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Il complottismo nei videogiochi

Creato il 26 giugno 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

Particolare specchio della nostra società, il medium videoludico si è sempre confrontato con tematiche di attualità particolarmente discusse e controverse.

Tra questi temi non poteva mancare l’inquietudine, tipica della società in cui viviamo, verso le teorie riguardanti i complotti e le cospirazioni più disparate, tendenza che viene spesso racchiusa sotto il nome di “complottismo”. Per quanto il numero di videogiochi che trattano approfonditamente questo tema, da un punto di vista quantitativo, non sia molto alto, ciò non toglie che diversi titoli presentino spunti di riflessione interessanti, con in più il grande vantaggio, che solo i videogames possono dare, dell’interattività.

La stragrande maggioranza dei giochi che trattano il complottismo sono ambientati nel mondo contemporaneo o in un prossimo futuro, puntando sulla fantapolitica o su un setting cyberpunk. Rimane piuttosto difficile, infatti, collocare una vera teoria cospirazionista all’interno di un’ambientazione fantasy, per quanto ci siano stati tentativi anche in questo ambito.

I giochi ispirati da Tom Clancy

Maestro della fantapolitica e inventore del techno-thriller, Tom Clancy ha contribuito a dar vita, a partire dagli anni ’90, a diversi filoni di videogiochi ambientati ai giorni nostri, in cui minacce terroristiche, intrighi geopolitici e interessi economici su scala globale si intrecciano pericolosamente in uno scenario post-Guerra Fredda. È proprio alla fervida immaginazione dello scrittore americano, scomparso nel 2013, che si devono infatti rinomate serie come Rainbow Six, Ghost Recon e Splinter Cell: molti di questi titoli sono stati sviluppati dalla software house Red Storm Entertainment (poi Ubisoft Red Storm), fondata dallo stesso Clancy nel 1996. Per quanto Clancy non abbia lavorato direttamente su tutti i titoli menzionati la sua influenza è ben visibile, oltre che nel setting fantapolitico, nello stile narrativo ricco di tensione e colpi di scena.

In tutti questi titoli, in realtà, non si vede in azione una vera e propria “teoria del complotto”, in quanto la minaccia all’ordine arriva sempre da un gruppo esterno (che può essere una cellula terroristica così come un’organizzazione criminale) e la soluzione al problema è fornita dal governo del paese sotto attacco (solitamente gli Stati Uniti), sotto forma di un agente segreto infiltrato o di una task force d’èlite. In altre parole, nei videogiochi di Tom Clancy il governo è ancora visto come “buono” e l’antagonista è quasi sempre rappresentato dai terroristi. È ad esempio questo il caso del primo Splinter Cell, uscito nel 2002.

Uno screenshot dal primo Splinter Cell. Photo credit: Lorenzo Plini, Retrò Online

Uno screenshot da Splinter Cell, dove impersoniamo Sam Fisher, agente al servizio di Third Echelon. Photo credit: Lorenzo Plini, Retrò Online

Deus Ex, Remember Me e Assassin’s Creed

Dettaglio del retro della banconota statunitense da un dollaro: la piramide con l'Occhio della Provvidenza rappresenta, in Deus Ex: Human Revolution, il simbolo del New World Order e degli Illuminati. Pubblico dominio.

Dettaglio del retro della banconota statunitense da un dollaro: la piramide con l’Occhio della Provvidenza rappresenta, in Deus Ex: Human Revolution, il simbolo del New World Order. Pubblico dominio.

