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I sette difetti fatali del relativismo

Creato il 04 aprile 2014 da Uccronline

RelativismoIl relativismo morale è un tipo di soggettivismo che sostiene che non esistano valori morali oggettivi, non esiste nulla di eticamente giusto o sbagliato e le persone possono e devono fare quel che ritengono giusto per loro. La morale, dicono, è un’illusione evolutiva e può definirsi come il costume del proprio paese e l’attuale sensazione dei propri coetanei.

La verità etica è soggettiva dunque non si trova all’interno dell’uomo, non esiste alcuna legge morale interiore e tanto meno hanno ragione le religioni quando la richiamano. Tuttavia chi si riconosce in tale posizione assume una responsabilità e non può far finta che non ci siano conseguenze. In particolare un blog evangelico australiano, “Faith Interface”, ne ha rilevate sette.

1° DIFETTO: i relativisti morali non possono accusare gli altri di sbagliare.
Il relativismo rende impossibile criticare il comportamento degli altri perché nega qualcosa di “giusto” o “sbagliato” a livello etico. Se uno crede che la morale sia personale allora non è possibile dare giudizi morali oggettivi circa le azioni degli altri, non importa quanto offensive siano alla propria sensazione di giusto o sbagliato. Criticare un comportamento altrui significa voler imporre il proprio soggettivo punto di vista. Di conseguenza, un relativista coerente non dovrebbe/potrebbe opporsi all’omicidio, allo stupro, alla pedofilia, al razzismo, al sessismo, alla distruzione ambientale o alle leggi anti-gay. Quando giusto e sbagliato sono una questione di scelta personale bisognerebbe arrendersi al privilegio di dare giudizi morali sulle azioni degli altri. Lo ha ben spiegato Joel Marks, professore emerito di filosofia presso l’University of New Haven: «senza Dio, non c’è moralità. Anche se parole come “peccato” e “male” vengono usate abitualmente nel descrivere per esempio le molestie su bambini, esse però non dicono nulla in realtà. Non ci sono “peccati” letterali nel mondo perché non c’è Dio letteralmente e, quindi, tutta la sovrastruttura religiosa che dovrebbe includere categorie come peccato e il male. Niente è letteralmente giusto o sbagliato perché non c’è nessuna moralità». Se invece siamo certi che alcune cose devono essere sbagliate oggettivamente e che alcuni giudizi contro o a favore della condotta altrui sono giustificate, allora il relativismo è falso ed è necessario credere ad una legge morale oggettiva e pre-esistente all’uomo.

2° DIFETTO: i relativisti non possono lamentarsi del problema del male.
La realtà dell’esistenza del male nel mondo è una delle prime obiezioni sollevate contro l’esistenza di Dio. L’intera obiezione fa perno sulla constatazione che esiste il male, ma il male è un giudizio etico oggettivo e non può esistere se i valori morali sono relativi all’osservatore. Il relativismo è incompatibile con il concetto che esista un male morale e l’esistenza di un male morale oggettivo è incompatibile con l’ateismo. I relativisti devono arrendersi al concetto di un male oggettivo e dunque all’esistenza di Dio, oppure devono evitare di usare il problema del male nel mondo (teodicea) come argomento contro l’esistenza di Dio.

3° DIFETTO: i relativisti non possono accettare elogi o incolpare nessuno.
Il relativismo rende i concetti di lode e di biasimo privi di senso, perché nessuno standard esterno di misura può definire ciò che dovrebbe essere applaudito o condannato. Chi lo decide? Senza assoluti non c’è nulla di male in definitiva, deplorevole, tragico o degno di biasimo. Né c’è qualcosa in definitiva di buono, onesto, nobile o degno di lode. Dal momento che la morale è una finzione e va rimossa dal vocabolario, così i relativisti devono necessariamente rimuovere anche la parola elogio e colpa. Se le nozioni di lode e di biasimo sono valide, allora il relativismo è falso.

4° DIFETTO: i relativisti non possono accusare di giustizia o ingiustizia.
Sotto il relativismo le nozioni di equità e giustizia sono incoerenti dato che i due concetti implicano che le persone dovrebbero ricevere un trattamento equo basato su alcuni standard esterni concordati. Tuttavia il relativismo elimina qualsiasi nozione di norme esterne vincolanti. La giustizia comporta la punizione dei colpevoli, ma chi decide cosa è giusto o sbagliato? La maggioranza di opinioni simili in una data società, così in un paese a maggioranza cannibalista, anti-gay o pedofilo diventerebbe giusto essere cannibali, anti-gay e pedofili. Se il relativismo è vero non esiste qualcosa come la giustizia o l’equità e ciò che è giusto viene deciso arbitrariamente dalla maggioranza delle opinioni della società. Se le nozioni di giustizia e di equità hanno senso al di là delle opinioni personali, allora il relativismo è falso.

5° DIFETTO: relativisti non possono migliorare la loro moralità.
I relativisti possono cambiare la loro etica personale o della società in cui vivono, consapevoli che essa è ultimamente illusoria poiché non appoggia su alcun fondamento. Ma non potranno mai cercare di diventare persone migliori o cercare di migliorare eticamente la società dato che non è concepibile qualcosa di “più” morale o etico. L’etica e la morale possono mutare ma non potranno mai migliorare in quanto non esiste uno standard obiettivo di miglioramento. Se il progresso morale sembra essere un concetto che ha senso, allora il relativismo è falso.

6° DIFETTO : i relativisti non possono partecipare a significative discussioni morali.
Se la morale è relativa e tutte le opinioni sono uguali, allora nessun modo di pensare è migliore di un altro. Sostenere che il gelato è buono e che i bambini vanno uccisi ha lo stesso valore morale, nessuna posizione morale può essere giudicata adeguata o carente, irragionevole, accettabile o barbara. Le controversie etiche hanno senso solo se la morale è concepita come oggettiva e dunque va discusso qual è il modo migliore per aderire ad essa. Se la nozione di confronto etico ha un senso intuitivo, allora il relativismo morale è falso.

7° DIFETTO: I relativisti non possono promuovere il principio di tolleranza.
Il principio morale della tolleranza verso l’opinione altrui in quanto non esiste una verità superiore si auto-confuta. Ironia della sorte, il principio di tolleranza è considerato una delle virtù principali del relativismo: occorre tollerare tutti i punti di vista diversi dal nostro, tuttavia se esistono regole morali oggettive non ci può essere alcuna regola che imponga la tolleranza come principio morale superiore a cui tutti devono sottostare. La tolleranza non ha alcun fondamento in una prospettiva relativista e i relativisti violano il loro stesso principio di tolleranza quando non riescono a tollerare le opinioni di coloro che credono nelle norme morali oggettive. Il principio di tolleranza è estraneo al relativismo, tuttavia se la tolleranza sembra essere una virtù, allora il relativismo è falso.

Abbiamo visto sinteticamente 7 motivi per cui il relativismo non è filosoficamente sostenibile: si auto-confuta, è ipocrita e logicamente incoerente. Il relativismo morale, in conclusione, è completamente invivibile a livello pratico e chiunque, credenti o non credenti, necessariamente si appoggiano alla legge morale al loro interno (spesso sbagliando ad interpretarla) la quale si può giustificare -come spiegava Kant- soltanto ammettendo l’esistenza di Dio. Chi nega Dio non ha possibilità di fondare i suoi giudizi morali oggettivi, la morale laica è insostenibile. Se invece si abbraccia il relativismo, allora si sostiene un sistema etico contraddittorio.

La redazione


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