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I cinque eventi che potrebbero rivoluzionare il comicdom statunitense nel 2012

Creato il 14 dicembre 2011 da Comixfactory

I CINQUE EVENTI CHE POTREBBERO RIVOLUZIONARE IL COMICDOM STATUNITENSE NEL 2012

una affollata manifestazione del fumetto


Qualche giorno fa vi ho riportato alcune dichiarazioni di Mark Millar (le trovate QUI) secondo le quali nei prossimi dodici mesi il mondo del fumetto statunitense sarebbe stato stravolto da una rivoluzione. Che si tratti di una cassandra, di affermazioni esagerate o di una previsione assolutamente azzeccata solo il tempo saprà dircelo, nel frattempo, però, il sempre puntuale Rich Johnston di Bleeding Cool ha provato a mettere nero su bianco i cinque punti nodali che potrebbero spingere il mercato del fumetto verso la paventata rivoluzione. Vediamoli!
1. Il crollo della Diamond (*)
Non è un segreto che Steve Geppi, unico proprietario della Diamond Comic Distributors e Diamond Book Distributors, sia molto indebitato. La totalità del suo patrimonio è stata valutata intorno al milione di dollari, mentre il valore della Diamond è stimato ben al di sopra di questa cifra, questo significa che gran parte dei debiti gravano sul suo patrimonio personale - e sulla compagnia. Mese dopo mese le vendite effettuate attraverso i canali distributivi della Diamond diminuiscono, mentre le case editrici sfruttano altri canali per vendere le raccolte in volume delle loro serie. Il New 52 ha aiutato a invertire questa tendenza, ma nel lungo periodo che effetti produrrà? La messa a punto di una piattaforma di vendita digitale, tentativo di avvicinare i nuovi lettori, le riuscirà a far guadagnare una parte del terreno perduto? In caso di bancarotta, Marvel e DC potrebbero intervenire in qualità di finanziatori o azionisti? Me sarebbe possibile? Le due case editrici potrebbero svelare l'una all'altra i piani editoriali? O il mercato si potrebbe all'improvviso trovare spaccato. con tutte le perdite che questo potrebbe comportare? Bisogna comunque dire che la Diamond ha creato una via efficiente di distribuire qualsiasi fumetto a qualsiasi fumetteria lo volesse. Facendoli arrivare il mercoledì. E il tracollo della Marvel Heroes World ha dimostrato che non è un merito da poco.
(*) Diamond è il più grande distributore da fumetteria presente sul suolo americano. 
2. La grandi case editrici non sono più imbarazzate dal ricorrere alla raccolta di fondi da parte dei lettori  per sovvenzionare progetti 
In Francia il più grande editore di fumetti - e il terzo editore in assoluto - ha lanciato una campagna di raccolta fondi per finanziare i suoi piani editoriali (ve ne ho parlato QUI). Negli USA Boom, IDW e Image sono ben contente di pubblicare fumetti finanziati da Kickstarter e Indiegogo. Se anche Marvel e DC dovessero farsi sedurre dalle sirene della raccolta fondi questo permetterebbe agli appassionati, e ancor più, agli attivisti della raccolta fondi di essere coinvolti direttamente nelle scelte editoriali delle Major.
3. La lista della salute, quella della salute con qualche malattia, esternalizzazione
Già da tempo Marvel e DC hanno adottato tariffari differenti per lo stesso tipo di lavoro a seconda del comic book per il quale esso venga effettuato. Letteristi, coloristi e inchiostratori sono pagati diversamente a seconda della serie sulla quale prestano la loro opera e c'è il sospetto che i prossimi a cui toccherà questa politica saranno disegnatori e sceneggiatori. Già da tempo coloro che hanno sottoscritto un contratto in esclusiva vengono estromessi da quelle serie le cui vendite non soddisfacenti non giustificherebbero il loro costo; ma con le vendite di alcuni titoli che scendono sempre più, sembra che creare una relazione tra le tariffe corrisposte agli autori e le vendite delle serie sulle quali lavorano sia una scelta molto popolare. Poi c'è l'esternalizzazione. Perché bisognerebbe sostenere i gravosissimi costi per mantenere una redazione negli uffici di Manhattan o Burbank? Non ci sono forse posti più economici? Non ci si può affidare maggiormente alle telecomunicazioni? Non si può decidere di affidare ad altri le proprie licenze, facendo realizzare a loro  i fumetti, e limitarsi a percepire i canoni di concessione? Negli anni '80 ci aveva pensato la DC, che fu da un passo dall'appaltare i suoi personaggi alla Marvel, ma siamo certi che in molti sarebbero pronti. Tuttavia le major sembrano ancora molto affezionate al sistema delle loro redazioni e dei freelancer. Ma non bisogna sottovalutare il potere dei contabili.
4. Che cosa succederebbe se l'ennesimo crossover si rivelasse un flop? 
Forse non sarà stato un crossover, ma il New 52 è stato un grosso evento. I prequel di Watchmen non sembrano essere da meno così come l'annunciato X-Men Vs Avengers della Marvel. Ma sin da quando  Civil War ha rivitalizzato l'idea dei grandi eventi narrativi, le vendite, un grande evento dopo l'altro, sono diminuite sempre più fino al punto che Fear Itself ha venduto meno di The Flash. Mentre si svolgeva Civil War i numeri delle serie regolari coinvolti nel crossover in molti casi raddoppiavano le loro abituali tirature;  durante Fear Itself rimanevano sostanzialmente stazionarie, mentre alcune scendevano. Flashpoint, dal canto suo, non ha infiammato il mondo. Non il nostro almeno. La Marvel ha coinvolto tutti i suoi nomi migliori nel loro prossimo crossover, nella speranza che, come la Fenice, questo la faccia rinascere dalle ceneri. Ma per quanto tempo possono farlo ancora? Tre dei maggiori cambiamenti che ha subito l'universo Marvel durante  Fear Itself sono stati cancellati con un colpo di spugna nei tre speciali conclusivi pubblicati il mese successivo alla conclusione della miniserie.
5. L'esodo dei grandi nomi? 
Se fossi uno scommettitore, e conoscendo il modo nel quale Mark Millar ama dire le cose, direi che Bryan Hitch sta per lasciare la Marvel per lavorare su progetti creator owned, con tutta probabilità sotto l'etichetta Millarworld. O forse nel suo personalissimo HitchWorld. Ha già messo in cantiere una serie creator owned in coppia con Jonathan Ross, Olympus, e non c'è nessuna ragione per la quale questa serie debba essere pubblicata dalla Marvel - soprattutto se Bryan non continuerà a lavorare con loro. Ma per creare un impatto significativo sul mercato del fumetto sarebbe necessario che questa tendenza fosse di dimensioni più ampie. Molti grandi autori lo hanno fatto o stanno riducendo il loro apporto alle serie prodotte dalle Big Two, gente del calibro di Alan Moore, Frank Miller, Neil Gaiman, Warren Ellis, Garth Ennis, Brian K Vaughan… e anche Brian Bendis sta abbandonando il franchise dei Vendicatori. Mark Millar aveva predetto qualcosa del genere affermando che Hollywood avrebbe attratto i grandi autori. Forse questo non è accaduto del tutto perché questi autori hanno trovato altri modi per lavorare ai loro progetti personali con garanzie di maggiore libertà creativa e controllo sulle loro proprietà. Ma come sempre accade, altre persone prenderanno i posti lasciati liberi e il ciclo inizierà nuovamente.

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