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ICED EARTH – Plagues Of Babylon (Century Media)

Creato il 09 gennaio 2014 da Cicciorusso

ICED EARTH – Plagues Of Babylon (Century Media)Mi dà sempre un po’ fastidio l’uso del termine inutilità in musica: non credo che il concetto di utilità associato all’arte sia un valore, e neanche un valore aggiunto. Purtroppo anche a me a volte è scappato di dire che un album fosse inutile, ma ho tutte le attenuanti del mondo perché trattavasi sempre di dischi come Plagues of Babylon, diciamo le proverbiali cose che avrebbero fatto incazzare pure Padre Pio. Il nuovo disco dei floridiani, attesissimo da tutte le mamme e le mogli dei componenti della band, è uguale a quello precedente, che era uguale a quello precedente, e così via. Le canzoni sono più o meno tutte uguali: cadenzate, enfatiche, anthemiche, tonitruanti, cantate col cuore in mano e la rabbia nelle vene, la rabbia verso queste infami lobby affaristiche che ci incatenano e spezzano le ali della maestosa aquila calva, simbolo dei gloriosi e immortali Stati Uniti d’America. E allora mannaggia a chi vi è morti Jon Schaffer vi fermerà con la sua musica, non solo con il suo imperdibile progetto solista di cantautorato libertarian riccardone impegnato politicamente, ma anche con gli Iced Earth, che ora non parlano più di mostri assassini che si mangiano le persone ma di come le lobby stanno calpestando ciò per il quale i Padri Fondatori hanno versato il proprio sangue, maledetti loro!

Insomma è la solita zuppa. E dire che io non pretendo chissà che: mi basterebbe un onesto disco di maniera, un Horror Show, tipo. Gli ultimi Iced Earth non sono brutti, ma sono noiosi, mediocri, inutili, e anche scorretti perché un paio di pezzi carini li infilano sempre, quindi tu il disco te lo senti pure attentamente nel caso ti scappasse qualcosa. Qui se arrivi alla fine c’è il premio di consolazione: una bella cover di Jimmy Webb con i cantanti di Symphony X e Volbeat. Per il resto bellina If I Could See You, che è una ballata, e poi non sono da buttare Democide e Cthulhu, ma giusto perché si risente di sfuggita IL RIFF degli Iced Earth e un po’ di doppio pedale; niente fuochi d’artificio. Peacemaker , oltre ad avere l’andatura travolgente del lato B di Virtual XI, ha pure il riff di Down Where I Am dei Demons & Wizards, il progetto solista di Schaffer insieme ad Hansi Kursch, che non era affatto male e sicuramente era mille volte meglio di questa mediocrità che ormai tocca sorbirci più o meno ogni tre anni. Poi ci sarebbe da aprire tutto un capitolo sul perché Stu Block, uno dei migliori cantanti usciti negli ultimi anni, debba essere costretto a cantare come Matt Barlow. Mi viene quasi da pensare che Ripper Owens sia stato cacciato dagli Iced Earth perché si rifiutava di cantare come Matt Barlow. A proposito di Hansi Kursch, qui è ai cori in cinque canzoni. Lo specifico perché per quanto mi riguarda questa è la più grande attrattiva che offre Plagues of Babylon. (Roberto ‘Trainspotting’ Bargone)

intermezzo.

intermezzo.

Il problema degli Iced Earth degli ultimi dischi, diciamo da Framing Armageddon in poi, è che il nostro vecchio patriota Jon Schaffer si è evidentemente messo in testa che la ricerca del miglior ritornello possibile sia da preferire alla qualità del pezzo in sè, come se la qualità di un pezzo consistesse solo nella bontà di un ritornello azzeccato o meno. Ora capiamoci, amici lettori: sono sempre gli Iced Earth eh, non la versione metal dei Milli Vanilli (che poi vabbè, erano pure una sola e sui dischi non cantavano manco loro, anche se ad un certo punto vendettero comunque una vagonata di dischi), quindi una certa qualità di base c’è, mica no. Anche perchè, e non dimenticatelo, il vecchio Jon è sempre e comunque l’autore di una vagonata di pezzi memorabili, concentrati principalmente nella prima metà della discografia degli Iced Earth è vero, ma comunque presenti in tutti i loro lavori, anche se in misura sempre minore andando avanti con gli album.

stu block

persone serie capitolo uno: Stu Block

Tutto considerato, per certi versi la cosa è anche comprensibile, visto che Jon Schaffer in pratica s’è sempre sobbarcato tutto il peso  dello scrivere i pezzi per gli Iced Earth. Cioè, ci sta una fase di stanchezza compositiva, mica no, specie per una carriera mediemente lunghetta, ma nel caso specifico degli Iced Earth più che trattarsi di pezzi usciti male tout-court mi pare proprio che si possa parlare di sindrome da ritornello perfetto. A tal proposito una volta lessi un’intervista a Roy Khan, che per chi di voialtri ignorantoni non lo sapesse è l’ex cantante dei Kamelot, il quale sosteneva che la parte più difficile nello scrivere una canzone è proprio il ritornello, perchè è difficile non essere scontati mantenendo una certà originalità e rimanendo al contempo orecchiabili. E secondo me è precisamente quello che capita a Jon Schaffer quando si mette lì a scrivere un pezzo nuovo, arrivato al ritornello ci pensa e ci ripensa e poi alla fine tira fuori qualcosa che se a volte è vero funziona, altrettante o più non funziona affatto.

L’ultimo Plagues Of Babylon da questo punto di vista è emblematico, su una decina di pezzi quattro sono bellini, e cioè in ordine di apparizione la stessa Plagues Of Babylon, The End?, If I Could See You e Cthulhu, mentre il resto veleggia tra la bruttezza vera e propria di Among The Living Dead, passando per un paio di pezzi sciapi ed arrivando a cert’altri che potenzialmente spaccherebbero tutto e poi si perdono in un bicchiere d’acqua proprio quando arriva il fatidico ritornello, tipo Resistance, o Democide, o anche Peacemaker, toh.

E quindi niente, se vi è piaciuto il precedente Dystopia prendete in tranquillità anche questo che più o meno qualitativamente siamo lì. Altrimenti, a prescindere da tutta la stima che uno può avere per Jon Shaffer, valutate bene perchè alla fine meno della metà del cd è realmente bello, a mio personalissimo gusto ovviamente. E’ ben prodotto, ben suonato come al solito, Stu Block è bravissimo e tutto funziona tranne che buona parte dei pezzi in scaletta ed è un vero peccato, perchè quando Jon pensava solo a suonare e non ad incidere il miglior ritornello del mondo gli Iced Earth ne tritavano di ossa. Adesso non più così tante, diciamo. Ma tant’è. (Cesare Carrozzi)



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