Ignazio Cutrò, l’altro lato della Sicilia

Creato il 06 marzo 2014 da Makinsud

Lo scorso 28 febbraio è uscito in tutte le librerie “Abbiamo vinto noi. Storia di Ignazio Cutrò, l’imprenditore che ha detto no alla mafia”, di Benny Calasanzio Borsellino”. Nipote del noto magistrato ucciso dalla mafia nel 1992, l’autore da voce alla tormentata e difficile storia dell’imprenditore originario di Bivona, in provincia di Agrigento, rivelando quasi una sorta di missione e di dovere nel voler raccontare un esempio positivo, di ribellione alla criminalità organizzata.

Ignazio Cutrò comincia a ricevere intimidazioni e minacce a partire dal 1999, e in seguito ad essere vittima di attentati, più o meno una ventina, e di atti di crudeltà, come gli incendi appiccati ai macchinari della sua impresa. Un crescendo di violenza, motivato dal suo rifiuto di inginocchiarsi al pizzo, e che ha portato Cutrò, dopo aver denunciato i vari episodi di intimidazione, a ricevere una scorta nel 2006 e ad entrare in un programma di protezione, nel 2008. Grazie al suo coraggio è stata sventata la cosca mafiosa della Bassa Quisquina, affrontando però numerose difficoltà anche a livello burocratico riguardanti lo Stato. Malgrado tutte queste vicissitudini, l’imprenditore di Bivona, ha preferito mantenere la sua identità e rimanere nel proprio paese, fornendo un significativo esempio, di forza e di coraggio, a tutti coloro che malauguratamente si trovano nella medesima situazione. Finalmente emerge l’altro lato della Sicilia, una terra che è anche di quelle persone oneste e combattive che, nonostante la voglia di mollare e arrendersi sempre dietro la porta, alla fine non lo fanno, portando speranza per un mondo migliore.

Alla luce di quanto emerge dall’intensa e travagliata storia di Ignazio Cutrò, si auspica che lo Stato manifesti la sua presenza e il suo sostegno nei confronti dei testimoni di giustizia, non sempre tutelati quanto meritano, per il loro prezioso contributo. Lo stesso Cutrò si è trovato di fronte ad una presenza non costante da parte dello Stato, di fronte alla quale è andato avanti lo stesso per la propria strada, trasmettendo, grazie al libro che ne racconta la storia, un importante messaggio. Ciò che occorre fare davvero e fino in fondo, per cambiare veramente le cose, senza che queste intenzioni rimangano soltanto parole, è fare il proprio dovere ogni giorno con orgoglio, dignità e onestà. Si tratta di un libro intenso e importante, che sprona a denunciare e a combattere contro la piaga della criminalità organizzata, senza piegarsi ad essa.


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