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Il fantasma Puzzolone

Da Fiaba


Martedì 11 Settembre 2012 18:08 Scritto da Marcella Geraci

fantasma-puzzolone
I fantasmi esistono oppure no? Fior di dottoroni e professorissimi che hanno studiato tutta una vita dicono di no. Non si può escludere però che ogni omino ed ogni donnina, ogni animaletto e piccola cosina abbiano un fantasmino personale, pronto a comparire quando il loro corpo saluta il mondo per intraprendere un lungo viaggio. Questi fantasmi, usciti da cosine e cosone, corpicini e corpaccioni, abitano quell’aria che tutti respiriamo, rimanendo il più delle volte invisibili.

In qualche rara circostanza, però, appaiono alle persone, diffondendo un terrore tanto grande quanto stupidino. “Aiuto! Si salvi chi può! C’è un fantasmaaaaa!” E magari il poveretto voleva soltanto un po’ di compagnia, visto che, abitando sempre l’aria ci si può annoiare.

In altre occasioni, invece, i fantasmini possono essere  sentiti. Non con le orecchie, però, ma con il naso! Eh, sì, a questo punto non si può non raccontare ciò che è accaduto ad Arafa, una bimba di cinque anni, metà italiana e metà sudanese.

Un bel giorno, rientrata a casa dopo la scuola materna, Arafa si stava godendo il pranzetto che le avevano preparato la mamma ed il papà. Distesa sul piatto, una cotoletta di pollo fumante aspettava solo di essere gustata. Dopo averla mangiata in pochi bocconi, Arafa si mise a letto per il sonnellino pomeridiano. A un tratto, con le finestre chiuse e il buio rischiarato dagli occhietti fosforescenti dell’orso Winni, un vortice di aria iniziò a vorticare, diffondendo nella stanzetta un odorino che non poteva proprio dirsi profumo di rosa. E neanche di azalea, di garofano, di tulipano, di margherita, di orchidea o di nessun fiore nato e cresciuto su questa terra.

“Ehi, ma … cos’è questa puzzetta?” disse Arafa, svegliandosi infastidita ed arricciando il naso.

“Chi sono!” rispose la puzzetta, offesa per non essere stata riconosciuta subito. “Mi chiamo Puzzolone e sono il fantasma della cotoletta! Sono uscito dal pollo quando l’hai divorato e non posso rimanere nel tuo stomaco a vita. Anch’io andrò ad abitare l’aria, il paese di tutti i fantasmini come me.”

“Mmm” fece Arafa, poco convinta. “Vabbè, la prossima volta però cerca di puzzare meno” lo avvertì.

“Va bene” sospirò il fantasmino. “E dimmi, quando andrò ad abitare nell’aria e nessuno mi sentirà più con il naso, vuoi che saluti qualcuno per te?”

“Ehi, ma … non è che potrai vedere i miei nonni?” Chiese la bimba, meravigliata.

“Certo, sarà possibile incontrare anche loro” ribattè Puzzolone, con l’aria di chi la sa lunga.

“Uno dei nonni era pasticciere e l’altro conciava le pelli” disse Arafa. “Piacerebbe anche a me poterli abbracciare di nuovo” aggiunse intristita. “C’è un modo?”

“Certo. I fantasmini hanno mille volti ed è possibile incontrarli nei castelli, sentirli con il naso o rintracciarli nei ricordi.  I fantasmini più belli sono le immagini dei nonni che conservi nel tuo cuoricino e che spuntano quando meno te l’aspetti. Chiudi gli occhi e pensa forte. Solo così riuscirai a vedere” concluse Puzzolone, prima di sciogliersi completamente nell’aria. In fondo, a parte la esse, era uno spiritello anche lui. 



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