Il Pd vuole aprirsi alla società civile? Meglio allora fare riunioni a porte aperte

Creato il 13 giugno 2012 da Cremonademocratica @paolozignani

Perché tanti condizionali, congiuntivi, modi della possibilità, riferimenti insomma a quel che il Comune doveva o poteva fare e non ha fatto? Perché non parlare in modo più schietto e semplice? Il Comune è stato assente ed è assente. Il sindaco non ha svolto il proprio compito. Si tratta della raffineria Tamoil: il Pd sceglie un linguaggio cauto, che non urti eccessivamente il sindaco e la maggioranza di centrodestra. E’ il risultato di due posizioni diverse all’interno del partito, che hanno discusso a lungo e in modo acceso nel merito della questione arrivando a un testo condiviso. Una libera scelta, che alla fine comunque dice quel che ci si aspettava dal Pd: una condanna   dura della linea del Comune.

Sembra di leggere il manoscritto da cui iniziano i Promessi Sposi. Poi subentra l’autore, il Manzoni, che non ne può più di quel linguaggio e si mette a raccontare la storia col suo stile personale. Perché il Pd non fa così? Troppe tensioni interne: il riformismo è il risultato di una mediazione fra componenti contrapposte, fra moderati e sinistra.

Trattandosi di un gran numero di posti di lavoro persi, di un inquinamento che comporta costi enormi, i cui importi per non risultano ancora coperti, è chiaro che se non ci sono certezze e dati chiari la colpa è del Comune, mentre la responsabilità è della Tamoil.  Il Comune non si è costituito parte civile: strano. Un danno per i cittadini che devono solo fidarsi della parola, dell’accordo di un’azienda che ha già deluso le loro aspettative. Oltretutto parte degli ex dipendenti rischia di finire nel gran numero degli esodati. E’ il Comune che deve dare spiegazioni, non il Pd.

Ma perché non aprire al pubblico queste riunioni? Perché non aiutare i cittadini a capire qualcosa di più?

I partiti hanno bisogno di aprirsi alla società civile? Di stare più vicini alla gente? Allora perché non aprire le porte delle riunioni?

E’ finita 14 a 7: i componenti della direzione cittadina si sono anche contati. I parlamentari Luciano Pizzetti e Cinzia Fontana sono finiti in minoranza, ha prevalso la linea dei consiglieri comunali. Ma perché i “moderati” (si trattava di una discussione su un caso singolo) devono essere così delicati se la sostanza non cambia?

Seguono i capi d’accusa di cui deve rispondere Tamoil (testo di Cremonaoggi):

Quattro i capi di imputazione a carico di Enrico Gilberti, 64 anni, di Robecco d’Oglio, residente a Cremona, gestore della Tamoil, di Livio Ernesto Tregattini, 50 anni, di Cremona, delegato del settore ambiente e sicurezza, e del libico Mohamed Abulaiha Saleh, 61 anni, residente a Cremona, legale rappresentante della Tamoil raffinazione.  La procura contesta l’illecita gestione di rifiuti, reati in materia edilizia, lo sversamento nel fiume Po di acque reflue industriali tossiche e pericolose e il getto pericoloso di cose. Per quanto riguarda l’illecita gestione di rifiuti, il 26 novembre e il 4 dicembre del 2009 “stoccavano e depositavano in modo incontrollato, in più zone dell’azienda (area 1, deposito temporaneo di Tamoil, l’unica area ancora sotto sequestro, area 2, attigua al bacino di contenimento del serbatoio E29, area 3, nelle immediate vicinanze e all’interno del deposito ex Foster Wheeler ad ovest del serbatoio E29, area 4, a nord ovest del serbatoio E29, area 5, tubo di scarico al suolo presente sulla strada E209), rifiuti pericolosi e non pericolosi derivanti dalle attività di raffinazione, sversando al suolo, privo di pavimentazione e di un idoneo sistema di convogliamento delle acque, i liquidi frammisti ad idrocarburi e sostanze altamente inquinanti percolanti dai grossi contenitori”. I tre imputati dovranno anche rispondere di reati in materia edilizia, in quanto, nel dicembre del 2009 “realizzavano senza permessi, in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico 12 edifici che utilizzavano per lo stoccaggio dei rifiuti, per il deposito di attrezzature e quali veri e propri luoghi di lavoro”. Ai tre è contestato anche l’episodio dell’ 8 settembre del 2009, quando, per l’accusa, “sversavano nel fiume Po acque reflue industriali tossiche e pericolose per la presenza, visiva e olfattiva, di idrocarburi liquidi e di sostanze derivate dalla lavorazione del petrolio”. Infine, il reato di getto pericoloso di cose, “mediante emissione in atmosfera di gas idrocarburici provenienti dalla zona delle vasche di lavaggio degli scambiatori”, recando “molestia agli studenti e al personale dell’istituto Stanga che il 24 e il 26 novembre del 2009 si vedevano le aule invase da gas, tanto che tre dipendenti della scuola si sentivano male”. Gilberti e Saleh sono difesi dall’avvocato Carlo Melzi d’Eril, del foro di Milano, mentre Tregattini dall’avvocato Isabella Cantalupo.

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