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Il ritorno del Cavaliere

Creato il 18 dicembre 2012 da Uskebasi @Uskebasiblog
Il ritorno del CavaliereNiente da fare. Anche questa volta il Popolo delle libertà perde la possibilità di crescere come partito, democraticizzandosi e creando un confronto di idee mai veramente esistito al suo interno. La guida non cambia: scende in campo il Cavaliere. Fondatore e, non nascondiamoci, padrone del partito. Un partito nato dall'unione di Forza Italia e Alleanza Nazionale, in quell'ormai lontano 18 Novembre 2007, quando Berlusconi fece l'annuncio in Piazza San Babila, nella sua Milano. Eppure questa volta sembrava che a destra dovessero cercarsi un nuovo leader. Era soltanto il 12 Ottobre scorso quando l'ex Premier aveva pronunciato parole che sembravano un epitaffio sulla sua vita politica, almeno per quanto riguarda la carica più importante, quella di Presidente del Consiglio: "Per amore dell'Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d'amore che mi spinsero a muovermi allora. Non ripresenterò la mia candidatura a premier ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol. Ho ancora buoni muscoli e un po' di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività". Così aveva parlato Silvio Berlusconi, oltretutto annunciando imminenti primarie, che sarebbero state le prime nella storia del PDL (precedente esperienza Forza Italia compresa) : "Con elezioni primarie aperte nel Popolo della Libertà, sapremo entro dicembre chi sarà il mio successore, dopo una competizione serena e libera tra personalità diverse e idee diverse cementate da valori comuni. Il movimento fisserà la data in tempi ravvicinati, io suggerisco quella del 16 dicembre, saranno gli italiani a scegliere"All'interno del partito le reazioni erano state positive, già circolavano i nomi dei possibili candidati, dal Segretario Alfano, alla Meloni, alla Santanchè. Proprio Giorgia Meloni aveva pronunciato parole entusiaste per questa nuova prospettiva: "Questa è una vittoria per il Popolo della Libertà che ha bisogno di rimettere le scelte nelle mani degli italiani. Un bisogno che Berlusconi ha capito prima degli altri. Ripartire con lo spirito del 1994 significa questo". Lo stesso Alfano, consapevole delle grosse possibilità che la sua candidatura possedeva, si era dichiarato favorevole, opponendosi anzi agli spifferi che negli ultimi tempi cominciavano a circolare sulla ridiscesa in campo del Cavaliere. Proprio di oggi, però, le parole che sciolgono tutti i dubbi: “Io non entro in gara per avere un buon posizionamento, entro per vincere. L’opinione di tutti era che ci volesse un leader come un Berlusconi del 1994 ma non c’era. Lo abbiamo cercato eccome ma ‘el ghe no’. Non c’è mica. E non è che non l’abbiamo cercato. L’abbiamo cercato”. Ha continuato Berlusconi: "Ci eravamo dati una nuova dirigenza con il fantastico Angelino Alfano ma ci vuole tempo per imporsi come leader. Tutti i sondaggi davano il Pdl a un livello che non basta per contrastare la sinistra“Un Pdl che quindi torna all'antica, incapace di voltare pagina e svestirsi degli stessi panni ormai logori che porta dal '94. Un partito che purtroppo continua ad essere proprietà dell'imprenditore milanese, ostaggio delle sue decisioni che scavalcano puntualmente quelle di un gruppo dirigente intero, oltre che del segretario. Proprio Angelino Alfano è il principale sconfitto di questa vicenda. Caricatosi addosso gli oneri di leader non ha saputo reggerli sulle proprie spalle, incapace di gestire le pressioni e di opporsi alla ridiscesa in campo di colui che è stato il suo padre politico. Accondiscendente come sempre, il segretario, ha dovuto fedelmente chinare il capo. Per un giovane con presunte qualità di leadership questo era forse il momento di tirare fuori le unghie, sostenendo quelle primarie che avrebbero dato una svolta ad un partito ormai arenato. Una perdita di credibilità che potrebbe costargli anche in futuro. In ogni caso, è giusto ammetterlo, non esiste un personaggio nella destra contemporanea con il carisma di Silvio Berlusconi. Nessuno, probabilmente, avrebbe raccolto più consensi del Cavaliere.  Se questa scelta ha una sua logica ai fini elettorali, ci riporta invece ad un'impasse politica senza precedenti, con vecchi leader e vecchie idee. E mentre Bersani è stato comunque scelto direttamente dai suoi elettori, dopo un dibattito serrato e maturo all'interno del partito che porterà un probabilissimo restyling, Berlusconi si è nuovamente autoimposto, distruggendo ogni velleità di rinnovamento (non tanto anagrafico ma di idee e contenuti) e di discussione nel PDL. Un ridiscesa in campo chiaro sintomo di un vuoto politico senza precedenti nella destra italiana. Un male la cui cura non avrebbe dovuto chiamarsi nuovamente Berlusconi.

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