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Idelfonso Nieri, Come si spiegano tanti babbalei

Da Paolorossi

Lucca

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Nostro Signore o Iddio, è lo stesso, quando ebbe fatto il mondo e tutti gli altri animali, fece anco l’uomo; e per farlo a modo e verso con tutti i timpani e che fosse degno di lui, si mise lì con tutto il suo studio e ammannì un grandissimo caldaione, grande spietato, di cervello, con tutti gl’ingredientini ben dosati che ci volevano, perchè venisse proprio di quello!

E poi mano mano che gli uomini si formavano, pigliava una mestolatina di quella pappetta e gliela metteva dentro la testa: il cervello, to’!

Ma o che si sbagliasse nel conto degli uomini o nella quantità del cervello, il fatto si è che con quel caldaione non so mai quanti rimanevano senza.

Rimettersi di bel nuovo a quel lavorìo che non finiva mai, di rifare la vera pasta del cervello, non se la sentì, con tante cose che ci aveva da badare; e Lui che ti stilla per empire i vuoti, che ormai erano già belli e fatti per le teste? preparò lì per lì in calci e in fretta tanto ma tanto pancotto, e ora si serve anco di quello; a qualcuni, pochi, dà tutto cervello; alla maggior parte mescola mezzo e mezzo, o più meno; e a tanti pancotto solo!

E infatti se in tante zucche ci fosse cervello quant’è alta un’ugna, certe cose nel mondo non si vedrebbero fare e non si sentirebbero dire.

 

( Idelfonso Nieri, Come si spiegano tanti babbalei, tratto da “Cento racconti popolari lucchesi”, 1908 )

 


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