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I retroscena dell’amicizia tra Putin ed Erdogan

Creato il 11 febbraio 2013 da Geopoliticarivista @GeopoliticaR
I retroscena dell’amicizia tra Putin ed Erdogan

La Russia rappresenta l’erede geopolitico dell’ex Unione Sovietica. Negli ultimi anni e sotto la guida del Presidente Vladimir Putin, il paese ha cercato di trarre vantaggi strategici dalle proprie risorse energetiche utilizzate come strumento d’influenza in politica estera. Di conseguenza, il paese è stato non solo capace di migliorare le proprie condizioni economiche e introdurre effettive riforme militari e politiche, ma anche di avanzare velocemente verso la riconquista della posizione di leadership mondiale. Al contrario, [il Primo Ministro turco Rece Tayyip] Erdogan ha intrapreso una strada completamente rivoluzionaria per riorganizzare la moderna economia della Turchia e trasformare così il paese in una potenza regionale e in un attore globale. La cordialità dipolomatica tra Putin ed Erdogan, risultato di esperienze politiche ed economiche simili, deriva proprio da queste esperienze comuni. I due dirigenti si sono incontrati fino a oggi 30 volte; un numero molto elevato nell’ambito della diplomazia internazionale. Nello stesso lasso di tempo gli incontri di Erdogan con altri leader di rilievo sono stati: 23 con [il Presidente degli Stati Uniti Barack] Obama, 17 con [il Cancelliere tedesco Angela] Merkel, 23 con [l’ex Primo Ministro italiano Silvio] Berlusconi, e 23 con [il Presidente dell’Azerbaigian Ilham] Aliyev. In altre parole, durante la sua carriera politica, Erdogan ha tenuto il maggior numero di incontri diplomatici e negoziati con Putin.

L’ultimo incontro tra i due leader, tuttavia, tenutosi il 3 dicembre 2012 durante la visita di Putin a Istanbul, si è rivelato di speciale importanza internazionale. Putin avrebbe dovuto visitare Istanbul qualche mese prima, ma la visita diplomatica fu posticipata apparentemente a causa di problemi di salute di Putin. Chiaramente molti analisti hanno ipotizzato che il ritardo fosse, in realtà, la reazione di Mosca alla riluttanza di Ankara a spiegare ai Russi le ragioni alla base della decisione di bloccare a terra un velivolo russo diretto in Siria, sequestrandone il carico. L’incidente ha portato a controversie politiche riportate sui media di entrambe le parti. Perciò, quando questa importante visita è stata effettuata con qualche mese di ritardo, molti analisti si aspettavano brusche sottolineature da entrambe le parti. Tuttavia, quanto pubblicato dei media ha ritratto una situazione completamente diversa.

Le relazioni tra i Russi e i Turchi sono di natura molto complicata. E da molto tempo. Da quando gli imperi russo e ottomano cominciarono a esercitare la propria influenza su zone molto ampie della distesa eurasiatica, i due paesi svilupparono acerrime rivalità geopolitiche. Dunque le relazioni tra Russi e Turchi furono determinate da ambizioni geopolitiche delle due nazioni in zone strategiche come il Mar Nero e il Caucaso. La principale motivazione alla base di queste ambizioni può essere ricercata nella strategia geopolitica adottata dai Russi di creare un corridoio geostrategico attraverso il quale ottenere accesso diretto alle acque internazionali. D’altro canto, la strategia geopolitica dei Turchi è stata piuttosto simile: creare un corridoio di accesso diretto all’Asia Centrale (Turkestan). A seguito della caduta dell’Unione Sovietica, i Russi si ritirarono dal centro dell’Asia creando un vuoto geopolitico in tale parte dell’Eurasia, di importanza geostrategica cruciale per entrambe le parti. Tuttavia, questa situazione non durò a lungo e le ambizioni geopolitiche si riaccesero. Successivamente, secondo la nuova congiuntura geopolitica della regione, la Russia e la Turchia, rispettivamente sotto la guida di Putin ed Erdogan (età dell’oro per le relazioni bilaterali tra Ankara e Mosca), decisero di ridurre queste ambizioni strategiche che avrebbero condotto a un aumento delle tensioni tra i due paesi. Di conseguenza le due nazioni hanno raggiunto una sorta di coesistenza geopolitica pur mantenendo le loro rivalità geo-economiche in linea con i rispettivi interessi geopolitici.

Molti analisti ritengono che, sebbene il recente incontro tra Putin ed Erdogan a Istanbul fosse parte del terzo convegno del consiglio di cooperazione ad alto livello dei due paesi, l’atmosfera generale del colloquio è stata adombrata dalle ambizioni geopolitiche delle due parti. Questa volta, però, la causa principale dell’esistenza di tale nodo gordiano nelle relazioni geopolitiche tra Ankara e Mosca dovrebbe essere ricercato nell’area geografica del Medio Oriente. Questo nodo complicato è direttamente legato agli sviluppi rivoluzionari, politici e geopolitici nel mondo arabo. Quest’ultimo è caratterizzato da sviluppi notevolmente complicati i cui effetti si vedono anche in Siria.

