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Il riassunto

Creato il 07 marzo 2011 da Tnepd

Il riassunto Una delle colonne portanti su cui è architettato il sistema educativo della civiltà moderna è il riassunto. Ripensando al metodo di studio utilizzato dalle scuole medie in poi - o forse da ancor prima – e concentrandosi sulla pratica consigliata di riassumere i lunghi periodi dei testi scolastici, tramite frasi o parole predominanti, mi accorgo oggi di quanto tutto ciò assomigli ad una pandemia straordinariamente diffusa e destinata a far naufragare il libero pensiero in lidi remoti. Esagero?
La pratica del riassunto - e’ sempre una questione di karma - si distingue in due opposti, acerrimi nemici: il riassunto preventivo ed il riassunto indotto. Mi spiego. Immaginiamo, con doppio salto carpiato, che i testi scolastici si trasformino all’istante in “bigini”, ossia in quei libretti minuscoli che si utilizzavano in fase adolescenziale sia come sunto, sia come promemoria sotto il banco o nell’astuccio in occasione dei compiti in classe. Ebbene, questa è un’utopia di riassunto preventivo. “Questi sono i fatti e gli spunti salienti, ora a te approfondire!” Immaginiamo che i monumentali tomi scolastici si trasformino, di botto, in bigini. Ciò provocherebbe più effetti di quanto si possa supporre.
Se ciò avvenisse, all’istante quasi tutta la categoria dei professori dovrebbe imparare un nuovo mestiere. Da impigriti spacciatori di tomi, molti maestri e professori dovrebbero trasformarsi loro malgrado in vivaci autori di testi scritti ed orali a beneficio dei propri studenti. Altra conseguenza interessante: crollerebbe il consumo di carta ed inchiostro e si ridurrebbero i relativi effetti sull’ambiente. Certamente qualche colosso editoriale fondato sugli appalti della scuola pubblica, vedrebbe collassare il proprio bilancio di nuove edizioni inutili fatte con milioni di alberi tagliati e milioni di bidoni di inchiostro, ma ogni rivoluzione ha le sue vittime. Amen.    Il riassunto Ci propinano testi giganteschi fino alla laurea, chiedendoci di ricordarne il riassunto. Propinateci direttamente il riassunto! Le lezioni alle medie, al liceo, all’università - troppo spesso trascorse a leggere tutti la stessa cosa cogli occhi sul banco -  diventerebbero, a scelta: un lungo monologo dell’anziano insegnante di storia che - in assenza di pagina 367 da ripetere in coro - parte dalle guerre puniche, divaga sugli effetti dell’ultima assemblea condominiale, passando dalla guerra di Troia ad apprezzamenti inquietanti sulla nuova bidella. Gli studenti nel frattempo navigano sul web con i loro notebook e netbook, riproducendo con una simulazione i movimenti delle truppe e della bidella nel corso delle guerre sopra citate. Questa è l’ipotesi hi-tech. Un’altra ipotesi è quella sul genere “attimo fuggente”. In tal caso la lezione diverrebbe una grande chiacchierata, a volte forse un po’ chiassosa, con ciascuno che dice la sua se ne ha voglia, magari al parco o in spiaggia, con i panini e i succhi alla pera. Qualcuno giocherebbe a badminton sul bagnasciuga, l’insegnante accorderebbe la chitarra mentre la bidella gli fa le treccine. L’ipotesi sarebbe comunque più partecipativa della situazione attuale e finirebbe all’imbrunire intorno al fuoco, tutti si scambierebbero la promessa solenne che non ci siano mai più guerre e brinderebbero col sidro o col mirto prima di tuffarsi nel bagno di mezzanotte. L’ipotesi da manuale vedrebbe gli studenti e gli insegnanti impegnati in confronti costruttivi prendere spunto da ogni input per approfondirlo con l’apporto attivo di tutti. L’insegnante assumerebbe il ruolo di propulsore dei temi di studio ed il moderatore degli interventi della classe.
In ciascuna delle ipotesi – ed in molte altre immaginabili - il ruolo dell’insegnante risulterebbe ingigantito rispetto alla situazione attuale e per questo decisamente più impegnativo. Sparirebbe la figura diffusa del “professore mouse” che svolge le seguenti mansioni: scorrere sulla pagina da leggere, cliccare su uno studente che legge bene e svegliarsi quando il giovane entra in stand-by così da attivarne un altro fino al suono della campanella. Sparirebbero i “programmi” ministeriali, sparirebbe l’educazione di regime e sarebbe molto più dura fiocinare i neuroni dei giovani cittadini.
Svariate evidenze che riguardano la gestione dell’istruzione appaiono singolari al punto da lasciar presumere che la diffusione della pratica del riassunto indotto come formula di controllo della mente della popolazione più o meno volontariamente sostenuta dalla categoria docente, sia una triste realtà. Ad esempio l’obbligo d’acquisto di tomi giganteschi, mai definitivi e annualmente ristampati con due virgole ed un punto in più, ma di cui è fondamentale avere l’ultima edizione altrimenti il professore ti guarda male. In particolare testi di matematica, storia, filosofia, letteratura, persino di latino, di cui non si può che avere l’ultima edizione sennò il professore non l’accetta. Una volta aperti i tomi giganteschi, se ne leggono solo alcune parti, scelte dal professore, se va bene la metà del testo o poco più. Alla ridotta parte del volume sopravvissuta viene poi data un’ulteriore spennellata, così da selezionare le frasi fondamentali, i passaggi salienti, come si suol dire, il riassunto.
