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Il default greco ed i sogni di un liberale

Creato il 01 luglio 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

Siamo bombardati, sui social network, di opinioni ed analisi che riguardano il default greco, il debito pubblico enorme che minaccia la stabilità economica di tutta l'Unione Europea, la possibile uscita del paese dalla zona euro, e ci siamo un po' tutti schierati su una posizione che è figlia della nostra impostazione culturale.

C'è chi sul "pacta sunt servanda" fonda l'idea che no, non è possibile che un paese indebitato venga salvato ripetutamente se non è in grado di fare le riforme strutturali di cui ha bisogno (secondo i dictat della BCE e secondo le regole della finanza internazionale); c'è chi sogna in un referendum e nell'unica vera capacità di Tsipras (quella di prendere tempo e di dimostrare che il populismo "è vivo e combatte insieme a noi") l'identificazione di una nuova politica, che parte dal basso, e che se ne infischia delle regole perché ci sono i diritti e c'è la democrazia, e tutto il resto non conta.

Non importa di che opinione siate, però, per rendervi conto che il mondo sta - ancora una volta - cambiando. E' forse dal 1989 e dalla caduta del Muro di Berlino che non si sentiva nell'aria una "minaccia" o un'avvisaglia simile di cambiamento su confini geopolitici: oggi c'è in Africa ed in Medio Oriente un fortissimo Stato Islamico, che con violenza si espande, e c'è nel nostro continente un fermento dettato da crisi e povertà come non si vedeva da decenni. La Grecia, certo, è il primo tassello, ma non è escluso che sia il tassello di un domino pronto a partire e far studiare, tra una decina di anni, una geografia completamente diversa ai ragazzi di domani.

Di contro, non è solo la politica a cambiare, ma anche la "partecipazione dal basso": una bruttissima espressione per identificare quelle persone che, anche senza incarichi politici particolari, si impegnano per cambiare in meglio il mondo che li circonda. E' il caso - parlando di Grecia - del 29enne Thom Feeney, che ha avviato una campagna di crowdfunding su IndieGoGo per evitare il bailout ellenico. Il ragionamento è semplice: i cittadini europei sono 503 milioni e, se ognuno di loro donasse 3 euro, si coprirebbero gli 1,6 miliardi di euro che potrebbero dar respiro alla Grecia. Il tempo rimasto è solo di 6 giorni, ma bisogna dire che già 40.000 persone hanno donato un totale di 670.000 euro. Impossibile raggiungere un risultato così alto? Forse sì. Ma si apre una nuova riflessione... che con la Grecia non c'entra più nulla.

E' infatti affascinante pensare alle implicazioni di un gesto di questo tipo, supportato da uno strumento, certo di moda, come il crowdfunding. Perché l'unione fa la forza, e il principio che si instaura è una sorta di marketing della tassazione volontaria. Chi donerà quei tre euro, o più, sarà un cittadino che di sua spontanea volontà contribuirà alla diminuzione del debito pubblico di un paese. E se lo scenario europeo è afflitto da pensioni, debiti incrociati, sistemi sanitari sempre più onerosi ed un welfare state che non regge più al peso dell'invecchiamento medio della popolazione (con riduzione delle nascite e innalzamento dell'aspettativa di vita) sembravamo tutti condannati ad uno Stato (o ad una unione di stati) sempre più leviatanico e onnipresente. Sempre più pesante da mantenere, e sempre più avido con sistemi fiscali degni dell'Inquisizione spagnola e bulimici.

Questo primo "esperimento", dedicato ad una emergenza a cui nessuno dei nostri governanti sa bene come reagire, potrebbe essere il primo caso di una fiscalità ad obiettivo. Volontaria e dedicata. Certo, sarebbe il trionfo del marketing, perché solo la capacità di coinvolgimento e di pubblicizzare le iniziative potrebbe permettere raccolte fondi così su vasta scala, ma sarebbe anche il trionfo della democrazia diretta. Ben al di là di quanto ipotizzato e promosso da movimenti come i 5 Stelle, che si erano spinti solo fino ad una più pallida "consultazione" via internet, per sapere cosa i cittadini pensassero delle varie posizioni. Staremo a vedere.

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