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Creato il 31 agosto 2013 da Ifilms

CHILD OF GOD LOCANDINADopo quel ritratto disperato del mondo redneck visto ieri in Joe, Venezia 70 ospita un altro viaggio nel cuore nero dell'America rurale. A guidarci è stavolta l'incredibilmente eclettico James Franco (attore-regista-artista visivo-più varie ed eventuali) che porta in concorso Child of God, tratto dall'omonimo romanzo scritto nel 1973 da Cormac McCarthy e parte di una trilogia da lui dedicata a grandi scrittori americani, dopo As I Lay Dying (da Faulkner) e prima dell'imminente Bukowski.

Tutto si può dire di Franco, ma non che gli manchi l'ambizione. Se McCarthy è probabilmente uno dei più grandi romanzieri contemporanei (sfruttatissimo al cinema, da Non è un paese per vecchi a The Road), Child of God è materia ardua e difficile da far digerire al grande pubblico: la storia di Lester Ballard, pazzo solitario che vive nei boschi del Tennessee degli anni 50 e diventa un serial killer necrofilo, è interamente basata sulle azioni folli ed estreme del suo protagonista, interpretato dal semisconosciuto Scott Haze che si cimenta in performance di impressionante potenza (Franco si è ritagliato solo un piccolissimo ruolo).

Brevi stralci del romanzo scorrono a caratteri cubitali sullo schermo, una splendida colonna sonora folk-bluegrass (musiche originali di Aaron Embry) incornicia il racconto, diviso in tre capitoli. Lester (orfano di padre suicida, abbandonato dalla madre) è un reietto che vive in una sorta di stato animalesco, un rifiuto subumano dominato solo dagli istinti primordiali. Prima lo vediamo rappresentato in tutta la sua ferocia primitiva, grondante odio e disprezzo verso la società civile con cui non riesce a rapportarsi; proprio quando sembra inserirsi in un bizzarro percorso verso una sorta di umanizzazione, la follia si impossesserà definitivamente di lui, portandolo alla violenza più estrema.

Quello di Ballard è un personaggio pazzesco, che disgusta e intenerisce allo stesso tempo: almeno prima che la sua furia esploda, è impossibile non empatizzare con lui. E la regia di un particolarmente ispirato Franco riesce a regalare al film, dominato da una carnalità disperata e da una ferocia visiva non comune, efficaci toni di lirismo, persino nelle sequenze più disturbanti.

 

Voto: 3/4


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