Il riassunto I testi scolastici sono stati per decenni uno straordinario strumento di comunicazione e lo sono ancora. Un medium potentissimo. Pialle affilate, raffinati levigatori nel rabotaggio delle giovani menti in fase di pieno sviluppo. Il messaggio contenuto in media di questa rilevanza dovrebbe essere perennemente sotto i riflettori. In generale, quando va bene, i genitori tengono il fiato sul collo degli insegnanti e non leggono una riga di ciò che c’è scritto sui testi scolastici dei loro figli. Si dà per scontato che siano perfetti, con quello che costano! Il loro contenuto è disgraziatamente tutelato - e con frequenza rielaborato - dalle menti più lucide e brillanti della cittadinanza, indaffarate in intense sedute di commissioni parlamentari e vertici ministeriali. A tal proposito, vi sono presenze spassose tra i componenti dei ministeri e delle commissioni parlamentari sulla pubblica istruzione degli ultimi tre decenni. Spassose. E non solo in Italia. Ma a ben vedere la cosa non fa piu’ notizia e comunque non è questa la parte piu’ preoccupante della faccenda. Da un certo punto di vista il tomo di 480 pagine è uno strumento geniale: fa girare l’economia del settore editoriale (benché sia una follia anti-ecologica), consente alla categoria degli insegnanti mouse di riprodursi (impigrendosi, anno dopo anno, con perdita semi-totale di senso critico), ingrandisce gli zaini (poco importa se aumentano i casi di scoliosi, lordosi e cifosi adolescenziale, anzi!).
Il grande problema è un altro: la pratica del riassunto indotto, che è figlia e madre della pratica dei grandi tomi ed acerrima nemica del riassunto preventivo. Il riassunto preventivo – che abbiamo brevemente descritto - ha infatti il grande potere di togliere alimento all’indotto, eliminando i poderosi tomi, potenti alleati di quest’ultimo. In onore al suo nome ed alla sua definizione, vediamo ora come funziona il riassunto indotto, definendone alcune conseguenze nefaste.
Anzitutto questa tecnica allena gli individui, per non dover rileggere più volte mille parole, a focalizzarsi su ciò che spicca e ad assumerlo come oggetto da ricordare, li abitua a memorizzare la punta dell’iceberg. E’ un po’ come l’istinto, attraversando la strada, di concentrarsi sui due fanali che si avvicinano velocemente nel buio e non sul cofano che li tiene insieme e che è destinato sulle tue ginocchia. Ne consegue ad esempio, nella vita quotidiana, che una persona od un fatto appaiano interessanti per la sola ragione che altri ne parlano, non alla luce di cio’ che ne dicono. Nella testa di chi fa propria questa architettura mentale vince il concetto breve, ripetuto, mnemonico. Insomma, basta che se ne parli. La tecnica del riassunto indotto permette quindi a chi dirige le societa’ di creare nuovi fenomeni di costume grazie alla pura sovraesposizione del marchio. Diventa fenomeno ogni punta di iceberg adeguatamente sostenuta da un sommerso di milioni di parole dimenticate. Un personaggio presente in numerosi talk-show televisivi qualsiasi cosa dica, una canzone ripetutamente passata in tutte le emittenti radiofoniche anche se banale, un uomo politico ossessivamente citato o intervistato in telegiornali, giornali, riviste, radio, tribunali. Grazie e nonostante tutto ciò, appunto. Basta che se ne parli.
Alcuni intellettuali e la maggior parte degli adolescenti si sono interrogati se sia piu’ importante essere o apparire, Platone giunse alla conclusione che tutto cio’che appare è una copia piu’ o meno sbiadita di un’idea che, lei sola, è. Oggi le copie sembrano essersi affrancate dall’essenza, apparire ed essere ora convergono fino a sovrapporsi, non sono piu’ alternative ma sinonimi. Ed oltre, l’essenza ha perso d’interesse agli occhi dei piu’, soddisfatti di un’effimera abbondanza di copie sbiadite. Queste ultime, fornite generosamente agli individui per distrarli dall’essenza, hanno perduto la loro unica funzione, ossia di ricondurre ad un’idea originaria. Ormai le copie non servono piu’ a tale scopo bensi’ ad inviare fugaci input che i cervelli in metastasi assimilano in termini quantitativi e non qualitativi. La tecnica del riassunto indotto si introduce in questo percorso involutivo quale strumento utile a fornire un eccesso di informazioni, produrre disinteresse all’oggetto ed assuefazione al soggetto, definire il sunto come punto di arrivo e non di partenza del processo educativo, fondare la conoscenza sul nozionismo e sulla memorizzazione passiva.
La tecnica del riassunto preventivo, al contrario, permette di ridurre a pochi fatti, informazioni, citazioni, la base da cui partire per un approfondimento non omologato e per questo realmente interessante, educativo, libero.


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