Il Muro di Nusaybin

Creato il 10 novembre 2013 da Davideciaccia @FailCaffe

Guardando le foto, si vede una donna davanti al filo spinato: sta seduta sulla terra brulla, in mezzo ad un campo minato, per portare avanti la sua protesta.

di Giulia Sabella

La donna si chiama Ayşe Gökkan, è il sindaco di Nusaybin e due giorni fa ha interrotto uno sciopero della fame durato 9 giorni. La sua città si trova in Turchia, vicino al confine con la Siria, dove da quasi 3 anni è in corso una guerra. Ma Nusaybin è anche una città curda, come curda è la vicina Qamishli, a una decina di chilometri di distanza, che però si trova dall’altra parte della frontiera. Proprio lungo la linea che divide i due stati, il governo di Ankara vorrebbe costruire un muro. Gökkan è un membro del Bdp, partito curdo della Pace e della democrazia, ed aveva iniziato il suo sciopero della fame per protestare contro questa barriera che avrebbe tagliato ogni contatto tra le due città e le sue comunità, unite non soltanto dalla lingua e dalla cultura, ma anche da vincoli di parentela. Quello di Nusaybin non sarebbe certo stato né il primo né l’ultimo muro della storia, tanto che alcuni lo avevano già paragonato a quello di Berlino. A ben guardare, le giustificazioni che si trovano dietro a questi progetti sono sempre le stesse. Sotto accusa ci sono eventuali nemici e malintenzionati, che devono essere dissuasi dell’attaccare o dall’entrare in un territorio. Più in generale però è anche un monito per coloro che, sulla carta, dovrebbero essere protetti. «Quello che sta al di là non è affar tuo – dice il Muro – voltati, torna sui tuoi passi e non fare domande». E con la fantomatica protezione arriva inevitabile anche il controllo.

Nonostante fosse il primo cittadino, nessuno aveva avvertito Gökkan del progetto. In questi ultimi giorni gli stessi cittadini di Nusaybin erano scesi in strada per protestare contro quello che era stato ribattezzato “il muro della vergogna”. Le forze dell’ordine turche erano intervenute prontamente, utilizzando anche gas lacrimogeni.

Secondo Ankara, a richiedere la costruzione del muro sarebbe il protrarsi del conflitto siriano, che porta con sé ingressi illegali e il proliferare del contrabbando. Per Gökkan però si tratterebbe di un’azione volta a dividere i curdi siriani da quelli turchi: la barriera bloccherebbe i rifornimenti di viveri, creando un disastro umanitario, e favorirebbe gli uomini vicini ad al Qaeda, che da anni combattono nel nord della Siria, scontrandosi spesso proprio con le organizzazioni curde. Ankara ha fatto un passo indietro e Gökkan ha messo fine alla sua protesta. Una barriera aggiuntiva di filo spinato dovrebbe ora sostituite il “muro della vergogna”.

Quanto accaduto però mostra ancora un volta l’importanza geostrategica del Kurdistan, la regione del Medio Oriente divisa tra 4 stati. Fin dalla sua nascita, la Turchia ha sempre cercato di reprimere e di assimilare i curdi che si trovano sul suo territorio, molti dei quali poi, a partire dagli anni Ottanta, sono diventati simpatizzanti o guerriglieri del Pkk. Allo stesso tempo però Ankara si sta avvicinando alla Regione Autonoma del Kurdistan nel nord dell’Iraq, nata 10 anni fa con la caduta di Saddam Hussein e ricca di petrolio. Intanto anche nella Siria settentrionale i curdi stanno diventando dei protagonisti sempre più importanti. Ankara volge il suo sguardo a sud-est, verso il Medio Oriente. Laggiù si trovano i curdi, destinati a diventare sempre più importanti negli equilibri della regione.


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