Gli scogli che non solo possono arginarne il mare di consenso, ma anche far naufragare l’Invencible Armada renziana, sono tutti di natura squisitamente economica. Lo stallo della ripresa, l’inarrestabile emorragia occupazionale (in primo luogo giovanile), le falle di un sistema economico obsoleto e impelagato nelle ragnatele dei corporativismi e dei clientelismi, il disordine dei conti pubblici sono i veri nodi al pettine che il Governo Renzi dovrà per forza di cose sciogliere con urgenza, se non vorrà pagare dazio ben al di sopra delle reali responsabilità dell’esecutivo guidato dall’ex sindaco fiorentino. Il bonus Irpef – per altro difficilmente allargabile, vista la congiuntura, a classi di lavoratori ugualmente in sofferenza -, così come il decreto Sblocca Italia, non potranno che risultare dei palliativi poco efficaci, se non saranno sostenuti da una revisione strutturale del sistema economico e da una messa a regime dell’unico settore a vocazione trainante dell’economia italiana: il patrimonio artistico, culturale ed ambientale. Su questi punti – e non sul successo o meno delle riforme – Renzi si giocherà il consenso ottenuto e il suo avvenire politico. Di fronte alla pancia vuota di sempre maggiori fasce di popolazione, anche l’alibi di un Parlamento rallentato, se non bloccato, dall’ostruzionismo strumentale delle opposizioni non potrà reggere.