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Il ritorno del riccio

Da Ortoweblog

… a dir la verità non è che il riccio sia ritornato, sono io che non ho mai avuto l’occasione di incontrarlo.
Eppure lui abita nel mio giardino da alcuni anni – chissà, forse la famiglia del riccio vive qui da alcune generazioni?
Sta di fatto che è un ottimo animale: un amico degli ortolani.
Eh sì, perché, come penso sappiate, il riccio mangia tutti quelle creature che solitamente attaccano le nostre colture – lumache prima di tutto.

Ma vi racconto meglio, perché questa volta l’amico riccio non l’ho trovato nascosto sotto al rosmarino, né vicino alla salvia, ma in pieno campo, tra la maggiorana, la borragine e i garofanini.
Verso le 23.00 scendo in orto, accendo la luce della serra, vado a dare un’occhiata se trovo le sempre ghiotte lumache e chi ti incontro: il riccio, appunto.

Se ne stava lì fermo. Timido come tutti i ricci. Così ho pensato: «torno su di corsa, prendo la macchina fotografica e gli faccio una foto. Se nel frattempo se ne va via… pazienza».
E invece il riccio è rimasto lì. Non dico che mi aspettasse, per carità, non ho di queste pretese, ma era lì fermo. La sua pelliccia piena di aculei si alzava e si abbassava. Il riccio stava respirando. Calmo? Non lo so, ma il movimento era lento e regolare. Non c’era fretta. Era bello poterlo osservare così da vicino. Mi sono sdraiato anch’io, ho appoggiato la macchina digitale nella terra, ho messo un sassolino sotto all’obiettivo, messa a fuoco manuale con autoscatto. Clic e clic, due foto. Bastano e avanzano. Almeno per me.

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