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"Il Giornale" parla in pieno rock n'roll

Creato il 13 febbraio 2011 da Wordsinsound
Ho trovato questo fantastico articolo rock sul sito de "Il Giornale" scritto da Antonio Lodetti (trovate il link all'articolo originale a fondo pagina). Molti miti del rock vengono raccontati per com'erano davvero sottraendogli un pò quella densa aura di spiritualismo che li circonda: da Bob Marley a Bob Dylan, dai Led Zeppelin, ai Beatles...nessuno escluso. Vi riporto le parti che mi hanno interessato maggiormente; leggete l'intero articolo sul sito ufficiale, se vi va ;)

"(...) Nel ’66 scoprì il Dylan elettrico con The Band, «la prima volta che osservai gli effetti della droga: i suoi discorsi erano impacciati, la musica così alta che sembrava di esser in una stanza con un jet che scalda i motori». La droga che distrugge il rock. Si capisce dai primi show dei Pink Floyd dove Syd Barrett ha gli occhi come degli zaffiri che pian piano si riempiono di presagi colmi di sventura. La droga ha distrutto persino John Lennon: anche nello sballo bisogna esser professionisti e l’unico era Jimi Hendrix. «Pieno di acido tirava fuori i trucchi del chitarrista selvaggio. Era la sfrontatezza sessuale e le ragazzine attorno al palco erano così arrapate da cercare di toccargli i genitali». Quanti di noi hanno sognato con le canzoni di Cat Stevens? Non certo Kent che lo ricorda come il trovatore hippie e mistico da cameretta diventato il nuovo messia dei sensibili. Faceva impazzire le giovani donne borghesi: «Era così sdolcinato che mi faceva male ai denti. Oggi è noto come un devoto musulmano, ma ai tempi gli giravano attorno più donne che a Sinatra». Nel 1975 i Jethro Tull erano sul tetto del mondo e con l’America ai loro piedi. Kent li accompagnò in Usa ma non ne era affatto entusiasta: «Ian Anderson usa il flauto per dare un tono mellifluo al suo generico rock blues. Prima suonava per studenti che non si lavano, poi è saltato sul rock progressivo con madrigali elettrici abbelliti da testi che parlano di lascive nobildonne che frustano il sedere di giovani stallieri». Come può piacere questa roba a uno il cui idolo è Iggy Pop? Kent c’era quel luglio del ’72 al King’s Cross Cinema di Londra quando Iggy e gli Stooges suonarono per pochi intimi. «Si piegò a toccare il pavimento con la testa e poi lanciò il corpo in avanti. Mentre precipitava eseguì a mezz’aria un salto mortale. Atterrando con una piroetta continuò a strisciare tra i piedi del pubblico come un rettile». E che dire dei Led Zeppelin?(...)"
Articolo di di Antonio Lodetti, “Il Giornale”

P.S. = emblematica la locandina agli inizi del post, no?

R.Clockheart


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