Magazine Famiglia
Andre, quasi nove, è naturalmente ancora bambino ma lo vedo cambiare ogni giorno di più, anche fisicamente, nel volto.
Sta sempre chiedendo la mia compagnia, la mia complicità, la mia vicinanza.
- Papà, giochiamo un po' insieme?, mi chiede spesso. E poi, come un affondo nel cuore con uno spiedo affilato, aggiunge - Non lo facciamo mai!!
E allora io mi raccatto, mi siedo sul pavimento e ci lanciamo in una guerra tra astronavi by Lego oppure in uno scontro tra mostri di cui ignoro l'origine.
Ma è sempre più difficile. Dopo un po' fa male tutto, maledizione, ma proprio tutto e devo alzarmi.
Suggerisco - almeno nella brutta stagione ormai arrivata - di virare su Wii e SuperMario nelle diverse applicazioni, oppure suggerendo la versione casalinga del circolo Anpi, cioè il gioco della carte.
A lui piace molto giocare a carte - lo fa sempre quando va dai nonni - io l'ho sempre odiato, ma è un metodo elegante per salvare la schiena, le giunture e le ginocchia.
Bianca è ancora molto piccola - appena compiuti i sei - e quindi, aldilà delle differenze naturali tra i sessi, sono decisamente differenti l'approccio, le necessità e le aspirazioni.
Con lei, sempre sull'amato pavimento, si consumano puzzle infiniti, anche complessi per la sua età, in cui la sua assertività decisa si manifesta ogni volta che trovo un pezzo: me lo strappa di mano e lo inserisce lei concludendo, alla fine dell'opera, che l'ha fatto "tutto da sola". Faccia di tolla, si dice a Milano...
Ma va bene così.
Il tutto quindi si intreccia con la mia età non più verde, e con la sempre minore capacità e disponibilità da parte mia di giocare, dedicarsi... È sempre più difficile, non ce n'é.
E questa inarrestabile caduta verso gli inferi dell'età avanzata i miei figli la percepiscono, eccome.
Andrea è protettivo, mi fa forza, a volte mi dà delle irritanti pacche sulle spalle, quasi a voler dire 'dai papà, ce la puoi fare, almeno ancora una volta', roba da omicidio sul posto.
Invece Bianca, che ancora conosce poco l'arte della mediazione lessicale, ti sbatte in faccia la realtà appena la percepisce.
L'altra sera, mettendola a letto.
- Papi - (chissà perché lei mi chiama Papi e Andrea Papà, commissionerò una ricerca alla Doxa per capire meglio) tu hai un po' di capelli bianchi, vero?
- Eh sì amore mio, le rispondo. Ma non tantissimi, cerco di rimediare giurando il falso.
- È vero, non li hai bianchi come la nonna. Lei è più vecchia.
- Certo, infatti è una nonna, cercando sempre di salvarmi in extremis.
- Ma questo non significa che lei muore prima e tu dopo, vero?
Ecchecc...o...
- No, non significa questo. Molti muoiono indipendentemente dalla loro età. Per tanti motivi. È ovvio che più anni hai più si avvicina la fine della vita. È così per tutti.
Lei mi abbraccia strettissimo, come solo lei sa fare. Le sue piccole braccia si adattano perfettamente al mio collo, e stringono in modo formidabile. È una sensazione meravigliosa, che provo solo con lei, almeno fino a quando entro in blocco respiratorio e allora mi libero velocemente...
- Quindi tu non muori presto, vero?
Ecchecc...o 2 la vendetta...
- No stai tranquilla. Io rimango con te ancora a lungo, toccando legno ferro e qualcos'altro.
Lei mi guarda, mi sorride e rassicurata mi pianta un bacio fragoroso, si gira e si mette a dormire.
Io la guardo, il suo viso dolce continua ad affascinarmi come se fosse la prima volta che lo vedo.
Mi giro verso il principe ereditario nell'altro letto, che con fare intellettuale legge il suo Topolino soddisfatto, ma che ha ascoltato tutto.
Si volta verso di me e mi sorride.
Bacio anche lui, rivolgo un ultimo e comune 'buona notte', mi alzo e me ne vado.
Che posso desiderare di più?
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