È invece con la serie di Deus Ex (di cui abbiamo già parlato recentemente con l’annuncio di Deus Ex: Mankind Divided) che si entra a pieno merito nella categoria dei videogiochi “complottisti”. L’originale Deus Ex del 2001 ne è il campione indiscusso: nel capolavoro cyberpunk di Ion Storm Austin gli sviluppatori hanno preso ispirazione dalle teorie cospirazioniste di inizio millennio, inserendo nella trama leggende metropolitane e inquietudini moderne: i men in black, le super intelligenze artificiali, gli elicotteri stealth, i Majestic 12, gli Illuminati e persino l’Area 51 (al cui interno si trovano i cosiddetti “grigi” dell’incidente di Roswell). Lo stesso governo americano, che nei libri (e giochi) clancyani era visto come baluardo contro il terrorismo, in Deus Ex è sostituito da un governo ombra, manovrato da loschi figuri che guardano all’interesse economico e diffondono letali epidemie in mezzo alla popolazione per poterla controllare più facilmente.

Se il capostipite della saga rimane ad oggi imbattuto, tutta la serie di Deus Ex si basa fortemente sulle teorie complottiste: in Human Revolution fa il suo ritorno la società segreta degli Illuminati e non mancano riferimenti a temi come il riscaldamento globale.

Restando nell’ambito del cyberpunk, menzione speciale anche per Remember Me dei francesi di DONTNOD. In questo action game ambientato nella distopica Neo-Parigi del 2084 i ricordi sono diventati merce di scambio: la multinazionale Memorize controlla infatti le memorie della popolazione, rimuovendo dalle persone i ricordi spiacevoli e usandoli a proprio vantaggio. Un complotto in questo caso neanche troppo segreto, ma a cui la società del futuro non riesce comunque a opporsi, se non per uno sparuto gruppo di ribelli di cui fa parte la protagonista Nilin.

Non si può non continuare questa carrellata parlando di Assassin’s Creed, saga action-adventure inaugurata nel 2007 e diventata il franchise di maggior successo di Ubisoft. L’universo di Assassin’s Creed vede una lotta continua tra due gruppi segreti mossi da scopi e ideologie diverse, gli Assassini e i Templari: mentre la fazione dei Templari, che ha governato segretamente il mondo per secoli, vuole usare il potere di misteriose reliquie chiamate Frutti dell’Eden per assoggettare la popolazione e condurla alla pace, la Confraternita degli Assassini mira ad eliminare re e tiranni per rendere gli uomini liberi. Ogni capitolo della serie è ambientato in un diverso periodo storico, dalla Terza Crociata al Rinascimento italiano fino alla Rivoluzione francese, ma la guerra per il destino del mondo rimane una costante della trama.

Quando il complottismo è online: The Secret World

L’apice del complottismo declinato nei videogiochi multiplayer è però rappresentato da The Secret World. Pubblicato nel 2012 da Funcom, The Secret World è un MMORPG che parte dal presupposto che tutti i miti e le leggende occulte dei nostri tempi siano reali, e che il mondo sia assediato da forze oscure quali demoni e licantropi. Gli antichi dei, i precursori degli uomini, l’Arca dell’Alleanza, il vaso di Pandora, la torre di Babele, la città di Atlantide, le navi fantasma: ogni possibile leggenda urbana contribuisce a formare in The Secret World un gran minestrone, probabilmente un po’ kitsch nel voler mischiare insieme mille argomenti diversi, ma di sicuro fascino. Lo stesso giocatore deve inizialmente decidere a quale fazione giurare fedeltà potendo scegliere tra i Templari, i Dragoni e gli Illuminati, mentre le location spaziano da luoghi reali, quali l’Egitto e la Transilvania, ad altri di fantasia, come la città del Dio Sole o l’Overlook Motel (chiaramente ispirato all’Overlook Hotel di Shining). Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito ufficiale.

Ci sarebbero anche altri titoli, da Bioshock a Resident Evil. Ciò che conta davvero è che nel corso degli anni i videogiochi hanno dato, e continueranno a dare, punti di vista alternativi sulle teorie cospirazioniste che circolano nella nostra società, con una coerenza e una vividezza che non possono essere sottovalutate.

Tags:assassin's creed,complottismo,complotto,cospirazione,cyberpunk,deus ex,ghost recon,human revolution,illuminati,rainbow six,splinter cell,stealth,templari,the secret world,tom clancy,ubisoft,videogiochi

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