Questo è un modo proverbiale che significa: all’idea! secondo quello che dalle apparenze si può giudicare; ed è nato così.
Lucca, venditori di cocomeri – primi anni del ‘900 – Foto tratta da “Come eravamo-Lucca” – Ed. Il Tirreno
Una domenica sera là dalle dieci (tutte le baruffe accadono di domenica sera) in un’osteria due si presero: e, come usa, da una parola all’altra, da una parola all’altra, vennero alle brutte. Escon fuori, e lì al buio si cominciarono a scambiare fior di pugni: colpi come venire dal mulino.
Per un po’ di tempo fu un dare e un avere; finalmente uno sfibbia a quell’altro un pappagnone tanto sodo nella testa, che gli fece schizzare il cappello di qui là.
Lui credette di avergli fiaccato il collo di netto; agguanta la più corta e gambe mie, venitemi dietro! Quante stelle ci è in cielo? tante ne vide quell’altro, e così rintronato e mezzo fuori di se balenò un pezzo e fu lì lì per cascare; pure all’ultimo, come Dio volle, rimase ritto.
Intanto si fa gente, chi sbuca da una parte, chi corre da quell’altra, a vedere quello che era stato; e quello che ne aveva toccate, così a cieconi cominciò a raspare per terra se trovava il cappello. Gli dicono:
«Che fai?»
«Cerco il mi’ cappello»
«Da che parte è ito?»
«Alla regola della bòtta deve esser qua!»
( Idelfonso Nieri, Alla regola della bòtta, racconto tratto da “Cento racconti popolari lucchesi”, 1908 )
