Oggi vi voglio raccontare di pagine piene di ottimismo, speranza e impegno, che mi hanno fatto ricordare una frase di Gandhi che diceva: siate voi il cambiamento che vorreste vedere nel mondo. Ed è proprio quello che fa Joe, un insegnante che vive in città ma che viene da una famiglia di contadini del Nebraska, con una grande nostalgia della campagna dentro di sé. È un uomo concreto, ma allo stesso tempo sensibile, che sente la responsabilità di ciò che fa ed è capace di intuire gli impliciti parallelismi della vita: mettere libri nelle mani dei miei studenti non è tanto diverso dal deporre semi in un campo, pensa. Un giorno decide di fare un viaggio e arriva nella Repubblica Dominicana, dove scopre il sapore di un caffè straordinario: in apparenza è solo un "cafecito", ma è diverso, più denso e forte. Joe, incuriosito, vuole scoprirne la provenienza e tra le montagne trova la fattoria di Miguel, che continua a coltivare il caffè in modo tradizionale senza concimi chimici e nel rispetto dell'ambiente. Un uccello che canta mentre le bacche maturano è come una madre che canta al bambino nel suo grembo. Il bambino nasce con la felicità nell’anima, gli spiega l’uomo e questo amore per la terra fa sentire Joe di nuovo a casa, come se avesse ritrovato il suo posto nel mondo. Ma scopre anche che Miguel deve difendersi dalla povertà con il lavoro delle proprie mani, così come succede ad altri piccoli coltivatori, correndo così il rischio di soccombere alle grandi compagnie. E adesso che Joe si è spinto così lontano e ha conosciuto questa realtà, come reagirà? È troppo banale sperare che il contributo di una sola persona possa cambiare le cose? Il libro pone queste e altre domande. Si intitola Cafecito, la canzone del caffè, scritto da Julia Alvarez ed edito da Salani, tradotto per noi da Daniela Gamba e illustrato da Simona Mulazzani, una storia ispirata a L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono (Salani 1996).Valentina Allodi
Magazine Cultura
Oggi vi voglio raccontare di pagine piene di ottimismo, speranza e impegno, che mi hanno fatto ricordare una frase di Gandhi che diceva: siate voi il cambiamento che vorreste vedere nel mondo. Ed è proprio quello che fa Joe, un insegnante che vive in città ma che viene da una famiglia di contadini del Nebraska, con una grande nostalgia della campagna dentro di sé. È un uomo concreto, ma allo stesso tempo sensibile, che sente la responsabilità di ciò che fa ed è capace di intuire gli impliciti parallelismi della vita: mettere libri nelle mani dei miei studenti non è tanto diverso dal deporre semi in un campo, pensa. Un giorno decide di fare un viaggio e arriva nella Repubblica Dominicana, dove scopre il sapore di un caffè straordinario: in apparenza è solo un "cafecito", ma è diverso, più denso e forte. Joe, incuriosito, vuole scoprirne la provenienza e tra le montagne trova la fattoria di Miguel, che continua a coltivare il caffè in modo tradizionale senza concimi chimici e nel rispetto dell'ambiente. Un uccello che canta mentre le bacche maturano è come una madre che canta al bambino nel suo grembo. Il bambino nasce con la felicità nell’anima, gli spiega l’uomo e questo amore per la terra fa sentire Joe di nuovo a casa, come se avesse ritrovato il suo posto nel mondo. Ma scopre anche che Miguel deve difendersi dalla povertà con il lavoro delle proprie mani, così come succede ad altri piccoli coltivatori, correndo così il rischio di soccombere alle grandi compagnie. E adesso che Joe si è spinto così lontano e ha conosciuto questa realtà, come reagirà? È troppo banale sperare che il contributo di una sola persona possa cambiare le cose? Il libro pone queste e altre domande. Si intitola Cafecito, la canzone del caffè, scritto da Julia Alvarez ed edito da Salani, tradotto per noi da Daniela Gamba e illustrato da Simona Mulazzani, una storia ispirata a L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono (Salani 1996).Valentina Allodi
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