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I tre moschettieri (Dumas)

Creato il 03 dicembre 2013 da Athenae Noctua @AthenaeNoctua
Quest'oggi vi riporto al 1844, anno della pubblicazione del più noto romanzo di Alexandre Dumas padre, autore di una grandissima quantità di opere narrative e teatrali. Con I tre moschettieri, apparso a puntate sul quotidiano Le Siécle in qualità di romanzo d'appendice, Dumas ci presenta le vicende del giovane guascone d'Artagnan e dei suoi amici moschettieri sullo sfondo delle Guerre di religione francesi, in particolare dell'assedio reale alla roccaforte ugonotta de La Rochelle (1628).
I tre moschettieri (Dumas)
La storia inizia con l'arrivo di d'Artagnan a Parigi, con la sua raccomandazione al capo dei moschettieri M. Tréville e con gli incontri con losche figure (la cui identità sarà svelata solo alla fine), ma anche con i tre più valorosi soldati di Luigi XIII: Athos, Porthos e Aramis. Preso in simpatia dai tre moschettieri, in particolare da Athos, il quale a poco a poco lascia intendere al giovane e al lettore di avere un passato pieno di segreti, d'Artagnan partecipa alle loro avventure, fra duelli e intrighi di corte, fino a finire nel bel mezzo di una macchinazione ordita niente meno che dal cardinale Richelieu: avendo scoperto che la regina, Anna d'Austria, ha una relazione segreta con Lord Buckingam, il cardinale è deciso a smascherarla ricorrendo all'aiuto di una donna misteriosa, Milady, della quale d'Artagnan si lascia sedurre. Inizia così una lunga serie di imbrogli, rimedi e viaggi fra la Francia e l'Inghilterra, durante i quali i moschettieri tentano di mantenere salvo l'onore della regina e, al contempo, di prestare un valoroso servizio al re nell'assedio de La Rochelle.
Il lettore che, come me, approcci questo romanzo dopo l'esaltante esperienza della lettura de Il conte di Montecristo, rimane forse un po'deluso da questo testo, in cui mancano la suspense e la complessa architettura che sorreggono la narrazione della vicenda di Edmond Dantes. Molti meno personaggi, una scansione per piani temporali paralleli e una serie di scene-tipo ricorrenti (la sfida a singolar tenzone, i raggiri di Milady, i quadretti dedicati ai quattro servi di d'Artagnan e dei moschettieri) rendono la trama semplice e irregolare, nonostante la consistente mole del libro: a momenti di forte concitazione si alternano capitoli poco coinvolgenti e forse più inclini ad assecondare la voglia di romanticismo e atmosfere dei lettori ottocenteschi che ad apportare significativi sviluppi alla storia. Manca poi qualsiasi notazione psicologica e i personaggi appaiono talvolta come dei tipi, dal d'Artagnan giovane e inesperto che dovrà affrontare il suo percorso di maturazione al soldato gaudente Porthos, passando per la femme fatale Milady; fa in parte eccezione la figura di Athos, con il suo atteggiamento fra il militaresco e il paterno, ma anche con il disonore di un vissuto che non intende rivelare ad alcuno, ma, anche in questo caso, Dumas sorvola sugli aspetti psicologici, non approfondendo abbastanza un carattere e una storia che avrebbero meritato molta più attenzione di quella del giovanotto di Guascogna.

I tre moschettieri (Dumas)

A. Dumas fotografato da Nadar


Un'ultimissima pecca riguarda l'ultima parte del romanzo, decisamente diversa, quanto a ritmo narrativo, rispetto al resto del libro: nelle pagine finali si avverte un'improvvisa accelerazione degli avvenimenti, come se, dopo i lunghi indugi su aspetti più che secondari, Dumas avesse affrettato la conclusione.
Da quanto ho scritto, si potrebbe pensare che non abbia gradito la lettura de I tre moschettieri, ma è tutt'altro che così: si è trattato, invece, di un testo piacevole e che consiglierei agli estimatori dei romanzi storici ottocenteschi. C'è spazio per riflessioni, per approfondimenti storici e, a tratti, anche per un lieve umorismo, tratti che rendono la narrazione estremamente godibile. Le mie perplessità derivano quasi certamente dal confronto inevitabile con l'altro capolavoro di Dumas, che mi ha affascinata in un modo che rendeva difficile ad un testo fratello la conquista di un primato.
C.M.

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