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il libro del cuore della settimana: Kim Thuy, Riva, Nottetempo

Creato il 30 settembre 2010 da Atlantidelibri

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“DA PICCOLA CREDEVO che la guerra e la pace fossero due opposti. Eppure ho vissuto in pace mentre il Vietnam era in fiamme, e ho conosciuto la guerra solo quando il Vietnam ha deposto le armi. Credo che la guerra e la pace di fatto siano amiche e si prendano gioco di noi. Quando gli piace, quando gli fa comodo, ci trattano da nemici, senza curarsi della definizione o del ruolo che gli assegniamo.” E’ un libro dalle modeste dimensioni, ma assai denso di poesia ed emozione, quello di Kim Thuy dedicato ai propri ricordi personali. L’autrice ha vissuto da bambina l’esperienza dei Boat people: ricordate le immagini proposte dalla tv e dalla stampa di quelle fragili imbarcazioni stracolme di persone fuggite dal Vietnam comunista? Come al solito, quelle riprese non esprimevano la difficoltà di quei momenti, fatta di dolore e paura, malattie e fame, puzzo e morte.
Kim Thúy, nata a Saigon, vive ora a Montréal,è stata interprete, avvocato, restauratrice, chef e cronista gastronomica, e ha conquistato il pubblico e la critica con questo ottimo esordio, in cui i vari momenti della vita della protagonista si sovrappongono e si mescolano, in brevi brani che vi toccheranno il cuore! (e fanno anche pensare, considerando l’accoglienza calorosa dei canadesi nei confronti dei profughi, pronti ad assistere in ogni momento della vita quotidiana i vietnamiti, a farli sentire a loro agio: altri tempi!)

Kim Thuy, Riva, Nottetempo

A dieci anni, Nguyên An Tinh si ritrova sul fondo di una barca impregnata di cattivi odori e olio da motore, diretta con altri duecento vietnamiti in un campo profughi in Malesia. Una traversata infernale in cui, al tempo stesso, tutti sognano il paradiso di una “riva” e di una nuova storia, dopo quella sconvolgente della Guerra del Vietnam e dei campi di rieducazione comunisti. Quando approderà con la sua famiglia in Canada, la bambina cercherà di “guardare lontano, lontano in avanti”, ma non perderà le tracce del passato, “frammenti, cicatrici e barlumi” che tentano di riannodare i fili di una storia interrotta e divisa in due. Le schegge narrative si affidano allora a una continua oscillazione temporale e la lingua si fa liquida e acquatica come i fiumi, il mare e il principio femminile che culla e custodisce. Del resto Ru, il titolo originale del libro, in vietnamita significa “ninnananna”, e in francese, la lingua in cui la narratrice scrive, “piccolo ruscello”.
Questo romanzo, sorprendente di bellezza e di maestria, ha avuto un immediato successo in Canada e in Francia ha vinto il Grand Prix RTL-Lire 2010.

Sotto una penna tanto delicata da sembrare un pennello da calligrafa, le immagini, le sensazioni, le idee si mescolano e a volte si confondono. Le Nouvel Observateur



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