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Il parere degli storici sulla Legione Tebea

Creato il 24 luglio 2010 da Alfa
Il parere degli storici sulla Legione Tebea
Quale realtà si nasconde dietro il racconto agiografico di San Maurizio e della Legione Tebea? Veramente una legione romana e cristiana, arruolata nella regione di Tebe in Egitto e comandata da Maurizio, si era rifiutata di perseguitare le popolazioni cristiane della valle del Rodano e fu massacrata per questo su ordine del tetrarca Massimiano tra il 285 e il 290?
Per prima cosa occorre dire che la Passio Acaunensium martyrum (Passione dei martiri di Acauno) fu scritta da Eucherio vescovo di Lione (Lione 380 – 449/50). Egli racconta di aver udito questa storia da Isaac, vescovo di Ginevra, il quale a sua volta l’aveva udita da Teodoro, di Octodurum. Quest’ultimo è un personaggio noto da altre fonti per aver partecipato al Concilio di Aquileia nel 381 e per aver firmato una lettera al Papa Silicio nel 393. Pertanto egli fu vescovo di Octodurum almeno dal 381 al 393 d.C. Non solo Eucherio non cita altre fonti prima di Teodoro, ma asserisce che i corpi dei martiri tebei furono rinvenuti al tempo del vescovo Teodoro. Da questo si deduce che fu proprio il vescovo Teodoro a scoprire le reliquie e a diffondere la notizia del loro martirio.
Quali erano però gli elementi su cui si basava Teodoro? È possibile che egli conoscesse dei racconti localmente tramandati, ma è più probabile che la rivelazione dell’ubicazione dei corpi santi sia avvenuta in sogno. Questa forma di intervento divino compare infatti frequentemente nelle storie sui santi martiri. L’abbiamo già visto per il caso di Longino, ma negli stessi anni in cui opera Teodoro ance il vescovo di Milano Ambrogio scoprì, a seguito di rivelazioni misteriose, varie reliquie di santi martiri, utilizzate per sostenere le sue tesi nella lotta contro pagani ed eretici.
Verso il finire del IV secolo, la Chiesa aveva lasciato alle spalle le persecuzioni, cessate nel 313 con l’Editto di Costantino. In quegli anni il Cattolicesimo si avviava, invece, a diventare la religione ufficiale dell’Impero Romano. Nella lotta contro le dottrine eretiche e contro i pagani che tentavano di opporsi all’imposizione dall’alto della nuova religione, le scoperte miracolose dei resti di coloro che erano morti per testimoniare (i martiri) la loro fede, accompagnate sempre da guarigioni miracolose, era un fatto relativamente frequente e di grande impatto sul popolo.
Posto che la notizia del ritrovamento delle "reliquie" sia vera (ed è probabile che lo sia perché normalmente  esse erano esposte alla venerazione del popolo e senza un ritrovamento materiale la storia non avrebbe avuto credito) cosa si cela dietro di essa?
Gli storici che si sono occupati della questione hanno formulato diverse ipotesi. Molto in sintesi, perché la questione è assai complessa, si dividono tra coloro che hanno cercato di dimostrare la storicità dell’episodio che avrebbe ispirato la leggenda della Legione Tebea e quelli che ritengono sia una storia inventata.
Coloro che danno credito alla leggenda (DUPRAZ 1961) inquadrano il martirio dei legionari nell’ambito della repressione della rivolta dei Bagaudi. Questi (il termine bacaudae in celtico significa "gruppo") erano bande di pastori nomadi celti che a più riprese (la prima repressione avvenne effettivamente sotto Massimiano nel 285) si sollevarono contro l’oppressiva politica fiscale romana e lo sfruttamento dei latifondisti. È stato ipotizzato, ma senza prove evidenti di questo, che tra queste bande irregolari il messaggio evangelico avesse trovato terreno fertile, interpretato soprattutto in termini di egualitarismo. Il reparto romano massacrato sulle Alpi per non aver voluto perseguitare i cristiani avrebbe in sostanza fraternizzato coi ribelli, attirandosi per questo la feroce punizione.
Il fronte degli scettici (VAN BERCHEM 1968) ha evidenziato, mediante l’analisi del testo originale, una serie di incongruenze. In primo luogo ai tempi della Tetrarchia (284-305), epoca in cui i fatti secondo la tradizione dovrebbero essersi svolti, non si ha alcuna notizia di una “Legione Tebea” o arruolata a Tebe.
La legione era un’unità militare numericamente consistente (circa 6000 uomini) ed è difficilmente immaginabile, per la fisiologica rotazione all’interno delle unità militari, che dopo un certo tempo al fronte essa potesse essere costituita solo da soldati egiziani. Tanto più che gli egiziani erano esentati per legge dal servizio militare e fornivano eccezionalmente solo truppe ausiliarie.