Risulta dunque evidente che Russi e Turchi hanno punti di vista diversi sui persistenti sviluppi in Siria. In termini geopolitici, la Siria ha un significato speciale per i Russi. La Russia, infatti, possiede una base navale sulle coste del Mediterraneo, nella città siriana di Tartus che è di speciale importanza per la flotta navale di Mosca. Il fatto di avere questa base navale rappresenta un vantaggio strategico notevole per i Russi in quanto permette loro di essere fisicamente presenti in una zona geopoliticamente sensibile nella regione mediterranea nonché vicini alle vie più importanti per la comunicazione e gli scambi commerciali ed economici che collegano l’Europa, l’Asia e l’Africa. In altre parole, questa è una zona geografica che, alla luce dei nuovi sviluppi e movimenti specialmente in campo energetico, è potenzialmente capace di sostituirsi al Golfo Persico. La stessa area geografica è parimenti importante per i Turchi. Infatti, se questa regione è un’importante arena per le rivalità tra Russi e Statunitensi, per i Turchi è ugualmente significativa per limitare l’influenza dell’Iran. Di pivotale importanza specialmente dopo la creazione di un corridoio strategico sciita per il governo iraniano grazie agli sviluppi nel sistema politico dell’Iraq, inclusa l’entrata e l’uscita di truppe statunitensi e l’emancipazione di gruppi sciiti nei paesi limitrofi, che permette a Teheran di avere accesso diretto alle acque internazionali del Mediterraneo. I Turchi, inoltre, ritengono che a seguito dei nuovi orientamenti religiosi strategici nello scacchiere politico del Medio Oriente e alla luce della persistente crisi siriana, tale area geografica rappresenti la miglior scelta per uscire dall’isolamento geopolitico attraversando così il muro degli sciiti in modo da raggiungere direttamente il mondo sunnita.

Perciò, è evidente che gli sforzi per cambiare il sistema politico in Siria sono in linea con le tendenze politiche, geopolitiche e strategiche di Turchi, Arabi e paesi occidentali. Sono volte alla creazione di un gap geopolitico nella profondità strategica dell’Iran e all’eliminazione della presenza russa in questa parte del mondo, specialmente quello arabo. Quindi ci sono diverse questioni al momento, emerse come grandi sfide politiche nelle relazioni tra Russi e Turchi. Esse includono il tipo e la natura degli attuali sviluppi politici e geopolitici nel paese (Siria) e le conseguenti mosse politiche dei Turchi, altresì in linea con le politiche di Washington, specialmente il dispiegamento di missili Patriot lungo il confine tra Turchia e Siria. Tale questione ha gettato ombra sul recente incontro tra Putin ed Erdogan. È stata la chiara dimostrazione che, malgrado preoccupazioni comuni riguardo questi sviluppi, i due paesi hanno differenze basilari per quanto riguarda le possibili soluzioni per cambiare la struttura politica in Siria. Molti analisti politici sostengono che questi sviluppi colpiscano direttamente gli interessi nazionali e strategici russi e turchi. Di conseguenza, hanno in qualche modo aizzato questi due paesi l’uno contro l’altro e hanno dato luogo ad ambizioni geopolitiche cariche di tensioni.

Alla luce di quanto esposto, il recente incontro tra Putin ed Erdogan è stato diverso. Definito come un grande successo per la diplomazia e l’economia tra i due paesi, l’incontro ha rivelato una chiara immagine del confronto tra le realtà geo-economiche e le ambizioni geopolitiche dei due paesi. Durante l’incontro, Ankara e Mosca hanno firmato 11 accordi commerciali ed economici. Un rapido sguardo alle relazioni commerciali ed economiche tra le due parti dimostra chiaramente che queste relazioni hanno registrato un’importante crescita nell’ultimo decennio, in concomitanza cioè con l’insediamento di Putin ed Erdogan rispettivamente a Mosca e Ankara. Attualmente, la Turchia è il secondo partner commerciale della Russia e, viceversa, la Russia è il secondo partner commerciale della Turchia. Conseguentemente, il volume degli scambi commerciali tra i due paesi è aumentato di circa 35 miliardi di dollari negli ultimi anni e le previsioni indicano un aumento fino a 100 miliardi di dollari come risultato della convergenza di visioni tra Putin ed Erdogan. Questo sviluppo dimostra che i due paesi sono determinati a potenziare le relazioni strategiche pur mantenendo le loro differenze, altrettanto strategiche.

Il contentuto dei dialoghi tra Putin ed Erdogan durante il loro ultimo incontro mostra chiaramente la decisione condivisa di approfondire e potenziare i loro interessi in un contesto pienamente geoeconomico. Questo obiettivo sarà raggiunto attraverso cooperazioni economiche, commerciali, culturali, scientifiche e tecniche, specialmente grazie allo scambio di prodotti ed energia, attività bancarie, così come vari tipi di contratti e la cooperazione turistica. Risulta evidente che un’analisi degli interessi geopolitici di entrambe le parti mostra che queste decisioni prese dai due paesi sono il risultato di forze geopolitiche. In altre parole, Putin è piuttosto consapevole dell’importanza e del ruolo dei Turchi nella congiuntura geopolitica futura del mondo islamico, spiecialmente in Medio Oriente. È altresì consapevole del progetto di rendere l’area dell’Anatolia un ganglio per il trasferimento di energia. La Turchia prevede anche di svolgere un ruolo speciale nei prossimi equilibri di potenza regionali e mondiali, esercitando la propria influenza in questo corridoio, decisamente geostrategico, come importante alleato di Washington. D’altro canto, Erdogan è altrettanto consapevole che attraverso un’indulgenza geoeconomica potrebbe persino superare le ambizioni geopolitiche della Russia nel cuore dell’Asia.
Allo stesso tempo, gli accordi economici raggiunti dalle due parti a seguito dell’incontro sono così attraenti per alcuni circoli politici che, nonostante le profonde differenze esistenti riguardo la risoluzione migliore della crisi siriana, alcuni analisti suppongono che l’incontro sia stato, in realtà, “l’accordo di Putin sulla testa di [Presidente siriano Bashar] Assad”. Ora, considerata l’atmosfera generale che governa le correnti politiche regionali, si vedranno, certamente, gli effetti dei suddetti accordi nel futuro prossimo.

(Traduzione dall’inglese di Alessandra Giammattei)


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