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Il punto G: esiste o non esiste?

Da Sessuologiacagliari @DessiAntonio
Il punto G: esiste o non esiste?
Una ricerca britannica desta dubbi e polemiche: crolla il mito del Punto G! Il famigerato punto erogeno femminile è stato messo in discussione da un'équipe di ricercatori londinesi del King's College.
Nel 2008, un team di ricercatori dell'Università dell'Aquila, facenti capo al Prof. Jannini è riuscita ad immortalare, in seguito a studi condotti su ecografie transvaginali il famigerato punto Grafenberg o punto-G.
Lo studio italiano aveva messo in rilievo che la zona anatomica messa in relazione con l'esistenza del punto G è caratterizzata dalla stessa identica struttura della prostata e dispone di una struttura vascolare sostanzialmente identica ai corpi cavernosi del pene, insieme a strutture nervose dedicate alla risposta sessuale. Ebbene, tale struttura complessa è come una torta fatta di ingredienti che cambiano continuamente da persona a persona. Alcune donne hanno più sviluppata una componente piuttosto che un’altra.
4 Gennaio 2009: I ricercatori del King's College hanno pubblicato un articolo sulla rivista specialistica Journal of Sexual Medicine dichiarando che il punto G non esiste e che rappresenta semplicemente un mito culturalmente alimentato e sostenuto da riviste e terapeuti sessuali. Immediate le reazioni della comunità mondiale di sessuologi. La principale esponente della comunità di sessuologi italiani è la Prof.ssa Chiara Simonelli dell'Università La Sapienza di Roma rappresentante per l'Italia all'European Federation Sexology e la World Association for Sexual Health, presso la cui scuola di sessuologia clinica mi sono formato. La Prof.ssa dichiara che la sua vastissima esperienza clinica suggerisce che molte donne sono coscienti di avere una grande sensibilità in un punto specifico della vagina e che può anche capitare che per alcune questo non si verifichi.
La sessuologa Beverly Whipple è una sostenitrice del punto G. A proposito dello studio dei ricercatori londinesi mette in evidenza come esso risenta di evidenti imprecisioni metodologiche che avrebbero falsato i risultati ottenuti. In partticolare, nel campione di donne esaminato - come dichiara la Whipple - sono state ignorate le esperienze delle donne con orientamento sessuale omosessuale e bisessuale e sarebbe stato commesso un errore nelle considerarazioni sugli effetti di esperienze con differenti partner sessuali o con differenti tecniche amatorie.
Per la maggior parte delle donne il punto G è collocato nella parete anteriore della vagina ad una profondità di circa 2 cm e mezzo  proprio dietro la localizzazione esterna della clitoride. Il motivo per cui dico "la maggior parte delle donne" è che per alcune può essere differente, come dichiarato dalla stessa Prof.ssa Simonelli. Per una buona parte di donne sono necessari lunghi preliminari e stimolazione sessuale prima che il punto G possa loro procurare piacere. Per alcune donne la stimolazione del punto G non è veramente un granché mentre per altre può condurre l'intero corpo ad un orgasmo intenso e perfino a stati alterati della coscienza. Inoltre, ci sono donne che dichiarano di aver sperimentato eiaculazione femminile con la stimolazione del punto G.
La ricerca del gruppo del King's College è sicuramente coraggiosa ed ambiziosa. Il  punto G esiste? E' un mito? Nella complessità della sessualità femminile è sicuramente possibile che molte donne possano provare piacere dalla stimolazione del punto G e altre no.Tuttavia è  importante considerare il punto G come un'area del piacere e di ricerca e non come un bottone da pigiare per ottenere un orgasmo. Se si pensa  al punto G come un punto della strada del piacere da "scoprire" assieme al partner è molto probabile che non tutti vogliano percorrere quella strada!
Immagine tratta da
http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=93323
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