La legione era un’unità di fanteria, mentre il grado di “primicerius”, attribuito al comandante Maurizio, è quello di un’ufficiale della cavalleria. Oltretutto tale grado fu introdotto solo con la riforma dell’esercito promossa da Costantino il Grande nel 312, dopo la fine della Tetrarchia, nell’ambito di una generale riorganizzazione dell’esercito che portò, tra la altre cose, alla soppressione dell’ormai famigerato corpo dei “pretoriani”, la guardia imperiale. La nuova guardia a cavallo era comandata appunto da un “primicerius”.
In Egitto non vi è traccia di un culto di soldati martiri nativi di Tebe, mentre l’origine orientale del vescovo Teodoro, primo divulgatore della notizia, fa sospettare che egli abbia inventato la storia, ricollocando sulle Alpi un episodio poco conosciuto in Occidente, vale a dire l’uccisione di un tribuno di nome Maurizio e di una settantina di suoi soldati, tutti cristiani, avvenuto sotto Diocleziano nella città di Apamea, in Siria.
Un po’ meno convincenti appaiono altre obiezioni come quella secondo la quale la pratica della decimazione, che secondo la tradizione sarebbe stata applicata alla Legione, ai tempi di Massimiano sarebbe stata da lungo tempo in disuso; o la cacciata di tutti i cristiani dall’esercito attorno all’anno 298, perché questa notizia potrebbe paradossalmente testimoniare proprio la preoccupazione dei Tetrarchi, alla vigilia della grande persecuzione anticristiana scatenata dal 303, dopo il grave episodio di insubordinazione di un’unità militare chiamata a perseguitare dei cristiani.
Anche la tendenza della Chiesa, ai tempi della Tetrarchia, a favorire quella che chiameremmo “obiezione di coscienza” contro il servizio militare non costituisce una prova decisiva, in quanto si ha notizia di vari soldati cristiani in molte unità dell’esercito e persino nella Guardia Imperiale.
Un’altra ipotesi (O'REILLY 1978) individua nella leggenda un nucleo storico, evidenziando tuttavia la rielaborazione agiografica della vicenda.  Essa si basa principalmente sulla rilettura di un interessante documento, la Notitia Dignitatum, che fornisce l’elenco delle unità militari alla fine del IV secolo, vale a dire dopo la riforma dell’esercito voluta da Costantino il Grande nel 312.
In essa compaiono varie unità, i cui nomi riprendono quelli dei Tetrarchi Massimiano, Valente, Diocleziano e Costanzo Cloro: “I Maximiana Thebeorum”, “II Felix Valentis Thebeorum”, “III Diocletiana Thebeorum”, “II Flavia Constantia Thebeorum” , oltre ai “Thebei Palatini”. La “Legione Tebea” non sarebbe quindi una legione arruolata a Tebe, quanto piuttosto un’unità con questo nome, indipendentemente dall’effettiva provenienza dei suoi militi. Si noti che le unità citate contavano circa mille soldati (avevano quindi dimensioni inferiori rispetto alla legione classica, i cui effettivi erano di circa 6000 uomini). L’ipotesi è che siano stati messi a morte solo pochi soldati,  mentre l’unità sarebbe stata “annientata” come corpo unitario, venendo smembrata per punizione in più corpi minori, che sarebbero quelli citati nella Notizia Dignitatum. Ciò spiegherebbe  tra l'altro il fiorire di leggende in varie località riguardo gli scampati al “massacro”.
Questa tesi non è però stata giudicata convincente da tutti, perché se offre un’ipotesi per l’origine del nome di alcune unità del IV secolo, non fornisce evidenze concrete dell’esistenza di questa originaria “legione tebea” operante alla fine del III secolo.
Fin qui il racconto degli storici che hanno provato ad analizzare il racconto per verificare se la storia fosse vera; altri però si sono concentrati sulla questione di quale possa essere la verità dietro la storia. E i risultati, come vedremo, sono sorprendenti…
(continua)
Bibliografia per approfondire
L. Dupraz, Les passions de S. Maurice dAgaune: essai sur I'historicité de la tradition et contribution a I'étude de I'armé pre-diocletienne et des canonisations tardives de la fin du IVe siecle, Friburgo 1961.
D. Van Berchem, Le martyre de la legion Thebaine: essai sur la formation d'une legende, Basilea 1968.
D. F. O'Reilly, The Theban Legion of St Maurice, Vigiliae Christianae XXXII, 1978, pp. 195-207.

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