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il punto equipollente

Creato il 19 gennaio 2011 da Vivianascarinci

il punto equipollente

Il punto più delicato sta nella ricerca di un equilibrio tra Mente e Parola. Questi due esseri non sono equipollenti. La mente è “di gran lunga più illuminata”. Quando insieme diventeranno il giogo per il cavallo dell’oblazione, questa sproporzione si noterà. Il giogo sarà inclinato della parte più pesante che è quella della mente. Perciò non sarà efficace, disturberà il movimento. Occorrerà allora inserire una tavola appoggiata dalla parte della parola, per riequilibrare i pesi. Questa tavola d’appoggio è un sublime accorgimento metafisico- e solo grazie a esso l’oblazione riesce a raggiungere gli dèi. Il motivo di quella tavolo aiuterà a capire  perché la parola non è mai intera, ma sempre incrinata o composta di più elementi, minacciata dall’inconsistenza – o comunque dall’insufficienza del suo peso.  (…)Così il rapporto tra mente e parola si stabilì come fu dato poi nel mondo: non già una coppia di amanti, ma una visione orripilante, che ricordava un  assalto brutale. Un essere maschile, Sacrificio, porta sulla testa l’utero lacerato della sua amante Parola, dove non potrà mai versare il suo seme. Così vollero i Deva perché l’equilibrio dei poteri non venisse di nuovo dissestato, questa volta a loro sfavore. Tale è la condizione in cui il mondo sarà tenuto a vivere. A questo si deve risalire per intendere l’attrazione erotica, ma anche l’invincibile squilibrio e disarmonia che regnano da allora tra Mente e Parola. Tema che risuona in occidente nella nostalgia e nella perenne vana evocazione della lingua adamica.  Roberto Calasso, l’ardore  p. 147  p. 152

 


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