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I migliori film oggi sulla tv in chiaro (dom. 30 marzo 2014 – daytime)

Creato il 30 marzo 2014 da Luigilocatelli

7 film

Oltre il giardino di Hal Ashby, Iris, ore 11,15.

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Di quei film che al loro tempo fecero il botto e poi, chissà perché, son finiti nel cono d’ombra, son sprofondati nell’oblio collettivo. Che li si potrebbe chiamare, in assonanza con i cold cases della cronacaccia nera (e della serialità tv), cold movies. Film freddi e spettrali da riesumare dagli archivi e cui insufflare nuova vita. Da rivedere, questo Oltre il giardino del 1980 (in originale più incisivamente Being There, Esserci), per vedere l’effetto che fa. La penultima interpretazione di Peter Sellers, che lo portò alle soglie dell’Oscar, e ce lo fa rimpiangere ancora oggi. Trama quasi irraccontabile, da un libro del polacco-americano di radici ebraiche Jerzy Kosinsky, la cui vita fu complicata e perfino romanzesca, e finì in suicidio. C’è qualcosa, forse molto, della cultura e delle narrazioni yiddish in questa storia con al centro un uomo dolcemente folle, fuori dal mondo, che oggi definiremmo autistico, apparentabile alla figura della tradizione ebraica centro- ed est-europea dello schlemiel. Un giardiniere di nome Chance, un bambino eterno, un folle di Dio, dopo la morte del padrone che l’ha preso con sé e protetto, è obbligato a uscire da quella casa dove ha sempre vissuto. Si inoltrerà nel mondo e comincerà la sua incredibile avventura. Salvato e raccolto, come un cane randagio, dalla moglie di un influente uomo politico (siamo a Washington), diventerà inconsapevolmente una sorte di guru, di sfinge, di oracolo per la corte della capitale che scambierà le sue surreali parole, i suoi commenti-non commenti svagati, per preziosi tesori sapienzali. Per acute e profondissime metafore e trivellazioni del reale. Cosa mai ci voleva dire Kosinski? Perché è chiaro che il messaggio c’era, c’è. Being There è una parabola, forse, sul potere della perfetta idiozia, o sull’ottusità del potere che scambia il nulla per il tutto ed è sempre pronto a fabbricare nuovi idoli. O sull’innocenza più forte di ogni astuzia e arroganza. O sulla santità. Certo non si dimentica Peter Sellers che fa suo Chance e nello stesso tempo ci si identifica in toto, in una mimesi impressionante, in un abbattimento di ogni barriera tra persona e personaggio. Che è quanto ci ha sempre turbato e continua a turbarci in lui quando lo rivediamo sullo schermo piccolo o grande. Regia di Hal Ashby, uno dei nomi-guida della New Hollywood anni Settanta celebrata lo scorso novembre al Torino Film Festival con una molto vasta e amata dal pubblico retrospettiva. Il regista, per dire, di L’ultima corvée, Harold e Maude e Tornando a casa. Con Sellers ci sono Shirley McLaine e il glorioso Melvyn Douglas, uno che veniva dalla Golden Hollywod dei Lubitsch e dei Borzage, e che per Oltre il giardino avrebbe poi vinto l’Oscar come best supporting actor.

La grande fuga di John Sturges, Rai Movie, ore 15,35.
Magnifico prison-movie del 1963. Un gruppo di soldati inglesi e americani detenuti in un campo di prigionia tedesco durante la guerra progettano l’evasione. Ce la faranno. Steve McQueen salta i reticolati con la moto ed entra nella leggenda. Dirige John Sturges. Epico. Un prototipo che verrà copiato e replicato infinite volte, compresa la fuga dei giocattoli dall’asilo-lager di Toy Story 3.

L’uomo di Alcatraz di John Frankenheimer, La7, ore 14,40.
Carcerario di John Frankenheimer del 1962, allora molto bene accolto da critica e pubblico. La storia vera di un pluriomicida che, nella sua prigionia ad Alcatraz, incomincia a osservare il comportamento degli uccelli fino a diventare un esperto ornitologo. Di quei racconti di colpa e redenzione che fanno impazzire soprattutto l’America. Nomination all’Oscar e Coppa Volpi a Venezia per Burt Lancaster.

