre, al quale era caninamente devota, sparava. L'unico caso in cui lui le sorrideva. E quasi l'unico passatempo che lei coltivava.

Esistevano due Alex: una simile alla madre, silenziosa e remissiva, l'altra che teneva chiusa nella stanza in fondo all'anima, e che ogni tanto piangeva così forte sa non poter fare a meno di sentirla.Due. Due nature, due persone. Luce e ombra. Magari, rifletté, tutti sono così”.

In commissariato, con incarichi amministrativi, le due anime storiche del posto, rimasti illesi dall'inchiesta interna per droga: il vice commissario Pisanelli, che segue una sua inchiesta su strani suicidi nel quartiere. E il vice sovrintendente Ottavia Calabrese, esperta di computer e di indagini informatiche. Come gli altri, anche loro hanno un fardello alle spalle: Pisanelli, il vuoto lasciato dalla moglie, morta per un tumore. La Calabrese un rapporto familiare sempre più difficile.
Non hanno nulla da perdere, questi poliziotti, e questa nuova esperienza è anche un motivo di riscatto: l'indagine sulla morte della moglie del notaio porterà alla luce una storia di tradimenti, dentro il mondo dorato della Napoli bene, che non sa cosa siano miseria, fame e povertà.
Quella dei circoli esclusivi, delle vacanze in posti rinomati, ma anche dei pettegolezzi e con tanta gente che da fuori vorrebbe entrarci:
“Ispettore lei conosce questa città? In realtà sono tre, le città. Una., quella che conta veramente, è un paesino con poche migliaia di abitanti. Una seconda è formata da quelli che hanno un lavoro, uno stipendio, e vive di 27 in 27 sperando di potersi permetter una vacanza al mare. La terza, un milione di abitanti, si arrangia e cerca di sopravvivere meglio possibile.[..]
- Entrare nella prima città non è semplice. Non perché sia popolata da persone migliori delle altre, sia chiaro: per la quasi totalità sono deficienti, personaggi superficiali e inetti che non hanno problemi da generazioni e nemmeno saprebbero fronteggiarli. Ma hanno soldi. Tanti soldi. E non li mollano per nessuna ragione”.
Anche il piccolo caso di De Nardo e Romano rivelerà uno spaccato di un mondo dove la povertà porta a dover fare scelte estreme.

Sono convinto che “I bastardi di Pizzofalcone” sia l'inizio di un nuovo filone per Maurizio De Giovanni, dopo le storie ambientate nella Napoli del secolo passato col commissario Ricciardi.
Un nuovo filone, con nuovi personaggi, anche se la Napoli degli estremi (miseria e nobiltà, per citareun film di Totò) è sempre la stessa. E dove sono sempre le stesse le ragioni del male. La miseria, l'amore, il tradimento.
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