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Il caso Brancusi…

Creato il 06 luglio 2011 da Gianpaolotorres

Il caso Brancusi…

«Se quello dice di essere un artista, io sono un muratore»

+Il bacio 1907-08+

Costantin Brancusi,  1876-1957, fu uno scultore romeno,allievo di Rodin,noto per il suo primitivismo ed  il gusto per l’astrazione.Amico di Duchamp si trovò ingarbugliato in un processo negli Stati Uniti nel 1926 mentre si portava appresso alcune sculture dirette ad una galleria newyorkese.

Il funzionario doganale trovò nelle casse un oggetto di bronzo stilizzato chiamato dall’autore ”Uccello nello spazio” opera valutata oggi attorno ai 25-30 milioni di dollari,e non vedendoci alcuna attinenza al volo,lo descrisse come “utensile da cucina” privandolo dell’esenzione fiscale prevista per l’importazione di opere d’arte.Nonostante le proteste dell’autore non cambiò di parere,e venuto a conoscenza che anche precedentemente l’autore aveva fatto entrare negli Stati Uniti, senza pagare dogana,altre opere d’arte,finirono tutti dinanzi ad un tribunale. 

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I giudici sono George Young e Byron Waite. Sei testimoni depongono a favore di Brâncuşi: il fotografo Edward Steichen, lo scultore Jacob Epstein, l’editore della rivista The Arts Forbes Watson, l’editore di Vanity Fair Frank Crowninshield, il direttore del Brooklyn Museum of Art William Henry Fox ed il critico d’arte Henry McBride.

Marcus Higginbotham è l’avvocato che rappresenta la Dogana. Ci sono anche due testimoni per il Governo U.S.A.: gli scultori Robert Aitken e Thomas Jones. La Dogana difende l’operato del proprio funzionario, richiamando un precedente giudiziario: il caso United States v. Olivotti del 1916, dove si era riconosciuta la qualifica di “opera d’arte” solo a quei manufatti che sono “imitations of natural objects” (imitazioni di oggetti della natura).

Viene esibita la scultura come reperto Exhibit 1 e comincia l’interrogatorio dei testimoni.

Il giudice Waite chiede a Steichen «Lei come lo chiama questo?», e Steichen risponde: «Lo chiamo come lo chiama lo scultore, oiseau, cioè uccello». Waite continua: «Come fa a dire che si tratti di un uccello se non gli somiglia?», e Steichen: «Non dico che è un uccello, dico che mi sembra un uccello, così come lo ha stilizzato e chiamato l’artista».

Waite incalza: «E solo perché egli (l’artista) lo ha chiamato uccello, questo le fa dire che è un uccello?» Steichen: «Si, vostro Onore». Ma Waite insiste: «Se lei lo avesse visto per strada, lo avrebbe chiamato uccello? Se lo avesse visto nella foresta, gli avrebbe sparato?» e Steichen: «No, vostro Onore». Durante il processo, tutti i testimoni di Brâncuşi difendono il lavoro di astrazione del maestro ed affermano che il nome dato all’opera non è rilevante quanto le proporzioni armoniose e la bella manifattura.

Al contrario, i testimoni governativi affermano che la scultura è too abstract (troppo astratta) ed è un abuso delle forme. Nel controinterrogatorio, l’avvocato Speiser chiede ad Aitken (esibendo la scultura): «Mr. Aitken, mi direbbe perché questa non è un’opera d’arte?», e Aitken: «Prima di tutto perché non è bella e poi non mi piace”.

I legali di Brâncuşi sostengono che la scultura è un’opera d’arte originale, argomentando dalla legge sul copyright; affermano che il loro assistito non l’ha prodotta for a profit (esibendo una lettera di Brâncuşi a Duchamp anteriore alla mostra, dove lo scultore scrive di aver rifinito l’oggetto by hand, cioè con le proprie mani). Ma questo non fa ancora di Brâncuşi un artista agli occhi dei legali governativi, né dell’oggetto una scultura, perché nel Tariff Act del 1922, che dispone l’esenzione dal dazio per le opere d’arte, manca un criterio giuridico per individuarle e dunque i giudici devono fare ricorso ad elementi eterointegrativi.

Nella sentenza del 26 novembre 1928, i giudici assolvono Brâncuşi: Bird in Space è un’opera d’arte e come tale è esente dal dazio. In sentenza si legge: «L’oggetto considerato… è bello e dal profilo simmetrico, e se qualche difficoltà può esserci ad associarlo ad un uccello, tuttavia è piacevole da guardare e molto decorativo, ed è inoltre evidente che si tratti di una produzione originale di uno scultore professionale… accogliamo il reclamo e stabiliamo che l’oggetto sia duty free».

I giudici che accolsero il reclamo di Brâncuşi, commentarono la vicenda affermando: «che abbiamo o no simpatia per le idee nuove o quelli che le rappresentano, pensiamo che la loro esistenza e la loro influenza nel mondo… vada presa in considerazione».

Kracke (il funzionario doganale) in un’intervista all’Evening Post spiega: «Se quello dice di essere un artista, io sono un muratore», ma in generale anche l’opinione pubblica era orientata a pensare che Brâncuşi come scultore lasciasse troppo all’immaginazione.

Lo stesso Steichen (che poi acquistò la scultura da Brâncuşi) affermò dopo il processo: «Bird in Space è stato il miglior testimone di se stesso. È stato l’unica cosa che fosse chiara alla Corte: splendeva come un gioiello».

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http://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Br%C3%A2ncu%C5%9Fi

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Fine


Filed under: Arte-estro-genio-sport, Attualità,curiosità e costume

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