Cornetti alla crema di Segio Martino, Rete 4, ore 14,47.
Diretto dal 1981 da Sergio Martino, è considerato tra i migliori Banfi-movies, nel senso di meno selvaggi e più accettabilmente bon ton (insomma, ecco). Una commmedia di doppi sensi che, pur restando nei erimetri del genere scollacciato (come si diceva allora con adorabile e desueto vocabolo), sa essere anche a modo suo garbata e divertente. Un sarto di abiti talari per il Vaticano e dintorni conosce in viaggio una aspirante soprano e ci perde la testa. Quando lei verrà a Roma lui, essendo sposato e non porendola ospitare, si farà dare una mano dal vicino cuccatore. Sarà l’inizio di una girandola di qui pro quo, tradimenti, colpetti di scena. Una pochade realizzata con mestiere e con un cast adeguato. Oltre a Banfi, Edwige Fenech, Gianni Cavina, Marisa Merlini e Milena Vukotic. Così ridevano, così ridevamo. Un culto, come quasi tutti i film di Banfi.

Ritratto di signora di Jane Campion, Iris, ore 16,31.
È un ottimo momento per Jane Campion, tornata a far parlare molto di sé con la serie tv Top of the Lake, un Twin Peaks, dunque assai ambiguo e minaccioso, però giù nei geli della Nuova Zelanda meridionale. A maggio sarà poi presidentessa di giuria al Festival di Cannes. Riconsideriamola allora, e torniamo a guardare ai suoi classici, e non solo il palmadorato Lezioni di Piano. Questo Ritratto di signora, per esempio, girato nel 1996 con una Nicole Kidman al suo massimo storico e il sempre ghignante John Malkovich. La giovane americana Isabel Archer si reca al seguito di una zia in Europa, prima in Inghilterra poi a Firenze, dove resterà impigliata in un reticolo di trame e inganni. Da Henry James, uno dei plot così tipicamente suoi di confronto-scontro tra vecchio e nuovo mondo. Ma qualcosa non funziona in questo pur notevole film. Forse Jane Campion è incompatibile con le sottigliezze e le nervature psicologiche di Henry James, lei è una muscolare dei sentimenti e delle passioni, le ombre, i chiaroscuri non le si addicono.

United 93 di Paul Greengrass, Class Tv, ore 16,30.
Di Paul Greengrass (The Bourne Supremacy, Green Zone), questo United 93 è la ricostruzione molto attendibile e ben girata di quel che successe sull’aereo che l’11 settembre si schiantò contro il Pentagono. Nomination all’Oscar ma incassi non altissimi, a ulteriore conferma che l’11 settembre al cinema non paga (come la guerra in Iraq). Però il film, del 2004, è bello, onesto e allarmante. Di tensione quasi insostenibile.

Per favore, non toccate le vecchiette di Mel Brooks, Rai Movie, ore 18,40.
Capolavoro del primo Mel Brooks, dell’anno 1968. Paradossale e iresistibile, e molto, molto yiddish. Un ciarlatanesco impresario teatrale sempre senza soldi (per tirar su qualche dollaro seduce vecchie signore, insomma fa il gigolò) viene a sapere da un contabile – non così scemo come sembra – che potrebbe guadagnare di più da un fiasco che da un successo (non si pagano i  creditori ecc. ecc.). Dunque, caccia a uno spettacolo da allestire così schifoso ma così schifoso da essere votato al disastro. E il nostro incappa nello sciagurato musical Primavera per Hitler, scritto da un fervente reduce nazista per celebrare il suo idolo-führer. Di peggio non si può immaginare, e così via con la produzione. Ma Primavera per Hitler sarà incredibilmente un trionfo, la sua denezialità sedurrà il pubblico, rovinando i piani dell’impresario. L’ebreo newyorkese Mel Brooks ha il coraggio leonino di tirare in ballo i fantasmi hitleriani e dell’Olocausto, sbeffeggiandoli ma, anche amaramente e assai lucidamente, alludendo alla fascinazione che possono ancora esercitare sulle menti. Con la grandissima coppia Zero Mostel (un genio) e Gene Wilder. Oscar 1968 per la migliore sceneggiatura originale. Diventerà un classico di Broadway e tornerà in cinema in un remake come The Producers.


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