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Il filo del discorso

Creato il 09 novembre 2010 da Demopazzia
Il filo del discorso
Dice, sta cadendo il governo, si intravede la fine dell’era Berlusconi, e tu non scrivi niente? No, non scrivo niente. Perché scrivere un blog non è facile come andare di corpo. Ogni post è legato all’altro all’interno di un discorso narrativo più ampio che se può sfuggire al lettore è invece ben chiaro nella testa di chi scrive. Ora, può succedere che uno perda il filo di questo discorso. Basta poco. A me è successo. E ora il blog sembra una casa abbandonata. Mancano solo le ragnatele.
Il fatto è che in questo momento l’aggressività che mi aiutava a scrivere con sarcasmo ed ironia mi manca. Più facile che mi dedichi a scrivere cose leggermente più riflessive e, diciamocelo, pallose. Un po’ per una questione di umore. Un po’ per distinguermi anche da chi di questo stile sta abusando da un bel pezzo. Soprattutto da chi di mestiere dovrebbe fare il giornalista e non il blogger. I pezzi di Travaglio ad Anno Zero per esempio, per quanto siano divertenti e riescano a provocare orgasmi multipli al pubblico in sala, non sono giornalismo. E non sono neanche uno stimolo al dibattito. Cosa volete che risponda una persona in studio oggetto delle attenzioni di Travaglio? Ma se leggete i giornali vi accorgerete che questo stile è sempre più diffuso. E se può essere apprezzabile in qualche rubrica come quella di Michele Serra, per il resto testimonia solo la decadenza di un mestiere.
In un pezzo di David Randall pubblicato su L’internazionale, l’autore del libro “Il giornalista quasi perfetto” scrive:
“quando si leggono  gli articoli su una notizia importante, è bene stare attenti agli elementi che ci si aspetterebbe di vedere in un film su quella storia. Se ci sono, vuol dire che i giornalisti, per noia o per furbizia, si sono messi nei panni di uno sceneggiatore e ce l’hanno raccontata non come è successa in realtà, ma come credevano sarebbe piaciuta alla gente”.
Fateci caso. Sono sempre di più gli articoli, anche su giornali insospettabili, nei quale c’è un abuso di aggettivi e si stereotipizzano i protagonisti di una notizia in buoni e cattivi proprio come si farebbe se si dovesse scrivere una sceneggiatura.
Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso  è stata quando, qualche mese fa, Grillo affermò che lui e i sui seguaci sono i pazzi della democrazia. In quel momento ho pensato pure di chiudere baracca e cambiare nome al blog. Per me Grillo non è la soluzione ma una parte dei problemi che affliggono l’Italia ed è la ragione per cui questo blog ha questo titolo. Perché in questo strano paese anche uno come lui può, per alcuni, sembrare la soluzione.
In conclusione, scriverò ancora, ma forse non più come prima.


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