Mai come in questo periodo la Chiesa cattolica ha dichiarato guerra al “relativismo” difendendo a spada tratta, l’esistenza di Verità assolute,quelle cioè professate soprattutto dalle religioni cosiddette abramitiche o monoteiste, che hanno in comune la pretesa di essere depositarie dell’Unica Verità che si vorrebbe sia stata rivelata da Dio. Si potrebbe subito chiedersi perché Dio avrebbe dovuto manifestarsi come tale nella Bibbia e come Allah nel Corano, ma il punto saliente di questo accanimento verso il libero pensiero è che tale atteggiamento assolutista e prodomico di ogni fondamentalismo, conduce alla guerra, alle lotte di religioni, al terrorismo mondiale. Mi potreste elencare una qualsiasi strage voluta dal pensiero agnostico? Avete invece lontanamente idea di quanti milioni di individui siano stati sterminati nel nome di Dio? Se ve ne facessi un elenco completo, vi stanchereste a leggerlo, ma chi volesse documentarsi potrà andare su questo sito pubblicato da Uaar (unione atei e agnostici razionalisti):
http://youknow.altervista.org/upload/Il_Libro_Nero_Della_Chiesa_Cattolica-_Vaticano.pdf
Lotta al relativismo significa impedire la conoscenza, disconoscere il ruolo importantissimo della ragione, indispensabile per evoluzione gnoseologica dell’Umanità. Fin dal VI sec a.c. , per limitare l’indagine al nostro occidente, l’uomo greco cominciò ad indagare sui fenomeni naturali, liberandosi dal fascino del mito, per aprire la strada all’indagine scientifica. La storia della filosofia occidentale c’insegna che nei grandi pensatori del passato albergava una sete di conoscenza, un bisogno di ricerca che, pur fra enormi contraddizioni, ci fece evolvere e crescere culturalmente. Fu proprio la Chiesa ad arrestare, per tutta la durata del medioevo, l’evolversi di tale faticoso cammino, che avrebbe ripreso la sua marcia soltanto nel secolo dei lumi, quando l’uomo riscoprì il piacere della ricerca e dell’evoluzione. Così alla sofistica greca, allo scetticismo, al platonismo, all’aristotelismo, insomma a tutta quella pletora di fini pensatori dell’era precristiana, si aggiunsero molte altre posizioni relativistiche come il criticismo, l’empirismo, il pragmatismo, per non parlare delle posizioni estreme di Nietzscheper il quale “non esistono fatti ma soltanto interpretazioni”Altre concezioni relativistiche sono sorte in tempi più recenti come il decostruttivismo o il post-strutturalismo, per citarne solo alcune, tutte accomunate dalla convinzione che una verità assoluta non esiste o, se esiste, non è conoscibile nella sua interezza, ma solo relativamente ai recettori sensoriali di cui l’uomo dispone. Anche la biologia ci aiuta a capire la limitatezza delle nostre percezioni sensoriali, così diverse da quelle delle altre specie viventi sul pianeta, tanto da poter parlare di“universi paralleli” perché quelle specie che vedono l’ultravioletto o l’infrarosso o captano gli ultrasuoni, avranno una visione della realtà che le circonda del tutto diversa da quella degli umani. E le riflessioni diPopper, il filosofo della scienza, ci portano a ritenere che una società democratica, libera e aperta, debba essere legata al relativismo inteso come rifiuto della pretesa di alcune dottrine, di essere in possesso di Verità assolute, quelle che inevitabilmente portano all’autoritarismo e alla dittatura. Neanche la Scienza può dirsi certa delle sue verità dovendo, per definizione, essere falsificabile oltre che verificabile sperimentalmente. Ecco cosa ci dice Popper: “tutta la conoscenza rimane fallibile, congetturale. Non esiste nessuna giustificazione, compresa, beninteso, nessuna giustificazione definitiva di una confutazione. Tuttavia, noi impariamo attraverso confutazioni, cioè attraverso l'eliminazione di errori [...]. La scienza è fallibile perché la scienza è umana.”Citando poi Marcello Pera potremmo con lui convenire :“che le libertà civili e politiche, lungi dall'essere fondate sulla relatività delle nostre conoscenze, debbano ricondursi alla dignità intrinseca della persona umana, che permane quale che sia la verità o non verità delle idee e delle convinzioni di ciascuno e che assicura a tutti il diritto di far valere tali idee e convinzioni in ambito sociale e politico”Insomma il relativismo è rispetto degli altri, rispetto delle altrui culture, rispetto che si rende indispensabile soprattutto oggi in un mondo globalizzato che, per sopravvivere deve cercare di capire le ragioni degli altri, in un’osmosi costruttiva e pacifica di convincimenti atavici che non caratterizzano una società ristretta, ma la condizionano e ne frenano lo sviluppo e la sua corsa verso la Conoscenza. Dino Licci
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